L' ORA DI RELIGIONE - IL SORRISO DI MIA MADRE"
Articolo tratto da "ITALYMEDIA" il Portale dell'Informazione Nazionale diretto da Antonello De Pierro
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a cura di Alessio Sperati
"L' ORA DI RELIGIONE - IL SORRISO DI MIA MADRE" Regia: Marco Bellocchio Fotografia: Pasquale Mari Cast: Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti Genere: drammatico Giudizio: * * * * *
Dopo "La colpa e la pena" (1965) e "Nel nome del padre" (1971), Marco Bellocchio riscopre il tema della religiosità turbata e violentata da chi la professa in modo istituzionale e bigotto. Il film è dotato di una forza e di una capacità espressiva che da tempo non si notavano in un'opera del cinema italiano. Il paradosso di un processo di beatificazione che viene a sconvolgere la vita in una famiglia laica, pone le basi di un processo comunicativo che si manifesta sia attraverso l'espressività di un Castellitto al suo apice artistico, sia attraverso uno sperimentalismo di immagini che vanno a prendere forma come pensieri nella nostra mente (l'incubo ricorrente della famiglia che si dirige verso l'udienza papale ed il protagonista che si trova a marciare in senso contrario al loro ne è un esempio). Ernesto Picciafuoco (Castellitto) è "contro", ma non contro la religione o il
Vaticano in particolare; egli è "contro" le imposizioni in quanto tali, contro i preconcetti materni di una religiosità bigotta: ed ecco spiegata l'incomunicabilità verso i vari personaggi con cui ha rapporti, rappresentanti tutti di una nobiltà nera e di un clero "cesaropapista". Gli unici tentativi di scambio interlocutorio, sebbene assurdo in sé, avvengono con personaggi esiliati, pazzi, o comunque fuori dalle consuetudini; il suo fratello pazzo esprime in un grido la violenza repressa e coagulata da un'imposizione del "NON BESTEMMIARE" che sin da bambino lo ha incupito e frustrato. Contro una religiosità che è negazione di sé e dei propri piaceri, Bellocchio crea il personaggio dell'insegnante di religione che è talmente bella e talmente assurda da non esistere, da essere di per sé stessa un paradosso vivente. Elemento estremamente significativo nel film è il momento del battesimo coattivo del bambino da parte della madre che si intrufola nella sua stanza col favore delle tenebre: ebbene se considerato l'atto sotto il profilo della violenza psicologica perpetrata verso chi non ha possibilità di reagire e controbattere, l'episodio può essere (ed è stato) paragonato ad una madre (o un padre) che decide arbitrariamente di usare violenza fisica sul proprio figlio inerme (e sappiamo quanto può essere attuale questo tema). Ernesto si sente vicino al suo fratello impazzito, perché anch'egli è prigioniero, non di quattro mura, ma dei tratti ereditari di sua madre, del suo enigmatico e "leonardesco" sorriso. Il sorriso nella madre è significante di una santità e di un'accettazione inerme e remissiva della vita, nel suo caso tale sorriso è sarcastico, veicolo di numerosi problemi interiori, di crisi. Anche la caduta del Vittoriano suggerita da un folle all'interno di un ospedale psichiatrico ha il senso di una caduta delle istituzioni che vincolano la creatività e la personalità del essere umano. Opera massima di un regista geniale, l'"Ora di religione" è un capolavoro che farà parlare molto di sé.
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