Arte e cultura per il borgo medievale di Castelbasso (Te)
di Anna de Martino
Esistono nel nostro Paese dei luoghi magici che spesso nemmeno conosciamo. Castelbasso, in provincia di Teramo, è uno di questi. Un borgo medievale affacciato sulla valle del Vomano, a metà strada tra il Gran Sasso d’Italia ed il mare Adriatico che, in inverno, conta meno di 70 anime. Un patrimonio artistico in completo degrado che pian piano si stava spegnendo, rischiando di scomparire. C’è voluto l’amore di un pugno di amici attaccati alle loro radici – gli “Amici di Castelbasso” – che, riunitosi in un’associazione onlus sotto la spinta entusiastica di Osvaldo Menegaz, da qualche anno a questa parte stanno facendo rivivere miracolosamente questo paesino meraviglioso, attraverso un progetto di riqualificazione e promozione del territorio mediante uno strumento innovativo (anche per realtà più “moderne”) quale l’arte contemporanea. Infatti, già da tre anni, il nome di Castelbasso è conosciutissimo all’estero. E proprio in questi giorni si è aperta la terza edizione del “Progetto Cultura di Castelbasso” con una mostra che si snoda lungo un rigoroso itinerario all’interno dei caratteristici fondaci medievali del borgo. Quest’anno, dopo Enrico Baj, è la volta di un grande artista della Pop Art inglese: il settantenne Joe Tilson, recentemente insignito dell’onorificenza di “Accademico di San Luca – corrispondente pittore straniero”, di cui la mostra intende tracciare, attraverso una cinquantina di opere dagli anni Sessanta fino ad oggi, un significativo percorso antologico-tematico che evidenzi in modo particolare lo sviluppo e l’approfondimento della ricerca dell’artista intorno ai concetti di mito e di simbolo. Non a caso il titolo della mostra è “Alchimia dei simboli”. Accanto a Tilson, però, tra i vicoletti di pietra, casette rimesse in ordine e fondaci in disuso, espone anche una collettiva di sei giovani artisti emergenti, attivi soprattutto come scultori. Questa seconda mostra, dal titolo “Mito e materia – Scultura, altro ed oltre” indaga, infatti, il rapporto dell’arte con il “primario” della sfera del mito, con lo spessore simbolico della materia e della forma, anche per verificare se sopravviva, negli artisti, il desiderio di dare persistenza all’effimero, di condensare nell’opera una sorta di profondità del tempo. E già questi eventi, inquadrati nella sezione arti visive che è il fiore all’occhiello della manifestazione, da soli varrebbero senza dubbio una visita a Castelbasso. Ma non è tutto, perché Castelbasso è anche un laboratorio, una fucina di idee e di entusiasmi. Soprattutto, la sua Associazione (che tra l’altra è diventata una Onlus e, tra i suoi componenti, conta anche personaggi del calibro di Suso Cecchi D’Amico) si muove nell’intento di farlo diventare un vero e proprio “polo culturale”. Così, fino al 19 d’agosto, accanto alle mostre ci saranno concerti jazz, teatro, cabaret, musica classica o blues. Il tutto scelto, ovviamente, puntando su una qualità indiscussa che aggiunga, al fascino senza tempo del luogo, quel tocco di magia capace di conquistare il visitatore. E l’altra sera, hanno fatto da apripista all’estate castelbassese, gli straordinari musicisti di Aires Tango, insieme con Peppe Servillo, che hanno entusiasmato una platea non di soli locali, ma fatta anche di tanti stranieri.
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