di Anna de Martino
Scrive Enzo Biagi nella sua rubrica su Tv Sorrisi e Canzoni di questa settimana a proposito della Storia e della guerra: “la Storia non è soltanto difficile capirla, ma anche viverla. Non è solo complicato interpretare il passato, e cercare di intuire il futuro, ma anche rendersi conto di ciò che succede e perché”. Ho scelto di parlare di “No man’s land” (Terra di nessuno) - il lungometraggio del regista bosniaco Danis Tanovic che la neonata 01 (Raicinema e Studio Canal) distribuirà sugli schermi a partire da venerdì prossimo, ma che ha già vinto il Premio per la migliore sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes - perché questa pellicola, con attori quasi tutti slavi e praticamente sconosciuti da noi, merita la citazione. Infatti è un film bellissimo, che andrebbe fatto vedere in tutte le scuole. Un film duro, shockante, ma allo stesso tempo, pervaso d’ironia e, addirittura in certi momenti, divertente. Prende allo stomaco, ma è anche pieno di sentimenti: amicizia, innanzi tutto, nostalgia, amore, fierezza, stupidità, ferocia, odio. Il tutto mescolato da una mano sensibile e con degli attori straordinari. La storia è quella di due soldati, uno bosniaco, Ciki (Branko Djuric, “Gypsi Caravan” di Emir Kusturica) e l’altro serbo, Nino (René Bitorajac, “Garibaldi”, “Treca Sreca”) che, per una serie di circostanze si ritrovano bloccati e feriti tra le due linee nemiche, la “terra di nessuno”, appunto, durante la guerra in Bosnia nel 1993. Con loro, in un situazione ancora più drammatica, si trova anche Cera, compagno di Ciki, impossibilitato a muoversi perché sdraiato su una mina che, se si alzasse, esploderebbe. Mentre Ciki e Nino cercano un modo per uscire da quella situazione, un coraggioso sottufficiale delle truppe francesi della Nazioni Unite, il sergente Marchand (Georges Siatidis, “Train de vie”, “Babylone”), va ad aiutarli, malgrado l’ordine di non intervenire. La stampa lo segue, trasformando una notizia giornalistica in un incidente internazionale. Così, in un’atmosfera sempre più carica di tensione, rimanendo a distanza dalle diverse parti coinvolte nel conflitto, Ciki e Nino cercano disperatamente di negoziare le loro vite in mezzo alla follia della guerra. Intorno a loro, si muovono come burattini altri personaggi; alcuni “buoni”, altri meno, altri ancora “neutrali”, nel senso che non prendono posizione. Ma, come dice nel film la giornalista idealista Jane Livingstone (Katrin Cartlidge, attrice dell’anno nel 1998 per “Ragazze”), “anche essere neutrali è già una presa di posizione”. Secondo Danis Tanovic (sua anche la sceneggiatura e le musiche, oltre che la regia), “i personaggi di questa storia appaiono abbastanza simili: sono gente comune, quasi antieroi, rimasti intrappolati nella guerra. Ma il punto di vista del mio film non è l’accusa. La storia non punta il dito contro quelli che hanno sbagliato. Il vero punto è quello di alzare una voce contro tutte le guerre. E questo film è il mio voto contro ogni violenza”. Dello stesso parere i produttori (i francesi della Noè Production, gli italiani di Fabrica, e gli sloveni di Casablanca, in collaborazione con Rai Cinema) che già avevano puntato su opere di assoluta qualità con, ad esempio, “Prima della pioggia” di Milcho Manchevski o “Train de vie”. “Da anni, dicono infatti, cercavamo un progetto che dicesse qualcosa sull’assurdità della guerra, di tutte le guerre, e sul destino della ex Jugoslavia. Quando abbiamo letto la sceneggiatura di Tanovic, ne siamo rimasti assolutamente affascinati”. E, malgrado alcune scene piuttosto crude, il pubblico non potrà che essere d’accordo. Ottima colonna sonora che sottolinea e amplifica le scene.
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