Il nuovo film di Stallone in uscita venerdì 29 giugno
di Anna de Martino
Diciamolo francamente, a noi piacciono i film di Stallone. Scariche d’adrenalina, miste a trame che non richiedono approfondimenti. Scazzottate, pistolettate, corse di macchine spettacolari; quei muscoli lubrificati a dovere bene in vista, quella faccia da macho con un ghigno – sempre quello – che fa quasi tenerezza e quegli occhi da cane bastonato che attirano comunque la simpatia. E poi, ne da sempre tante ma ne riceve anche tante. Puro divertimento, insomma. Sarà per questo che quando ha cercato di cambiare genere e buttarsi sul comico non ha avuto fortuna. L’ultimo film di Sly, “La vendetta di Carter” - in uscita venerdì prossimo sugli schermi italiani distribuito dalla Warner Bros – è nelle sue corde. Gli ingredienti ci sono tutti: dalle botte da orbi alle pazze corse di macchina, dai cattivi ai buoni, anche se non sempre si capisce subito chi è chi, e non tutto è quello che sembra. La trama è un po’ ingarbugliata, ma non importa perché la costruzione è comunque valida. E, sorpresa, è un Silvester Stallone “diverso” per la maggior parte del film. Diverso nel senso che è probabilmente il primo film in cui lo vediamo in giacca e cravatta e con tanto di pizzetto (non male, in verità). Il film, tratto dal romanzo “Jack’s return home” di Ted Lewis, è un remake di un film inglese degli anni Settanta, “Get Carter”. Un thriller d’azione mozzafiato che tenta anche un approccio psicologico e con una morale finale, ottimamente diretto da Stephen Kay (“L’ultima volta che mi sono suicidato”). Jack Carter (Stallone), ha passato la vita a fare “riscossioni coatte” per il suo capo, uno strozzino ricco sfondato di Los Angeles, ed ha anche una storia con la sua donna, Audrey (Gretchen Moll, “Rounders-Il giocatore”) che gli procurerà dei guai. Quando però Jack viene a sapere della morte di suo fratello, vinto dai sensi di colpa per essere sparito da tanti anni, molla Los Angeles per andare ai funerali. Per Jack il ritorno a Seattle è l’ultima occasione per fare ammenda degli errori del suo passato. Riprende i contatti con la cognata Gloria (Miranda Richardson, “La moglie del soldato”, “Il danno”) e con la nipote adolescente Doreen (Rachael Leigh Cook, “She’s all that, “La casa del si”), tutte e due molto diffidenti del suo improvviso interesse per loro. Ma quando Jack scopre che il fratello è stato assassinato, i suoi propositi di redenzione cambiano in vendetta. E’ imperativo per lui trovare l’assassino di suo fratello. Lo “deve” alla sua famiglia. Insieme a Stallone, troviamo il premio Oscar Michael Caine, già protagonista della prima versione del film, qui nel ruolo di Cliff Brumby, socio di un club insieme al fratello di Jack. E ancora, Alan Cumming (“Eyes wide shut”), che impersona il ricchissimo Jeremy Kinnear; un bolso Mickey Rourke, quasi irriconoscibile, che interpreta Cyrus Paice, il gangster che contribuisce a filare la rete perversa che intrappola la famiglia di Carter, e Rhona Mitra (“L’uomo senza ombra”), che è la misteriosa Geraldine, una donna strettamente legata all’omicidio del fratello di Jack. Carter dovrà sudare le proverbiali sette camicie per riuscire a districare la matassa dell’omicidio di suo fratello, ma anche per riallacciare i rapporti con quel che resta della sua famiglia: la cognata ma, soprattutto, la nipote. Bella la fotografia di Mauro Fiore, con luci e ombre nette, contrasti violenti e colorazioni tenue che ne fanno un film a tratti cupo e duro, quasi surreale, senza tempo. Ottima anche la colonna sonora.
|
Vuoi contattare l'autore di questo articolo o avere maggiori informazioni sull'argomento trattato? CLICCA QUI
I commenti su questo articolo : Leggi o lascia un tuo commento su questo articolo
Sebbene il contenuto dell'articolo sia stato controllato per contenuti non idonei lo staff di tuttoNet.com non si assume alcuna responsabilita' sul testo e sulle immagini in esso contenute come riportato nelle condizioni di utilizzo dei servizi di tuttoNet .
|