Un sogno riveduto e corretto
Fortuna a tutti. Quello che segue è un breve racconto tratto da un sogno che ho fatto. Buona lettura!
- Quella mattina mi svegliai di soprassalto, anticipando di una buona mezz'ora il solito suono della sveglia. Mi colpì l'inusuale lucidità con cui mi alzai dal letto e mi sottoposi ai rituali mattutini. Lo specchio non rifletteva lo zombie che da anni mi dava il buongiorno, ma il mio volto era segnato da una strana determinazione, come se avessi qualcosa di estremamente importante da fare. Mi sedetti sulla sponda della vasca a riflettere: era un mercoledì qualunque, giornata lavorativa e l'ufficio mi attendeva, implacabile, come al solito. Eppure qualcosa m'inquietava, come se avessi un appuntamento che avevo scordato. Mi vestii e usci di casa. Quando fui fuori dal portone guardai all'orizzonte: la montagna era là, come sempre, eppure mi sembrava di vederla per la prima volta. Fu come un'illuminazione, una scossa elettrica che mi attraversò il corpo, il cuore e il cervello. Sentii che qualcosa o qualcuno mi attendeva, proprio là, in cima alla montagna. Pensai che quella massa enorme che si stagliava contro il cielo era lì da sempre, presenza estranea e al tempo stesso familiare, e che osservava distaccata tutti noi e lo svolgersi dei nostri destini. Salii in macchina e guidai senza esitazioni verso il mio misterioso appuntamento. Giunto ai piedi della montagna abbandonai l'automobile e imboccai un pietroso sentiero. La giornata era calda, attorno nessuna presenza umana, solo i rasserenanti suoni del bosco accompagnavano i miei passi. Non so quanto tempo camminai, senza esitazioni e senza sentire stanchezza o fatica. La sensazione che qualcosa mi attendeva si fece sempre più forte e io proseguii, seguendo un invisibile percorso tracciato solo per me. Abbandonai il sentiero e m'inoltrai in un bosco d'imponenti abeti. Sentii di essere giunto quasi alla fine del cammino e bastarono pochi passi per confermare il mio pensiero. Dietro i grandi alberi scoprii una piccola radura circolare, una specie di arena naturale. Al centro della radura, sedute in circolo, in silenzio, stavano tre figure indistinte. Mi avvicinai incuriosito. Uno di loro si volse e mi fece segno di fermarmi. Ubbidii. L'uomo si alzò e camminò a passi lenti nella mia direzione. Era un prete, o quantomeno ne aveva l'abito. Egli si fermò ad un passo da me, appoggiò le mani sulle mie orecchie e con voce calma disse: "Sono arrivato fin qui per sentirmi più vicino a Dio e più lontano dalle infamie degli uomini. E tu? Cosa cerchi qui?". Il prete non attese la mia risposta, mi volse le spalle e si allontanò verso est. Prima che avessi il tempo di manifestare il mio stupore, come se si trattasse di una coreografia più volte provata, una delle due persone al centro dell'arena si avvicinò. Era una donna, dall'età indefinita, ma di una bellezza che mi lasciò frastornato. Mi fissò con i suoi grandi occhi neri, passò delicatamente le sue dita sulle mie labbra e disse: "Sono venuta in questi luoghi per sfuggire agli sguardi degli uomini... sguardi che consumavano la mia bellezza. Tu come ami guardare? Rispondi a te stesso, non a me". La donna s'incamminò verso sud ed io chiusi istintivamente gli occhi. Quando, pochi secondi dopo, li riaprii, il terzo uomo era già immobile di fronte a me. Aveva il volto severo e segnato da profonde rughe. Mi coprì gli occhi con una mano e con voce roca raccontò: "Io sono un assassino, mi trovo qui perché sto aspettando qualcuno... qualcuno che valga la pena di uccidere. Tu credi di meritartelo?". Non attese risposta e sorrise, ma forse era una smorfia, e si diresse verso ovest. Rimasi immobile, impietrito per alcuni minuti, senza pensieri né sentimenti. La radura era di nuovo deserta e io mi guardai attorno. Scelsi una direzione e m'incamminai. Andai verso il nord. -
- Ma come? Finisce così? E il senso qual'è? Non lo so, o forse si. Facciamo una cosa: se qualcuno di voi ha un bel finale per questo racconto un po' strambo o semplicemente vuol sapere qual'è il senso, mi scriva. Sono ben accette anche critiche, però andateci con tatto, sono permaloso.
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