La Madonna di San Polo, Mediatrice e Dispensatrice di Grazie, ti può aiutare!
di Luigi Del Pozzo Molti fatti, avvenimenti e misteri si sono susseguiti dall'ultimo incontro con le testimonianze di Maguzzano (Lonato, Brescia). Un lasso di tempo non poi tanto lungo, ma particolarmente intenso, vissuto con grande spiritualità da tutti coloro che se non periodicamente almeno una volta hanno salito quel colle che porta alla Madonna chiamata, forse impropriamente ma oramai popolarmente “di San Polo”. Terminologia questa che forse a qualcuno non piace ma che identifica questa realtà nascosta agli occhi di tanti, ma conosciuta invece da coloro che con questa spiritualità spesso si misurano o sono chiamati a misurarsi. Non vogliamo in queste colonne fare il riassunto delle “puntate precedenti” ne tantomeno abbiamo la volontà e la forza di esprimerci a livello canonico. Le nostre sono parole raccolte fra quelle persone che in questa Madonna hanno creduto di ritrovare il coraggio e quella forza di volontà, aiutata dalle preghiere, la vera medicina della “Farmacia di San Polo”, per superare difficoltà, amarezze, demoralizzazioni e quant’altro la vita quotidiana a volte, per noi ingiustamente ci offre. Molti di noi hanno cercato, o tentato, di intraprendere nuove e misteriose strade, forse anche nella convinzione, se non disperazione, che la via della preghiera fosse oramai, e nonostante tutto, giunta al termine. Esperienze più disparate, molte delle quali raccontate o scritte, proprio in occasione di questi nostri periodici incontri che si rivelano sempre più di grande interesse e con grande partecipazione. L’ultima volta che ci siamo incontrati abbiamo avuto la graditissima presenza, con interventi che qui di seguito riportiamo, di due eminenti prelati: Mons. Giuseppe Boaretto (parroco, per chi non lo conoscesse, della parrocchia di Lonato) e don Giuseppe Accordini (parroco di Maguzzano). La loro Parola ci ha fortificato nelle nostre sofferenze e aiutato a perseguire questo cammino di preghiera, del resto poi non difficoltoso più di tanto, nel nome di “Maria Mediatrice e Dispensatrice di Grazia”. Ascoltando le parole, i racconti, le esperienze dei presenti ci siamo convinti però che fra le varie “malattie” che “uccidono” il nostro spirito ed il nostro corpo vi è l’invida. Una malattia del nostro essere pronta a colpire le debolezze dei nostri simili, del nostro prossimo, salvo poi far ritorno come boomerang contro noi stessi. Una malattia che ben difficilmente viene debellata, eventualmente può essere lenita con qualche antidolorifica preghiera. Ma perché, ci chiediamo, ognuno di noi non pensa a costruire il suo futuro, la sua posizione, la sua famiglia, i suoi amori, le sue convinzioni, senza che un altro suo simile sia invidioso del suo stato? Domanda alla quale ben difficilmente qualcuno potrà darci una riposta non solamente esauriente e soprattutto convincente, ma duratura. Ci basta, uscendo dalla nostra casa, vedere un nostro conoscente sfrecciare con un auto nuova, indossare un abito od un gioiello nuovo, od altro, per far riaccendere quella fiammella assopita, ma mai spenta, che ci riporta ad invidiare un nostro simile senza pensare che a nostra volta siamo invidiati da altri. Una catena ben difficilmente spezzabile. Provate invece, e ci rivolgiamo a coloro che ancora non hanno sacrificato alcuni minuti del loro prezioso tempo, a salire la rampa che porta alla nostra Madonna di San Polo, per capire che a questo mondo non esiste solo l’invidia, l’astio, il rancore, la rivalità, la gelosia. Solo lassù, immersi in una sensazione che non ha eguali, soli con la Statua, più volte profanata ma sempre sorridente, quasi a diretto contatto con il Cielo, ci si può rendere conto che tutto quanto vediamo ai nostri piedi è cosa assai piccola e riduttiva nel confronto delle sensazioni che il nostro spirito ci può dare. Nessuno ci impone qualcosa, nessuno ci chiede qualcosa, nessuno ci obbliga a fare qualcosa. Possiamo tornare alle nostre case, alle nostre faccende, alle nostre normali abitudini tranquillamente senza