Niente Sgarbi alla cultura italiana
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Niente Sgarbi alla cultura italiana



Intervista tratta da "ITALYMEDIA" il Portale dell'Informazione Nazionale diretto da Antonello De Pierro


http://www.italymedia.it/


"Grande Fratello": ne parla l'on. Vittorio Sgarbi

Niente Sgarbi alla cultura italiana

"Per Taricone e compagni un successo meritato"



di Luana Silighini




Nello sconfinato quanto ignoto universo della comunicazione, imperniato sull'immagine e sull'arte, "Grande Fratello" è una "vera" stella che emana luce propria, o un buco nero, che, golosamente, "risucchia" tutte le energie "positive"? Lo abbiamo chiesto all'On. Vittorio Sgarbi, polemista e critico d'arte d'eccezione.

Con la trasmissione "Il Grande Fratello" la tv ha "incorniciato" una nuova forma d'arte, ricca di messaggi suadenti, o un disegno informe che non ha nulla di realmente interessante da comunicare?

Ma, non so se si possa evocare l'arte, certamente si può evocare l'estetica, nel senso che la televisione trova la sua identità suprema nell'imprevisto, nell'imprevedibile, non in quello che è già stato predeterminato con la sceneggiatura, come nel cinema, o con un testo, come nel teatro. E, quindi, la televisione nei suoi momenti migliori, evidenzia quello che non era prevedibile. La possibilità che tu abbia una camera che riprende dei comportamenti non preordinati, ristabilisce uno spazio visivo anche molto diverso da quello che noi siamo abituati a vedere in televisione, dove tutti sono composti sulle sedie, ognuno fa la sua parte. Poi, quando appunto arriva Sgarbi, o, qualcuno che scompone la trama, o l'ordine che è nella mente del conduttore, capitano quelle cose che rendono così eccitante la televisione. Io, l' ho intuito sul piano individuale, loro, l' hanno realizzato sul piano invece perfettamente consapevole. Cioè, hanno messo delle persone in una stanza che dovevano fare, e, hanno fatto quello che avrebbero fatto comunque, con qualche variante, ma, a un certo punto, dimenticando che c'era accesa la cinepresa e, quindi, agendo liberamente, senza rapporto con la realtà esterna e, quindi, è un realismo dell'azione, è un realismo dei comportamenti, che non deriva dalla realtà esterna, quindi, non impedendo la possibilità che essi potessero discutere delle elezioni americane, o di qualunque problema di politica, o di cronaca quotidiana, che è un rapporto con la realtà che d'altra parte produce telegiornali. In questo caso, loro invece erano autoreferenziali, cioè, la realtà che producevano era semplicemente quella della loro esistenza fisica e psicologica all'interno della casa, ma, in questo, senza alcuna limitazione, senza nessun obbligo di fare cose diverse da quelle che non erano nel loro istinto.
Mentre, in qualunque televisione tu vai, devi stare seduto, devi parlare per il tempo che ti danno, non puoi parlare evidentemente per 24 ore, hai una serie di vincoli, vieni interrotto da un conduttore, sei chiamato per parlare di un libro. Cioè la personalità viene ristretta in una sola esclusiva funzione, che è quella che ha stabilito per te il conduttore. Quello che fa Costanzo, che ha fatto Costanzo con tutti, e che io ho fatto saltare, perché la volta che lui s'aspettava che io parlassi del mio libro, io invece ho parlato delle panchine di Palermo. Quindi, in realtà, è come il casinò dove il banco vince sempre, questo è la televisione, prevalentemente,e, i programmi.Poi, qualche volta, qualcuno riesce a sbancare. Ma, tutto questo, nel mio caso per istinto, nel caso del Grande Fratello come una volontà precisa di chi ha immaginato la trasmissione. Quindi, tolto il vincolo di aver accettato di stare dentro quella casa, poi, da quel momento, liberi tutti, senza che uno dicesse a Taricone quello che doveva dire, o lo chiamasse per interpretare quella parte: quella parte era nient'altro che la sua personalità. Il successo di questi è stato così grande, perché hanno potuto rappresentare la loro personalità integrale, non un aspetto relativo all'essere cantanti o attori, o qualunque altra funzione per cui tu vieni chiamato in televisione. Quindi l'arte c'entra poco, però l'estetica sì. Abbiamo avuto un'avventura estetica nuova, perché abbiamo visto in televisione qualche cosa che non era precostruito, ma nasceva lì, nei loro comportamenti.
Come viene recepita dal telespettatore medio?

