Perchè tornare in Cina
PERCHE’ TORNARE IN CINA VIAGGIO IN CINA FRA CULTURA E TRADIZIONI (basato su informazioni di Mr. Du Feibao)
Nel viaggio dello scorso settembre abbiamo osservato gli aspetti, ascoltato racconti sugli usi e co-stumi di questo affascinante Paese e abbiamo partecipato ad un evento musicale unico: l'opera la Turandot nella Città Proibita. Delle tante esperienze acquisite, abbiamo il piacere di ricordarne e condividerne con voi alcune fra le più folcloristiche. “dimmi come mangi e ti dirò chi sei”: secondo la tradizione cinese la persona che usa cor-rettamente i bastoncini per mangiare ha anche una buona calligrafia: casualmente la tecnica per i bastoncini è la stessa usata per scrivere con il pennello i caratteri cinesi. Per un uso corretto i bastoncini devono essere sorretti nell’incavo fra il pollice e l’indice della mano con cui si usa generalmente la forchetta; il bastoncino più vicino al corpo va appoggiato al dito anulare e mantenuto praticamente immobile; l’altro bastoncino va tenuto fra il pollice in opposizione con l’indice ed il dito medio, in modo da muoverlo per afferrare il cibo. Già capaci di mangiare alla cinese, pensiamo perciò alla scrittura: esistono alcune leggende sulla sua origine, tutte riferite ad un tale Cangjie che avrebbe preso spunto dalle impronte delle zampe degli uccelli e di altri animali selvatici, secondo una leggenda, o dalle rughe del volto di una divinità che gli era apparsa in sogno. Al di fuori di storie e leggende Cangjie, se è davvero esistito, ha avuto il pregio di razionalizzare e strutturare i caratteri della calligrafia tuttora in uso. Negli scavi di alcune tombe che risalgono a 4500 anni A.C. sono stati rinvenute delle ceramiche, ognuna delle quali aveva impresso un carattere che si è scoperto rappresentare la forma di un oggetto: questi caratteri sono chiamati pittogrammi e, per stile e struttura, sono alla base di tutte le iscrizioni datate in epoche successive. La scrittura cinese non è un linguaggio alfabetico, ma è basata sui seguenti tre principi: Geroglifici o il disegno di pittogrammi: come spiegato prima questo fu il primo metodo con cui i caratteri cinesi furono disegnati e da cui derivarono tutti i successivi. Così il sole fu rappresentato con un circolo, la luna con uno spicchio di circolo, il mare con linee ondulate e così via. Attraverso i secoli queste “parole pitturate” si sono evolute fino a diventare caratteri strutturati, alcuni semplificati dalla perdita di alcuni elementi, altri arricchiti e complicati, ma in generale da questi tratti irregolari sono derivate forme stilizzate. Ideogrammi: il principio di formare caratteri dipingendo figure è facile da capire, ma un pittogramma non può rappresentare idee astratte e concetti. Per questa ragione si sono sviluppati caratteri composti da più elementi, ognuno con il proprio significato, per poter esprimere delle idee: il sole e la luna associati diventano così il carattere ming che significa brillante; il sole sopra una linea rappresentante l’orizzonte forma l’ideogramma dan che significa sorriso o mattino. Pittofonetica: sebbene i pittogrammi e gli ideogrammi esprimano significati attraverso forme, nes-suno dei due è pronunciabile. Il metodo pittofonetico è stato sviluppato per creare nuovi caratteri dalla combinazione di due elementi, uno dal significato ed uno con un suono. La scrittura si è cosi sviluppata con le infinite combinazioni di tutti questi elementi che costituiscono la base per il 90% dei caratteri utilizzati e formano la base per crearne ancora degli altri. Il principio di ricollegare fra di loro concetti e figure in modo equilibrato ed armonico è cosi radicato nella cultura cinese che lo ritroviamo in altri aspetti, leggende e storie come quella sulla creazione del mondo e la separazione degli elementi: all’origine il cielo e la terra erano una materia unita dalla forma di un uovo. Pangu nacque al suo interno. La separazione del cielo e della terra avvenne in 18.000 anni: lo yang che era leggero e puro divenne il cielo e lo yin che era pesante e sporco formò la terra. Fra questi elementi c’era Pangu che subì nove cambiamenti al giorno. Ogni giorno il cielo divenne dieci piedi più