dover rendere conto a nessuno di come e perché abbiamo scalato quella collina. Certamente però nel ridiscendere quella rampa sentiremo dentro di noi qualcosa che prima non avevamo, o non credevamo di avere o di possedere: la nostra spiritualità! E come d’incanto tutto cambia, tutto appare più facile. E se poi i nostri problemi, i nostri affanni, le nostre incertezze continuassero ad assillarci allora potremo chiedere di poter esternare ansie e preoccupazione a Luigi, sicuri di ricevere da lui quella sicurezza e quella gratitudine oramai difficile da incontrare. “Farmacia di San Polo” dicevamo non a caso all’inizio. E proprio da questa spirituale Farmacia potremo ottenere quelle medicine che da sempre avevamo a portata di mano, e ci portavamo dentro, senza mai, o raramente, utilizzarle nei momenti più importanti: le preghiere. A questi medicinali, che solo dentro di noi ed in luoghi sacri potremo trovare e farne uso senza correre il rischio di assuefazione, ci indirizzerà certamente Luigi. TESTIMONIANZE Alla C.A. Reverendissimo Monsignor Boaretto Giuseppe, Catt. S. Giovanni Battista Lonato (BS). Reverendissimo Monsignor Boaretto, (scrive Ivo) sono Ivo un amico di Luigi, che desidera farle conoscere i meravigliosi (e quasi miracolosi ) mutamenti avvenuti nella propria vita in conseguenza al «provvidenziale» incontro verificatosi circa due anni fa con il sopraccitato Luigi. In quest’epoca in cui viviamo quotidianamente momenti di paura ed angoscia perché improvvisamente le nostre sicurezze possono crollare e le nostre speranze svanire, io posso invece dire di aver riconquistato un rifugio sicuro e una sicura fiducia in una persona amica. La mia storia passa attraverso anni di solitudine e sofferenza, di rancore e di rabbia. Posso individuare come anno focale il 1994, anno in cui la vita mi ha sottoposto a delle prove talmente crude e dolorose (fallimento del mio matrimonio, perdita della mia sorella più cara, gravi dissesti finanziari), che ne sono uscito fortemente provato sia nel corpo che nello spirito. In questo stato di totale smarrimento ho perso anche quella poca fede che avevo, allontanandomi contemporaneamente dalla Chiesa, tanto che è stata una logica conseguenza ritrovarmi in breve tempo impigliato nella insidiosa e invisibile rete degli operatori dell’occulto. Invischiato in questo terribile meccanismo, ero diventato io stesso vittima e artefice, bersaglio e tiratore, di artifizi magici, fatture, controfatture e quant’altro. Mi avvalevo spesso di rituali magici, formule e invocazioni sempre con la speranza di ottenere dei miglioramenti nella mia vita, ma in realtà non ottenni altro che un profondo senso di delusione e un gravoso sfinimento fisico. Quando orinai avevo perso ogni fiducia in me stesso e nella possibilità di riacquistare un briciolo di serenità e sicurezza anche materiale, mi è stata provvidenziale una conversazione con un mio amico che mi ha suggerito di rivolgermi a questo Luigi: una persona umile e riservata che a parole non promette nulla ma che con i fatti riesce a fare molto. Un po’ perplesso dopo tante delusioni ma anche un po’ curioso, concordai per un incontro a San Polo di Lonato ... e così conobbi Luigi. Rimasi folgorato dalla sua semplicità e dai suoi modi così amichevoli, ma anche riservati e rispettosi, e soprattutto mi meravigliò la sua ostinazione a non voler attribuirsi né meriti, né doti, né poteri particolari, asserendo piuttosto che tutto è da ricondursi a quella meravigliosa «mediatrice e dispensatrice di grazie» qual’è Maria. Eppure dalla mia esperienza, dal racconto delle esperienze di altre persone e dalla personale conoscenza di Luigi che sempre più ho potuto apprezzare nell’arco di questi due anni, io riconosco in lui le stesse qualità dei carismatici è come se possedesse delle speciali facoltà concessegli dallo Spirito Santo, che poi gratuitamente mette a disposizione per il bene di tutta la comunità. Quando ci si rivolge a lui per un qualsiasi problema fisico o spirituale che sia, egli, oltre che consigliare un percorso fatto di preghiera, di