Ma, non lo so. Il telespettatore medio fa quello che vuole e non mi riguarda.

Grande Fratello e i suoi due fratelli maggiori, l' ozio e il vizio: un "triangolo maledetto" da cui un giovane telespettatore rischia di essere inghiottito?

Non so da cosa possa essere inghiottito il telespettatore. Qualunque cosa può agire su di noi in modo imprevedibile, quindi non sarei mai moralista rispetto a quello che produce effetti benefici o malefici e, quindi, il telespettatore, vedendo il Grande Fratello, avrà tratto qualche suggestione forse un po' di mitizzazione di quei personaggi anche molto semplici, ma, forse, gli avrà dato un'influenza meno nefasta di alcuni film violenti che possono indurti all'emulazione. Per cui, se uno sta a guardare tutto quello che può turbare la coscienza di qualcuno, deve proibire, come fanno i Talebani, la gran parte delle volte. Tu non puoi suggestionare qualcuno al punto che gli venga in mente di uccidere suo fratello, o sua madre, o il suo fidanzato, e devi fargli vedere dei film dove queste cose non ci siano. Se ci sono, qualcuno può pure darsi che ne rimanga influenzato, non possiamo escluderlo. Ma, d'altra parte, la macchina infernale del capitalismo e della produzione industriale, fa sì che ci siano anche la meravigliosa motocicletta che fa 200 all'ora: può essere uno strumento di morte, ma non è che per questo che non la fai. Per cui è difficile dire come contenere quello che si esprime liberamente, soprattutto nella creatività, nell'immagine, nel film, nella televisione.

Non è un modello che incita all'ozio?

L'ozio? L'ozio, vabbè, ma tanto i ragazzi ozierebbero lo stesso, perché oziare è più comodo che lavorare.

Grande Fratello: uno spaccato di vita o una vita "spaccata"?

E' uno spaccato di vita, sicuramente, ma, singolare che sia una realtà che si muove e si determina senza rapporto con la realtà esterna. Quindi, la forza di Grande Fratello, è che non è cronaca del reale vero, ma è cronaca delle vite di questi signori, del loro modo di vivere, del loro modo di essere, anche.

Grande Fratello: un'imperdonabile "offesa" alla cultura italiana?

Ma, tenuto conto del fatto che uno dei consiglieri di D'Alema, scrittore di un certo valore, Rondolino, era uno degli autori - per la parte almeno che si poteva indirizzare - di qualche suggerimento, non certo sui caratteri - i caratteri erano quelli di quei personaggi da Cristina a Taricone - ma certamente qualche cosa avrà suggerito e, questo intellettuale di sinistra che è Dondolino, lo avrà fatto senza condizionarli più di tanto. In ogni caso, non vedo perché la cultura italiana dovrebbe essere offesa dal Grande Fratello, è offesa già da tante cose più gravi, e molto più gravi del Grande Fratello, che non capisco da cosa dovrebbe essere offesa. Poi, qualcuno più snobbisticamente avrà fatto delle smorfie perché erano troppo popolari, perché si vedevano troppo. Però, a distanza, e, comunque per me, anche quando l'ho visto nel suo primo apparire, l'unica cosa che mi piaceva da vedere era il gomito, il culo, i tacchi, cioè delle cose che tu non inquadri in televisione. A un certo punto uno di questi protagonisti si china e volta le spalle alla camera, e la camera lo riprende comunque: cioè quest'invenzione dello spazio e questa libertà di movimenti è una rivoluzione televisiva, dove invece tutto è composto, c'è la poltroncina, la seggiolina, il fondo. Quindi, tu improvvisamente guardavi la televisione anche giusto per sentire quello che dicevano, indipendentemente dall'interesse, forse non grande delle loro considerazioni umane, trattandosi di persone non particolarmente interessanti, però vedevi uno spazio che era assolutamente nuovo. Questo mi pare sufficiente perché la cultura italiana non si preoccupi del pensiero filosofico di Taricone, che poi diceva anche delle cose di buon senso. Quindi, non capisco in che modo la cultura possa essere offesa.

