Negli investimenti finanziari esistono due tipologie di investitori:
* GLI SPECULATORI che desiderano puntare su pochi cavalli ritenuti vincenti nel breve periodo e compiono notevoli operazioni di compravendita
* I CASSETTISTI che effettuano le loro scelte e non si preoccupano delle oscillazioni che i loro titoli hanno in base all'andamento del mercato
Ognuno di loro ha delle buone ragioni per sentirsi tale ed operare ma, come esiste sempre in finanza, ci sono anche elementi negativi nel loro modo di agire:
- per i primi i risultati sono molto a rischio e dipendono molto dalle loro scelte (effettuate su quali elementi ?) e la loro gestione è molto dinamica
- per i secondi i risultati hanno un livello di sicurezza molto elevato nel lungo periodo e, posso dire, anche un buon rendimento, ma nel breve subiscono anche grosse oscillazioni del capitale e la loro gestione è statica.
Altro elemento da tenere in considerazione è il principio di DIVERSIFICAZIONE:
combinando attività diverse si puo' ridurre il rischio del portafoglio ben al di sotto del rischio di ognuna delle parti che lo compongono e rinunciando poco o niente in termini di rendimento in un medio e lungo periodo.
Perchè ciò accada occorre che le attività in portafoglio abbiano direzioni opposte o che non si muovano in perfetto parallelismo (che non abbiano cioè una stretta correlazione).
La domanda che però oggi viene spontanea e che mi sono sentito fare già in diverse occasioni da alcuni miei clienti - che osservando come la crisi asiatica abbia coinvolto, chi piu' chi meno, tutte le borse del mondo - è quanto ancora valga il concetto della diversificazione internazionale dei portafogli.
In effetti la crescente globalizzazione dell'economia mondiale costringe Borse e titoli di stato a muoversi allo stesso modo.
La bassa correlazione dei mercati azionari deriva infatti, dalla diversa posizione in cui i paesi si trovano rispetto al ciclo economico. Perciò (come sta lentamente avvenendo) se il ciclo tendera' a divenire unico a livello globale allora i mercati azionari si muoveranno via via in maniera piu' correlata. (Es. i vari paesi dell'unione monetaria europea).
Tuttavia l'andamento borsistico di ogni singolo paese risente di molti fattori e differenze interne che continueranno anche in seguito ad esistere.
Nel principio della diversificazione cercare soluzioni non correlate non significa obbligatoriamente usare soluzioni contrapposte ma è possibile effettuare impieghi che pur avendo la probabile stessa direzione hanno il livello di oscillazione diverso. (Es. Borsa "A" che nel 1 semestre sale del 20% e nel secondo sale del 3% - Borsa "B" che nel 1 semestre sale del 1% mentre nel 2 sale del 17%).
Un altro modo per diversificare è quello settoriale.
L'ottica non è più geografica bensì di settore produttivo: esistono settori più sensibili ai cicli dell'economia (meccanica, siderurgia, edilizia ); altri invece sono anticiclici, cioè non soggetti alle fluttuazioni dell'economia e con domanda stabile (alimentare, telecomunicazioni, utilities - elettricità - gas - ecc.-); altri più sensibili ai tassi di interesse ( bancari-finanziari ) .......