atti di fede e di carità, che passa attraverso la Santa Messa, la Confessione e la Santa Comunione, egli opera concretamente sulle persone. Più di una volta mi è capitato di avvertire a distanza di quattrocento chilometri, parlando con lui al telefono, la sua mano posarsi lievemente sulla mia fronte per cancellare una martellante emicrania che mi tormentava da diverse ore; oppure di venire a capo di complesse situazioni lavorative e professionali seguendo i suoi consigli e le sue indicazioni su come agire, nonostante egli non conoscesse né avesse mai parlato con alcuna delle persone con cui collaboro; o ancora di stupirmi quando con lucida chiarezza di immagini e particolari mi delinea scenari che ancora devono verificarsi ... ! lo non so dire se sia completamente merito suo o se operi solo come intermediario tra noi e la Madonna, ma sicuramente i risultati che ottiene sono tangibili e concreti. Io sono un uomo rinnovato, ho riacquistato la fede che avevo perduto, ho ripristinato e rafforzato la mia figura professionale e sto ricostruendo una famiglia. Certamente la strada è ancora lunga e le insidie sono molte, ma ora ho una sicurezza in più e una rinvigorita forza d’animo e tanta tanta riconoscenza verso chi senza troppi clamori e senza troppa pubblicità mette a disposizione di tutti il proprio dono. Letizia: «Spero di non annoiarvi ma credo che un incontro così importante e così coinvolgente necessiti di una riflessione più profonda per descrivere quello che è stato per me l’incontro con Luigi e quindi con la Madonnina di S. Polo e con la vera fede. E’ sempre difficile descrivere lucidamente un incontro che ha originato dei cambiamenti ineluttabili nella propria vita ed è forse presuntuoso da parte mia avere l’ardire di saperlo fare. Ma se questo può essere di aiuto almeno ad una sola persona in difficoltà sarà già molto per me, mi darà l’illusione di aver assolto almeno in parte il mio compito di cristiano. La mia vita era radicalmente cambiata, nel luglio del 1995 avevo perso il mio compagno in un incidente stradale ed ero rimasta da sola, a 34 anni, con un figlio di 9 da crescere. Non ho mai pensato che la mia vita potesse finire allora, però i miei sforzi per riprendere il cammino si scontravano con una solitudine lacerante che mi impediva di guardare al futuro con una speranza e perciò a volte anche arrivare alla sera di un giorno era difficile. E quindi ho sempre avuto fede, o almeno così credevo, e allora perché non riuscivo a placare le mie ansie, perché non riuscivo a darmi una risposta di quello che mi era accaduto? Invocare è facile. Accettare e obbedire, ma soprattutto farlo con gioia è tutta un’altra cosa. Cercavo invano la spiegazione a questa punizione: perché proprio a me? Perché il Signore pretendeva da me una prova così grande? Quel Dio misericordioso che tante volte mi aveva ascoltato perché mi metteva a dura prova? Ed è in questa serie di logorìo di pensieri che ero arrivata alla conclusione che niente mi avrebbe più risollevato, che comunque quella che era stata la mia vita in passato non avrebbe più avuto la felicità di un tempo e non sarei più riuscita a gustare appieno il quotidiano. Ed è proprio da questo momento di depressione che un’amica mi parla di Luigi, di questa persona che si dedica agli altri, un laico, senza un abito talare. E questo incontro sicuramente mi incuriosisce, anche se avevo la certezza dell’inutilità dello stesso. Arrivo a casa di Luigi con uno stato d’animo che ricordo in modo preciso, assetata di conforto e sicuramente allo stesso tempo… aggressiva e remissiva nel contempo, un po’ come un cucciolo abbandonato che è stato malmenato che ha gli occhi che implorano ma reagisce mordendo. Questa è la sensazione che ho provato. Era un bel giorno di maggio del ’96 e questa casa è ubicata su una collina dalla quale si domina un paesaggio vastissimo e proprio in cima a quel colle sorge una statua della Madonna di un bianco candido con una incisione ai piedi: “Maria mediatrice dispensatrice di grazia”. L’aria era già tiepida, aveva in sé l’esuberanza