Grande Fratello: l'estrema "difesa" dell'audience?

No, no, l'audience non è stata difesa, ma è stata creata, e si è creata attraverso lo schema del voyeurismo e, attraverso lo schema della candid camera. Cioè, l'idea che tu vedevi delle persone che non sapevano di essere viste, ma non potevano neppure sapere in che misura, e, quindi, l'idea di un voyeurismo, determina comunque la curiosità. Poi, l'imprevisto, l'incidente, quello che non puoi calcolare, è l'estetica della televisione. Quando c'è un incidente stradale, la gente si ferma per vedere quello che è capitato, e, se c'è un morto, non è che scappa perché riamane turbato dal morto, ma, quasi si compiace della morte. Ragion per cui l'audience non è difeso, ma è generato da questo tipo di trasmissioni.

Grande Fratello: un irresistibile "richiamo voyeurista"?

Sì, si, non c'è dubbio. E' il sistema di comunicazione del Grande Fratello.

Grande Fratello: spia ficcanaso di 10 individui tra le mura di una casa, o spia allarmante di un vertiginoso calo culturale tra le case del nostro "Bel paese"?

Tu sei chiamato a vedere la vita di gente di cui non ti importa nulla, poi ti interesseranno perché li vedi in televisione ma non è che, a priori, ti dovrebbero interessare. Però, l'idea di curiosare anche la vita di una persona di cui non ti importa nulla, a priori, poi determina un'attenzione. Per cui, uno ti dice: "Guarda cosa fanno quei due!" A te non ti frega niente, poi inizi a guardare e t'incuriosisce. E' un meccanismo naturale, inevitabile.

Chiuse la porte della casa-studio di Cinecittà, per i protagonisti di Grande Fratello si sono spalancati i portoni dei 3 canali Mediaset: era già tutto previsto?

Bè evidentemente si, hanno fatto dei contratti, per cui, poi è sempre inevitabile per chi sta in televisione per tanto tempo e per tanti mesi: diventi popolare, e poi c'è la gara, l'esclusione, tutti elementi che non potevano che rendere questi personaggi popolari, e, quindi, appetibili per altri programmi, a loro vantaggio, e, per la legge stessa della televisione, che fa vedere quello che la gente già conosce.

Quello dei protagonisti di Grande Fratello è un successo meritato?

Il successo è sempre meritato perché è un participio passato: successo è quello che è successo.

E gli esosi premi pecuniari ricevuti pre e post la realizzazione del programma?

Questi sono fatti loro, avranno fatto dei contratti per cui dovevano restare 100 giorni in quella casa, dopo di che ottenevano il danaro relativo alla loro presenza e al loro impegno in quella funzione, ed è successo appunto quello che è successo: è successo di essere lì, e hanno avuto un successo inevitabile.

Come saprà, una puntata del "Maurizio Costanzo Show" è stata dedicata interamente ad uno degli interpreti di Grande Fratello, Pietro Taricone, mentre Rai 1 mandava in onda un film a sfondo sociale come la Piovra. Come giudica l'iniziativa di Maurizio Costanzo?

Buona.






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