"L'Amore probabilmente" di Giuseppe Bertolucci nelle sale dal 30 agosto
di Anna de Martino
E’ un vero e proprio viaggio nell’anima, secondo il regista parmense Giuseppe Bertolucci (“Berlinguer ti voglio bene”, “Segreti segreti”), il suo ultimo film, “L’amore probabilmente”. La pellicola, in concorso a Venezia dove ha aperto ieri sera la sezione “Cinema del Presente”, uscirà già da oggi nelle sale italiane distribuita dall’Istituto Luce. L’opera racconta, sempre secondo il regista, il cortocircuito mentale ed emotivo di un’iniziazione artistica e sentimentale. Una metamorfosi - da baco a farfalla, da ragazzina a donna – che il film narra, mischiando però vorticosamente le carte del vero e del falso e guardandosi continuamente allo specchio. Si passa così, in tre distinti frammenti di racconto, dalla menzogna alla verità per arrivare all’illusione. Tre momenti della vita di una ragazza. Sofia (la bravissima Sonia Bergamasco, attrice teatrale di talento, qui alla sua quarta prova per il grande schermo dopo “Voci” di Giraldi, “Il Mnemonista” di Rosa, “Quello che posso permettermi” di Porporati” ed il cortometraggio di Soldini “D’estate”), forma un solido trio con la sua amica del cuore Chiara (una irriconoscibile Rosalinda Celentano, completamente rapata, “Domenica”, “Il dolce rumore della vita”) e con il suo ragazzo, Cesare (Fabrizio Gifuni, “Hannibal”, “Il partigiano Johnny”). Sofia e Chiara sono allieve di una scuola di recitazione tenuta da un’eccezionale maestra, Mariangela Melato nella parte di se stessa. Sofia viene molto colpita da un “invito alla menzogna” che la Melato rivolge ai suoi acerbi discepoli: “la rappresentazione è finzione e la finzione è menzogna: chi non sa mentire non può fare l’attore. Il teatro è un bluff e chi non sa barare, è meglio che cambi mestiere”. Conquistata da quelle parole, Sofia decide di sperimentare subito, nella vita, il suo talento di bugiarda. Così, durante un week end in montagna, si mette ripetutamente a mentire con il suo ragazzo e con la sua migliore amica. Una girandola di fandonie. Ma la vita non è teatro e raccontare bugie è come giocare con il fuoco. E infatti, involontariamente le sue bugie innescano un violento e crudele psicodramma a tre, dove scopre improvvisamente che Cesare e Chiara, le due persone che le sono più care, da qualche tempo sono diventati amanti. Sconvolta dalla rivelazione, Sofia fugge e, senza una lira in tasca, sale sul primo treno che trova. Dopo aver pianto, trova una rivista abbandonata in uno scompartimento e, incuriosita, legge un’intervista a Stefania Sandrelli che sostiene, in realtà, tutto il contrario di quanto affermava la Melato: “il cinema ti guarda dentro, di fronte alla macchina da presa è impossibile fingere e mentire. Un attore non può che recitare se stesso”. Sofia decide dunque che da quel momento dirà solo la verità… E la verità è che quel ferroviere cinquantenne, Pietro (Teco Celio, “La Tregua”, “Film Rosso”) che la sorprende senza biglietto, ha per lei un fascino irresistibile. Passano insieme una giornata e il desiderio cresce e li travolge. Ma alla fine, le cose devono rientrare nella monotona realtà. Pietro ha una moglie ed una figlia più grande di Sofia. Deve tornare a casa. Ma lei non ci sta e, seguendo l’istinto dei suoi sentimenti, arriva a compiere un gesto assurdo ed orribile… Dopo, tormentata dal senso di colpa e dalla sua infelicità, approfitta di un provino a Roma per cercare di evadere da se stessa. Ed è a Cinecittà che incontrerà la terza persona, Alida Valli nella parte di se stessa, che dispensa alla giovane il tesoro della sua saggezza. La Valli le spiega che “il segreto di un attore è l’ambiguità; perché l’arte è solo illusione, non vita reale”. Un film difficile, pesante, faticoso anche da guardare; ma anche senza dubbio un esercizio stilistico di regia. Un vero “divertissement” per l’autore. E forse solo per lui. Anche se è stato prodotto con il contributo del Ministero per i Beni e le attività culturali.
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