dell’estate e riuscivo ad avvertirla anche se razionalmente giustificavo quella sensazione come l’effetto che ha una gita ad una persona che non è uscita da casa per molto tempo. Quando incontrai Luigi e soprattutto quando meditai davanti alla statua della Madonna ero totalmente ignara che quello sarebbe stato l’inizio della mia vera vita, quella spirituale. Avevo di fronte una persona normalissima, di una semplicità disarmante, molto disponibile a parlare con me come se mi avesse sempre conosciuta e quasi paziente nell’accettare il mio sfogo. Fui colpita dai suoi occhi socchiusi che nello stesso tempo mi penetravano l’anima e carpivano tutti i miei stati d’animo anche nelle pieghe più recondite. Sorrideva (questo ricordo mi ha quasi infastidito)… sorrideva, quasi a sottovalutare il mio dolore. Ricordo che sgranava delicatamente tra le mani un rosario e sorrideva affettuosamente e fu di un tratto che cominciò a parlare a ruota libera, come se non riuscisse a trattenere le parole, parlando di me proiettata nel futuro, in un futuro felice, ma soprattutto in un futuro che mi vedeva “un buon discepolo” (è la definizione che lui ha usato). Me ne andai da quell’incontro abbastanza colpita, perché, ripeto, non avevo nessuna fiducia in un futuro diverso da quello che stavo vivendo e le sue parole dolci ma incisive sul valore della comunione e sul valore della confessione di fatto mi sembravano poca cosa, mi sembrava troppo semplice per riscattare una situazione simile di dolore. Comunque, proprio come uno scolaro che ha i compiti pomeridiani da svolgere, l’indomani mi presentai al Frassino per ricominciare da zero il mio cammino di fede. Affrontai una confessione e poi assistetti alla messa. Fu credo quella la prima volta dopo la morte del mio compagno che sentii il calore nuovamente della fede. Tante volte si crede di misurare la fede con dei gesti rituali, quasi meccanici, ma la fede è un’altra cosa, è sentirsi il calore dentro, è sentirsi parte del tutto, sentirsi coinvolti insieme agli altri, sentirsi impegnati per gli altri. E questa è stata la prima sensazione che ero sulla strada giusta. Anche le preghiere si facevano sempre più necessarie, come se fossero tanti ciocchi di legna che alimentavano un fuoco che diventava sempre più grande. Mi sentivo diversa. Credevo che gli altri fossero diversi. In realtà ero io che cambiavo. Questa necessità, questo sostegno… Luigi di fatto mi ha fatto capire una cosa grande: che io non ero sola e non lo ero mai stata. Nessuno di noi lo è. Siamo sempre accompagnati dalla mano del Signore nel nostro vivere quotidiano sempre. Anche nelle situazioni più drammatiche questa deve essere una certezza e la mia fede purtroppo non era così grande, magari non lo è tuttora, ma sicuramente l’incontro con Luigi mi ha trasformata. Una trasformazione che non è tangibile magari tanto quanto lo sono le testimonianza di oggi, quando si parla di una guarigione. Il mio male era spirituale. Forse non ho compreso appieno il valore della fede. Posso dire che a S. Polo assieme a Luigi ho fatto un cammino importante spirituale e ho vissuto il mio stato di grazia (questo lo posso dire); una fede profonda che ha cambiato radicalmente la mia vita, ha cambiato radicalmente i rapporti che ho con gli altri. Più mi spogliavo delle cose e più mi sentivo ricca. Questo ho provato a S. Polo. Ho provato desiderio di condividere il dolore altrui e condividere tutte le esperienze degli altri, dove l’umiltà non è il rimpicciolimento dell’Io ma è dimenticarsi l’Io e vivere insieme agli altri cercando di aiutarli perché per prima avevo passato un periodo di… non di dico mancanza di fede però una ricerca di risposte grandi, quello sicuramente. E in questo Luigi mi ha aiutato e in questo mi ha fatto capire il significato della preghiera, il significato della confessione e della comunione. Sarò sempre in debito con Luigi per questo grande aiuto che mi ha dato nel ’96 ed è per questo che ci tengo a testimoniare la mia esperienza, perché sono trascorsi solo tre anni da allora e mi sento una persona realmente