'Sottovento' il film con Claudio Amendola in uscita il 15 giugno
di Anna de Martino
Doveva chiamarsi “L’Ulisse”, invece, esce il 15 nelle sale italiane con il titolo di “Sottovento” il primo lungometraggio scritto e diretto da Stefano Vicario (figlio d’arte ed apprezzato regista televisivo) e prodotto da Gianni Minervini per Rai Cinema. In questo film, bello e poetico, si racconta la storia di una crescita collettiva: quella di uno skipper quarantenne, Peter Pan nell’animo che, a corto di soldi per riscattare la sua barca, si trova costretto ad accettare l’incarico di fare da “balia” ad un gruppo di ragazzi disadattati che dovranno fare vita di mare per sei mesi a scopo terapeutico. Lo skipper in questione, Paolo, ha il volto intenso di Claudio Amendola, sempre più bravo, che per rendere credibile il personaggio ha preso lezioni presso uno dei più antichi circoli nautici italiano: il Circolo Italia di Napoli. <<Perché in realtà, racconta l’attore – che si appresta a girare quest’estate il colossal televisivo su Napoleone che vedremo nella prossima stagione – io adoro il mare, ma non avevo mai praticato la vela. Con sorpresa, ho scoperto in me una naturale predisposizione e un insospettato piacere nell’andare per mare>>. <<L’idea della storia parte da un trafiletto letto tempo fa su un giornale, racconta invece Stefano Vicario: un capitano norvegese aveva restaurato una barca per recuperare un gruppo di ragazzi difficili. Un’esperienza carica di valori e di significati di antica tradizione: il rapporto con la natura, con gli elementi primari, visto come occasione di rinascita spirituale>>. Paolo, dunque, riceve dal Professore (Mariano Rigillo), nonno di Andrea (Gabriele Bocciarelli), giovane balbuziente e tremendamente insicuro, l’incarico di accompagnare il nipote ed altri ragazzi “difficili” in una crociera di sei mesi nel Mediterraneo per farli diventare bravi marinai. Ad Andrea, si aggiungono: Toni (Francesco Venditti), violento, dislessico e rompiscatole; Pippo (Daniele Cogliandro) affetto da sindrome di Down; Enzo (Vincenzo Crivello), con problemi di identità sessuale; Sabina (Benedetta Mazzola), sessualmente aggressiva ed a rischio di eroina; Rita (Rosa Sironi), bullimica e cleptomane e Daniela (Emanuela Barilozzi), gravemente depressa, con problemi di verbalizzazione e fenomeni catatonici. Della "squadra" fanno parte anche Domenico (Antonello Moroni), amico di Paolo e suo unico vero equipaggio e Francesca (Anna Valle), giovane legale del Professore, abilissima con la vela, con cui lo skipper avrà una storia sentimentale. Le caratteristiche della vita di mare diventano così valori morali. In un ambiente piccolo, dove non c’è possibilità di isolamento ed in cui la sopravvivenza e la sicurezza di ognuno dipendono dal comportamento degli altri, sono fondamentali sia il riconoscimento dell’autorità, sia la tolleranza rispetto allo stretto contatto fisico e l’obbligo, per chi esercita l’autorità, di rispettare la funzionalità del proprio ruolo ed assumersi delle responsabilità. I ragazzi impareranno, ma è soprattutto Paolo che, sulla propria pelle, imparerà a vivere da questi ragazzi deboli e disadattati. <<Dopo tanti film deludenti che mi avevano fatto passare la voglia di cinema, spiega ancora Amendola, ho accettato di interpretare il personaggio perché mi ha entusiasmato la crescita di quest’uomo dal carattere un po’ infantile ed in cui, in fondo, mi riconosco. Come me, infatti, Paolo è un po’ guascone, con dei lati da ragazzo che anche a me dispiacerebbe perdere, nonostante i capelli bianchi che mi stanno spuntando da qualche anno. E come me, Paolo è uno che si “mangia la vita a mozzichi”. Abbiamo girato per sei settimane tra le isole pontine e l’Argentario, su una splendida barca a vela di 22 metri, comoda ma spartana, fatta per le corse oceaniche. E’ stato difficile e faticosissimo per tutti. Ma è stata anche un’esperienza a dir poco entusiasmante, che mi ha ridata la voglia di fare questo mestiere. Attraverso gli occhi di questi ragazzi, ed in particolare di Francesco Venditti (figlio di Antonello e di Simona Izzo, ndr) che mi ricorda, per faccia tosta com’ero io da giovane, mi sono rivisto alla loro età, con i sogni, le aspirazioni e la voglia di arrivare. Mi hanno ricordato che questo è un mestiere fatto di sogni e che deve fare sognare. In questo senso, “Sottovento” è servito anche a me e spero tanto che piacerà anche al pubblico, come è piaciuto a tutti noi interpretarlo>>.
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