alto e la terra dieci piedi più spessa e Pangu crebbe dieci piedi. Dopo altri 18.000 anni c’era un cielo estremamente alto, una terra enormemente spessa e un altissimo Pangu. Poi vennero i 3 imperatori, dopo i cinque re, le sette dinastie, e tutto terminò con un nove: così questi numeri ebbero la loro evoluzione. All’inizio era uno, poi furono creati i tre, si completarono in cinque, prosperarono a sette, e finirono al nove: perciò il cielo è a 90.000 li (unità di misura cinese) dalla terra. Questa storia della mitologia cinese ci narra l’origine di due elementi della cultura e della filosofia di vita cinese: il primo sulla vita quotidiana dell’uomo che deve essere in equilibrio fra lo yang e lo yin, a partire dal cibo che deve contenere alimenti che provengono da sopra e sotto la terra in modo equilibrato, e dalla cura della propria persona che deve tenere conto dell’aspetto estetico così come di quello interiore, e così via. Il secondo riguarda l’importanza del numero nove fino dall’antichità, quando i numeri dispari erano considerati maschili ed i numeri pari femminili. Il numero nove, inteso come il più grande numero semplice dispari, assunse il significato di “maschile assoluto” e assurse perciò a simbolo della sovranità dell’imperatore. Per questa ragione il numero nove, ed i suoi multipli, ricorrono così frequentemente nell’architettura e nei disegni. Un esempio evidente sono le borchie che rivestono i portoni dei palazzi: 9 file di 9 borchie cada una. Si attribuiscono, agli edifici della Città Proibita, 9.999 vani, mentre ogni torre che protegge i quattro angoli della Città ha 9 arcate e 18 colonne. Nel Palazzo d’Estate c’è un ponte retto da 17 arcate: contando le arcate da qualsiasi lato, la campata più lunga è la nona. L’esempio estremo delle combinazioni del 9 è forse l’altare circolare del Tempio del Cielo, luogo dove gli imperatori delle dinastie Ming e Quing veneravano e ricevevano il potere dal cielo. L’altare è diviso in tre ordini; la terrazza superiore è pavimentata con 9 anelli concentrici di lastre di pietra. Il primo anello comprende 9 lastre, il secondo 18, il terzo 27, fino all’ultimo formato da 81 lastre. Ma il numero nove non è utilizzato solamente nell’architettura: il cenone di anno nuovo dell’im-peratore doveva essere di 99 portate, così come per celebrarne il compleanno, gli spettacoli dove-vano essere 99 in segno di fortuna e prosperità. Il banchetto comprendeva piatti dalle diverse cucine regionali di: Pechino che riunisce gli stili delle diverse cucine regionali; Shandong con le specialità di pesce e frutti di mare; Sichuan arricchita con l’uso di spezie, aromi e sapori piccanti; Guandong con l’uso di svariati ingredienti alla ricerca dei sapori freschi e naturali; Huai Yang dai sapori forti, ma allo stesso tempo raffinati; Tan dai condimenti sia dolci che salati, capace di sintetizzare tutti gli stili e soddisfare tutti i palati. Un piatto in particolare è famoso fra i gastronomi e non di tutto il mondo: l’anatra alla Pechinese, piatto citato come una prelibatezza già 1.500 anni fa nelle cronache delle Dinastie del Nord e del Sud. Questo piatto è preparato con una varietà speciale di anatre allevate appositamente. Dopo aver pulito l’anatra, viene soffiata aria sotto la pelle per separarla dalla polpa. Per ottenere, a fine cottura, l’aspetto brillante “laccato” della pelle, questa viene spalmata con una salsa a base di olio, aromi, soya, ecc.. Prima di essere messa al forno, la carcassa viene riempita a metà di acqua calda. L’anatra è cotta appesa di fronte ad un fuoco di legno di pesco, pero, jojoba, dalla fiamma costante e dall’aroma delicato. L’anatra viene poi tagliata al tavolo dei commensali, in piccoli pezzi che sono mangiati avvolti in sottili focacce con bastoncini di cetriolo e cipollina, e una salsa dolce speciale. Questi ed altri sono alcuni dei ricordi e delle impressioni di un viaggio indimenticabile, che invito tutti a vivere, soprattutto quei viaggiatori che attingono dalla cultura del paese visitato la vera soddi- sfazione per il raffinato piacere del viaggiare. Noi ci saremo nuovamente il prossimo agosto e voi?
Augusto Spuri
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