trasformata. Là ho conosciuto tante altre persone e mi sono resa conto che eravamo tasselli di un mosaico e ognuno aveva un suo ruolo. Soprattutto nel 1998, l’anno scorso, sono successe tante cose, si sono incontrate tante persone che hanno fatto sì che si sia realizzata anche la via crucis, che ci sia un progetto importante per S. Polo e sono contenta di essere stata presente, di esserci sempre. S. Polo, posso dire, ce l’ho sempre nel cuore». Mons. Boaretto: «… Io penso che ognuno di noi, siamo davanti al Signore, siamo delle persone impegnate a far conoscere sempre di più il suo amore ognuno con i talenti che ha ricevuto dal Signore cerca di portare avanti questo impegno come cristiano. Io posso dire che ho conosciuto Luigi come una persona che prega molto e forse il Signore a lui chiede di poter aiutare le persone, pur non essendo un sacerdote. Non è detto che solo il prete, il frate, la suora debbano aiutare le persone, tutti siamo impegnati e a ciascuno di noi il Signore dà dei carismi tutti particolari. Se parecchie persone vanno da Luigi e si trovano bene, naturalmente poi la persona che è andata se viene a contatto con un’altra persona in difficoltà dirà: “prova anche tu, io sono andato e mi sono trovato bene”. Il Signore si serve sempre di mediazioni umane e queste mediazioni umane sono molte, molte e molte. Però io dovrei fare un’altra osservazione ed è questa: come dicevo prima io stimo molto Luigi, lo conosco come una persona di preghiera, però non fermiamoci alla persona, consideriamo Luigi solo come un punto di incontro per poi rimandarci ad un incontro ben superiore. Cioè consideriamo Luigi come una persona che vuole aiutarci, ma per raggiungere altre mete. Noi dobbiamo incontrarci con il Signore e naturalmente il Signore si serve di mediazioni umane, però non fermiamoci alla persona, ma tramite la persona cerchiamo di camminare, andare sempre più avanti, perché che compie certi favori è la nostra fede (non è la fede di Luigi), è l’amore di Dio. Naturalmente questo amore di Dio è così grande, è così immenso che ci supera infinitamente e quando noi otteniamo qualche cosa, anche qualche favore di ordine materiale, temporale non è per i nostri meriti o per i meriti di altre persone ma unicamente per l’amore infinito del Signore. Spero di essermi spiegato sufficientemente, ma come il prete è un mediatore tra Dio, tra Cristo e l’uomo, così ogni altra persona dobbiamo considerarla come un tramite per poi proseguire nel cammino della nostra fede. Non so se sono riuscito a rispondere». Conduttore: «Credo che tutti noi siamo in questo spirito. Volevo porle un’altra domanda (ne approfitto visto che oggi è qui con noi): quando riceve le notizie di queste profanazioni alla Madonna che Lei ha benedetto nel Duomo di Lonato, qual è la sua reazione? Quando le arrivano notizie di fatti ed episodi accaduti ai danni della Madonna che Lei a benedetto nel Duomo di Lonato?». Mons. Boaretto: «Io provo una profonda amarezza. E un senso di pietà verso quelle persone che hanno compiuto questi gesti. Un senso di grande pietà, perché non dovremmo arrivare a questi livelli. Poniamo che una persona abbia qualcosa contro di me: se la prenda contro la mia persona, ma non contro un segno come può essere la statua della Madonna. E’ un gesto vile, non intelligente». Conduttore: «Ho sentito le Sue parole in quelle occasioni e ho visto che Lei era rimasto molto colpito… ». Mons. Boaretto: «Profondamente amareggiato. E ogni tanto mi chiedo ancora come mai si possa arrivare a compiere di questi gesti. Però ormai viviamo in tempi in cui si ripetono un po’ dappertutto: ho visto anche a Como, Lecco, ecc.». Conduttore: «Nell’ultima messa che Lei ha celebrato ha pronunciato parole molto importanti per il proseguimento di questa realtà di S. Polo, nel senso che ha dato atto che questi fatti che avvengono, che queste testimonianze hanno passato i nostri confini di Brescia e Provincia. Mi ha fatto molto piacere che Lei nel corso di una celebrazione eucaristica (nel momento pieno della sua personalità) si sia espresso così. Credo che anche a Lei siano arrivate testimonianze e soprattutto conferme di questo».
