'Le disavventure di Margaret' tra commedia e luci rosse
di Anna de Martino
Con la stagione estive da noi, al contrario di quello che succede nei Paesi anglosassoni, i film in uscita in questo periodo sono raramente di qualità. “Le disavventure di Margaret”, tratto dall’omonimo romanzo comico di Cathleen Schine e distribuito da Medusa, è uno di questi. Dovrebbe essere una commedia romanticamente ironica; in realtà, è una pellicola che si potrebbe definire quasi a "luci rosse". Girato con due diverse ambientazioni temporali dal regista, nonché sceneggiatore del film, Brian Skeet, la storia si svolge in parallelo nella New York odierna e nella Francia del XVIII° secolo. Racconta le vicissitudini di una giovane donna dal destino apparentemente brillante, Margaret Nathan, interpretata da Parker Posey (“Girl”, “La casa del si”). Margaret ha appena scritto un libro pornografico che ha ricevuto un caloroso successo. E’ sposata felicemente con il professore inglese Edward, che ha il volto di Jeremy Northam (“Emma”, “The Net-Intrappolata nella rete”) e la sua vita è ordinata e tranquilla. Tutto comincia ad entrare in crisi, però, quando inizia a fare l’adattamento di un diario francese scritto due secoli prima da un brillantre ma pomposo letterato dell’epoca, noto soltanto come il Filosofo (Stephane Freis, uno degli attori francesi più interessanti del momento). Il diario racconta della seduzione di una giovane ragazza inglese (Justine Waddell, “Anna Karenina”) da parte del Filosofo e di come la ragazza, imparata la lezione alla perfezione, in seguito, sconvolgerà le ferme idee dell’uomo sulla vita e sull’amore. Ma mentre Margaret lavora al diario, comincia a porsi degli interrogativi, non solo sul suo matrimonio, ma anche sulla sua filosofia di vita, oltre a proiettare su di sé le fantasie sessuali del libro. Ha, quindi, un serie di incontri con uomini e donne affascinanti, come il suo dentista (Alexis Denisof) o il simpatico ingegnere del suono, il francese Martin (Patrick Bruel, una star in Francia, sia come attore, sia come cantante), o ancora, la sua amica bisessuale Lily, interpretata da una Brooke Shields truccatissima e fuori ruolo. Nello stesso tempo, costringe la sua cinica sorella Till (Elisabeth McGovern, “Gente comune”, “C’era una volta in America”) a rivalutare la sua relazione con il marito Art (Corbin Bersen, diventato un sex simbol internazionale con la sua interpretazione dell’avvocato divorzista senza scrupoli della serie televisiva “L.A. Law”), romanziere fallito e dissoluto. Ma quando Margaret inizia a sospettare che Edward abbia una relazione con una delle sue giovani studentesse, la risoluta Sarah (Amy Phillips, qui al suo primo ruolo per il grande schermo), comincia a frequentare assiduamente il suo amico, nonché paziente editore Richard (Craig Chester), molto gay, che l’incoraggia a vivere tutte le esperienze della vita fino in fondo, in modo da poterle provare attraverso di lei. E con tutto questo movimento sessuale, chissà se sopravviverà il matrimonio di Margaret? La regia è piuttosto insipida, malgrado una fotografia bella e volutamente patinata. Il film viene presentato come un manifesto dei nostri tempi, ed un sagace cenno alla dorata epoca hollywoodiana con le svitate commedie degli anni Trenta e Quaranta.
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