GLI STRAORDINARI MONACI SHAOLIN TRA KUNG FU E MISTICA ORIENTALE
Se ve li siete persi l’anno scorso, quando hanno portato in giro per l’Italia “La ruota della vita”, questa volta, non mancate di andarli a vedere, se siete a Roma, al Teatro Sistina – dove rimarranno ancora solo per pochi giorni, ma proseguiranno poi la tournée in varie piazze d’Italia – con il loro nuovo spettacolo, “The Shaolin Kung Fu of China”. Stiamo parlando naturalmente dei famosissimi monaci cinesi Shaolin. Un cast di 16 monaci-guerrieri-attori tra i 15 ed i 27 anni, ma che comprende anche un bambino di nove anni ed un anziano di oltre 80, che non hanno niente da invidiare in quanto ad agilità ed abilità agli altri loro colleghi. Lo spettacolo, costruito come il racconto di un vecchio monaco settantenne che istruisce un piccolo discepolo di sette anni ai principi della disciplina, è orchestrato in una serie di performance a metà strada tra “Kung Fu” e “Wushu”, vale a dire, fra arti marziali e misticismo, dove volano fruste, bastoni, lame e spranghe; dove aghi bucano lastre di vetro e dove i monaci saltano, balzano, si contorcono sul palcoscenico, restando impassibili quando un compagno li colpisce sulla testa con una spranga di ferro di un centimetro e mezzo, gli spacca sulle gambe un randello di legno (di pino cinese di oltre 3 cm) o affila loro le schiene con le lame. Perché il “Wushu” è un’intera concezione di vita. Un vera e propria disciplina “mistica” che insegna, attraverso la meditazione, ad incanalare la propria energia. Questa energia si focalizza poi in un punto del corpo - che può essere la testa bastonata oppure il polpastrello che lancia l’ago, o ancora il torace posato sulle punte delle lance – e permette al monaco guerriero di affrontare le prove più dure e terribili. Perché i monaci Shaolin sono addestrati a non sentire dolore ed a potenziare il loro fisico e la loro mente fino ad ottenere il controllo totale del proprio corpo. E al di là del corpo stesso, sono capaci di esercizi assolutamente fuori dal comune, di combattimenti incredibili, di salti e di giravolte al limite dell’umano, in uno spettacolo che è insieme forza, potenza, agilità e concentrazione. Un esempio di arti marziali e pratiche orientali che tengono lo spettatore incollato sulla poltrona del teatro. In effetti, quello che gli Shaolin portano in giro per il mondo è la loro storia: una storia che risale a oltre 1500 anni fa quando fu fondato in Cina, ai piedi del monte santo Song Shan, il primo monastero, e quando l’imperatore chiese appunto ai monaci di diventare guerrieri per proteggere il regno. Da allora, ci fu un periodo di grande fortuna, con duemila monaci attivi, in preghiera ed in battaglia, nei diversi monasteri del Paese. E se dopo la Rivoluzione Culturale gli Shaolin vissero un momento difficile, ora, da una decina d’anni a questa parte, l’interesse nei confronti di questa forma di “religione” è sempre andando espandendosi. Tant’è che è stata anche fondata un’accademia per la formazione e l’apprendimento delle tecniche Wushu. Nello stesso tempo, con l’avallo dell’Ente nazionale della cultura cinese, sono stati allestiti diversi spettacoli che hanno girato il mondo con enorme successo. Quando poi questo curioso cast tornerà al monastero, ognuno potrà decidere cosa fare, se proseguire sulla strada dello spettacolo, oppure tornare a ritirarsi in una più mistica meditazione. Uno show, straordinario, emozionante e ben confezionato. Sicuramente da non perdere.
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