UNA PIAZZA D'ITALIA
Articolo tratto da "ITALYMEDIA" il Portale dell'Informazione Nazionale diretto da Antonello De Pierro
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a cura di Patrizia Notarnicola
Teatro Furio camillo
MACCHINE TEATRALI
presenta
UNA PIAZZA D'ITALIA
Due storie allo specchio. Due Storie che scorrono in tempi opposti. Ed entrambe partono da Una Piazza d'Italia, nel luglio del '46. Da lì le storie procedono in parallelo: una indietro nel tempo fino alla presa di Roma da parte di Garibaldi, l'altra fino a Genova, in quel luglio del G8 dove fu ucciso Carlo Giuliani. La prima storia ripercorre, rileggendo al contrario, il libro di Tabucchi, Piazza d'Italia, le vicende di una famiglia di Anarchici di un paesino della Toscana. La Resistenza, l'opposizione al fascismo e la guerra di Spagna, la prima guerra mondiale, le conquiste coloniali, le imprese garibaldine fanno da sfondo a tre generazioni di contadini ribelli e romantici. La seconda, alla stessa maniera, legge tre generazioni di una famiglia di origine contadina che, passando dalla ricostruzione post-bellica, il boom economico e l'urbanizzazione, il '68, gli anni della speranza, quelli del terrorismo, la normalizzazione craxiana, la globalizzazione e il berlusconismo, arrivano fino a noi. Le due storie procedono parallele, una in avanti e l'altra all'indietro, talvolta intersecandosi e incontrandosi in un terreno non storico ma visionario ed onirico. I personaggi si scambiano, le situazioni si invertono, le storie si parlano in un gioco continuo del rincorrersi e del rovesciarsi. Sono pennellate leggere di situazioni personali o familiari che solo accennano alla grande Storia che passa, laggiù in lontananza, ma che determina tremendamente i destini fino a condizionarne i più piccoli gesti che acquisiscono, così, significati oltre ogni volontà, diventando storici. E' stupefacente come all'interno di questo gioco di tempi che si divaricano, di immagini diverse che divengono o regrediscono, i personaggi, che non si conoscono, si riconoscono….fino a parlare tra loro e a riflettere sulla loro condizione più profonda. "La nostra generazione ha perso!" esclamano in coro, parafrasando Giorgio Gaber, in un momento dello spettacolo. In realtà sono tutte generazioni di sconfitti. La rilettura di Piazza d'Italia al contrario, partendo dall'ultima pagina per arrivare alla prima, inoltre, introduce un gioco continuo di scoperta (e sorpresa) perchè solo andando avanti nell'ascolto del racconto si dà spiegazione o ragione di ciò che prima è stato narrato, apparentemente senza alcun motivo dichiarato. L'aspetto formale della narrazione viene particolarmente curato sia per quanto riguarda il peso (stesso numero di parole per entrambe le storie), che per quanto riguarda il suo movimento (parallelo nello sviluppo delle due storie) oltre che per il ritmo (momenti di rottura ed estraniazione, progressivo crescere e diminuire del narrato parallelo). In scena un solo attore, Michele Santeramo, che, utilizzando una lampada ad olio e delle fiammelle sulle mani per farsi vedere, racconta questa storia un po' folle partendo da quella Piazza d'Italia dove Garibaldi fu ucciso di fronte a "tutti quei caschi che si guardavano reciprocamente le pistole abbassate" ed arrivando a Piazza Alimonda dove Carlo Giuliani fu ucciso di fronte a "tutti quei caschi che si guardavano reciprocamente le pistole abbassate".
MICHELE SANTERAMO è un nuovo giovane talento del teatro italiano. Il suo modo di raccontare è dolce e visionario e possiede una musicalità che dona una leggerezza particolare al suo narrare. Con MACCHINE TEATRALI è impegnato in altri due spettacoli, DON GENNARO IN BLUES e REQUIEM SCIROCCO. "Santeramo, se la voce recitante diventa canto popolare del sud…" Daniela Sari - L'Unità "Santeramo è bravo. E' un altro ammirevole prodotto del teatro di narrazione… Il paragone con Ascanio Celestini regge sicuramente" Roberto Cossu - L'Unione Sarda
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