Esce oggi il divertentissimo film di fantascienza "Evolution"
di Anna de Martino
“Evolution”, in uscita oggi distribuito dalla Columbia, dopo essere stato presentato al Taormina FilmFest sabato scorso, è il film di fantascienza più divertente visto negli ultimi mesi. Niente dietrologia moralistica, niente di caricaturale. Puro e semplice divertimento. Al massimo, si può dire che strizza l’occhio a “X-Files”, senza averne la morbosità (e sì che sono una fan), insieme a “Jurassic Park” e “Ghostbusters”. Non a caso c’è anche la Dreamworks dietro questo lavoro; mentre protagonista è proprio David Duchovny, star di “X-Files”. La regia, invece, è affidata alle sapienti mani di Ivan Reitman, qui anche in veste di produttore, già regista di una serie infinite di commedie, da “Ghostbusters 1 e 2” a “I gemelli”, tanto per citarne qualcuna. La storia prende spunto dalle “teorie evolutive”. Alcuni scienziati, infatti, azzardano l’ipotesi che la vita viaggi da una sistema planetario all’altro per mezzo di meteore che si schiantano su pianeti privi di vita. E’ la teoria della “panspermia”. In fondo una delle più logiche, accanto alle tante altre. Dunque, una sera d’estate in Arizona cade un’enorme meteorite che per poco non fa secco il giovane Wayne (Seann William Scott, “American pie”, “Road Trip”), aspirante pompiere, che stava facendo pratica di salvataggio di una bambola gonfiabile da un incendio. Il caso vuole che nel vicino college, lavorino due esperti: il dr. Ira Kane (Duchovny), professore di Scienze nonché ex scienziato governativo caduto in disgrazia e finito a fare l’insegnante nella piccola città di Glen Canyon, ed il suo migliore amico e collega, Harry Block (Orlando Jones “Say it isn’t so”, “Le riserve”), professore di Geologia nello stesso college. Harry allena anche la squadra femminile di pallavolo, e confessa di interessarsi più alle schiacciate che alla speleologia. Comunque, Harry viene chiamato per le indagini nella località dove è caduto il meteorite e chiede a Ira di accompagnarlo. Naturalmente prendono dei campioni di rocce e sarà Ira a scoprire al microscopio un organismo vivente in rapidissima evoluzione. La scoperta, straordinaria, può essere per i due amici l’occasione per fare un salto di qualità. In fondo hanno scoperto la presenza di vita aliena sulla Terra. Non mancherà molto però perché i nostri capiscano che forse la cosa non è bella come sembrava all’inizio. Naturalmente, una scoperta del genere non può rimanere segreta a lungo; e già l’indomani il Governo fa capolino per assumere il controllo della situazione. A capo della spedizione governativa c’è la bella e determinata Allison (Julianne Moore “Hannibal”, “Boogie Nights-L’altra Hollywood”), esperta di malattie infettive del CDC, il Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie. Allison è cervellotica ed anche maldestra e, soprattutto, non ha alcuna stima per Ira a causa dei suoi disastrosi trascorsi scientifici. Ben presto però, man mano che gli “alieni” crescono pericolosamente, si renderà conto che, per salvare l’umanità, è indispensabile unire tutte le forze. Per le creature aliene, ideate da Phil Tippett (che già aveva lavorato ai dinosauri di “Jurassic Park” ed ai giganteschi insetti di “Starship Troopers-Fanteria dello spazio”), sono state rispettati i percorsi evolutivi riconosciuti dalla scienza: dalla singola cellula ai complessi multicellulari, ai platelminti, agli anfibi ed ai rettili, fino ad arrivare agli uccelli e ai mammiferi. Il pezzo forte delle creazioni dello scenografo J. Michael Riva, invece, è l’area di collisione del meteorite che, nel giro di una notte, si trasforma in un ecosistema alieno, nel quale iniziano a prosperare forme di vita provenienti dallo spazio. Per il regista comunque, <<la comicità è la chiave del film (che nel soggetto originale invece doveva essere drammatico); anche se in una storia come questa, è altrettanto importante dare il giusto peso agli aspetti scientifici. Certo, qui la scienza è in un certo senso stravolta ed esagerata, perché si tratta di fiction umoristica, ma allo stesso tempo i suoi fondamenti sono veri. Gli spettatori devono trovarla logica per immedesimarsi nel film>>. E non c’è dubbio che Reitman sia riuscito nel difficile compito di mantenersi su quella sottile linea che divide il fantastico dall’assurdo, il realismo dall’esagerazione. Bella fotografia, ottima colonna sonora.
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