Mons. Boaretto: «Indubbiamente a me capitano parecchie telefonate e mi chiedono “cosa c’è, cosa è successo… io sono venuto e mi sono trovato bene”. Sono parecchie le testimonianze che giungono anche a me, anche se io a Luigi non le confido mai queste cose. Non sono un chiacchierone per natura, ascolto molto. Come devo dire che parecchie di quelle persone di Lonato che hanno raggiunto la Madonna di S. Polo… Da indifferenti religiosi, proprio sommersi dall’indifferenza le ho viste trasformate e questi sono i segni più credibili e più autentici per me». Conduttore: «Chiedo se don Giuseppe, da “padrone di casa”, ci fa… Ringrazio Monsignore per queste parole. Oggi siamo in pochi, l’ultima volta eravamo una sessantina, ma siamo verso l’estate… Non è detto che il numero abbia influenza. Quando la chiesa è mezza vuota magari è meglio di quando è piena. E credo che anche Luigi, che vediamo sempre impegnato con la via crucis, con queste sue parole ottenga uno sprono a proseguire la sua “consulenza”… Chiamiamola così, don Giuseppe?». Don Giuseppe: «Abbiamo detto di Luigi che fa il “confessore”. Questa è una cosa importante, perché ormai ci si confessa dappertutto. Oggi parlavo con un barista… le parrucchiere e quant’altro. Molti parlano nel senso della chiacchiera, hanno bisogno di sfogarsi, però di fatto una comunicazione profonda a livello spirituale è quella che fa ripartire una persona, che insegna di nuovo a pregare e a credere. Ciò è possibile soltanto in una comunicazione profonda, in una confessione. Nel primi tempi della Chiesa, l’assoluzione è sempre stata data dai preti, però la confessione era ascoltata da monaci, da laici e chi ha il dono del consiglio spirituale deve farlo. In questo luogo un gruppo che si ritrova vive la stessa esperienza. Abbiamo appena terminato una decina di incontri con coppie di fidanzati e gli animatori si sono assunti proprio questo incarico di ascoltare certe confidenze e di passare la loro prospettiva, comunicare profondamente. Io trovo questo estremamente importante. Difatti anche la prima persona che è intervenuta diceva: “io sono andato a confessarmi e poi a fare la comunione”. Ma quella comunione era la conclusione sacramentale di un percorso molto più lungo che secondo me noi possiamo fare soltanto quando troviamo una persona che ci capisce, di cui abbiamo fiducia e che ci aiuta a fare qualche passo. Un’altra cosa che mi pare interessante da quello che abbiamo detto (perché ognuno capisce nella misura in cui ha fatto qualche piccola esperienza analoga, anche se in ambienti diversi) è che Luigi non vende il pesce ma vende le canne da pescare, insegna a pregare, a valutare. E questo secondo me è molto importante. La Chiesa è un qualcosa di sinfonico, purtroppo spesso c’è diffidenza. Questo vale anche per uno psicologo… Se tu pensi che uno ti risponda semplicemente perché è lì d’ufficio, perché ha un compito non arrivi in profondità. Questo impoverimento secondo me lo sente anche la Chiesa (a volte per colpa dei preti a mio parere), per colpa anche nostra che forse la vediamo in maniera stravolta, impoverita, però la grazia di Dio passa per mille strade. Dio non è legato alla Chiesa o ai sacramenti, passa attraverso delle persone vive e con queste ritorna ai sacramenti. Io mi sento molto riconoscente per chiunque… Gesù diceva un giorno: “se voi imparerete ad avere comunicazione profonda con me farete le cose che io faccio e anche ne farete più grandi”. Non so se mi spiego, dato la persona che faceva questo intervento!». Mons. Boaretto: «Quando parlavo di “mediazioni umane” il Signore si serve sempre di cause seconde e mi sembra che Luigi abbia colto questo aspetto, perché lui non dà l’assoluzione ma lui manda sempre da Maria. Questo mi sembra che sia un aspetto molto importante e fondamentale: lui non ritiene di essere la meta ma di essere soltanto un aiuto della strada del nostro cammino spirituale e della nostra crescita spirituale».
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