L' E-BOOK della discordia
L'Editoria tradizionale si è accorta della rete, si parla sempre più di libri digitali, di e-book, di nuovi standard, ma qualcuno si è chiesto cosa vogliono davvero i lettori?
Di certo nessuno vuole rinunciare al piacere di sfogliare le pagine ingiallite che profumano di inchiostro! Questo dovrebbe bastare a rassicurare la Case Editrici sul loro futuro incerto, ma allora perché non cercare un'altra via che accontenti tutte le parti in causa?
Sarebbe assurdo negare i vantaggi di pubblicare i propri libri on-line. Lo possono fare anche le nuove leve di scrittori a cui non è più negato un pubblico con cui confrontarsi... e con costi assai contenuti. Se è vero che nel nostro Paese ci sono più scrittori che lettori, bisogna pur dire che spesso questi "libri nel cassetto" si dissolvono al primo impatto con la critica. A chetare ogni illusione bastano pochi giorni in rete o la penna tagliente degli amici più cari, ma percorriamo con calma tutte le strade di un nuovo scrittore.
Preclusa ogni possibilità di arrivare direttamente alle grandi Case Editrici che rispediscono al mittente ogni opera inviata, non resta che affidarsi alle Agenzie Letterarie che si assumono l'onere di valutare gli scritti, chiedendo una cifra che si aggira dal mezzo milione in su. Ammesso che il loro giudizio sia positivo, il passo successivo richiede un autofinanziamento dell'ordine di una decina di milioni per veder stampate almeno mille copie del libro con una veste assai economica.
Tutti i novelli scrittori che sono giunti sino a questo punto della storia hanno imparato che senza la distribuzione i romanzi non si vendono, e se hanno visitato con attenzione qualche libreria, avranno anche capito che la loro opera non si trova. Carriera finita ancora prima di cominciare? Forse è proprio così! La soddisfazione di aver "pubblicato" un libro è poca cosa se si pensa che con la stessa cifra avremmo potuto farlo stampare da soli, ma ormai è cosa fatta, non si può tornare indietro.
Alla stessa conclusione si sarebbe potuti arrivare trasferendo i nostri scritti in quella grande vetrina che è Internet. Non avremmo avuto il piacere di toccare il nostro libro con mano, ma la spesa sarebbe stata di poche migliaia di lire, ed il pubblico (in fondo si vive anche di gloria) non sarebbe mancato.
Ma torniamo al punto di contatto tra la rete e la carta stampata, finora sembrano due linee parallele che non si incontrano mai, invece la prima potrebbe essere la "via sperimentale" che filtra il materiale per la seconda, una specie di esperimento "virtuale" dei libri del futuro. Per creare un libro occorre prima costruire il personaggio che lo scrive. Bisogna inventare quell'alone d'interesse indispensabile ad accendere la curiosità attorno a lui, lo si può percepire dal suo stile, dalle sue idee, dalla sua fantasia.
La rete è semplicemente perfetta per tutto questo, ma ci vuole il coraggio di osare, l'umiltà di scrivere in modo diverso da quello che avremmo fatto su carta, perché diversi sono i tempi, gli spazi, i colori, i suoni che compongono la multimedialità del mezzo che stiamo usando. Non è più nero su bianco... e la grafica, le immagini, non sono un limite impostato dall'Editore per ridurre i costi, possiamo accendere lo schermo di un'atmosfera finora inimmaginabile, possiamo dar sfogo a tutta la nostra creatività senza limite alcuno!
E' questo il motivo per cui non credo negli e-book, mi appaiono come l'imitazione della carta che non possono soppiantare, un'invenzione spicciola per accontentare la sete di chi voleva dire "ho pubblicato un libro" e che ora invece può credere di aver "generato un e-book" con la stessa enfasi, ma anche con lo stesso misero risultato.
Se "lettura on-line" dev'essere, allora che sia più ricca, comoda e interessante possibile, perché questa è la nostra unica possibilità di metterci in mostra in un mondo che corre in fredda, brucia tutto, ma non vuole mezze misure. Certo, esiste anche il rischio di perdere le opere che faticosamente abbiamo scritto, bruciate in pochi giorni dopo anni di cure e di correzioni, ma l'alternativa qual è?
I veri scrittori, anche se sconosciuti, sanno bene quanto hanno ancora da dire, e dunque lasciamo pure che il nostro "antipasto" letterario attiri dei buoni commensali, il pranzo è tutta un'altra cosa e se arriveremo al dolce, significa che ce lo siamo davvero meritato.
Abel Wakaam
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