ULTIME POESIE
La
ARIA DEI GIORNI PRESAGI TEMPI MODERNI STANCHEZZA LITANIA RIMINESE
ARIA DEI GIORNI
Lame d'irrequietezza tagliano
l'aria densa dei nostri giorni,
nodi d'angoscia stringono le gole
Nell'abbandono infinito della storia..
Qui non s'odono più voci, né grida.
Lontani gli orizzonti della salvezza.
Abbiamo chiuso porte e finestre,
murati nei bunker dell'anima,
abbiamo lasciato scorrere la vita,
senza ritmo e respiro, intorno
al suo vortice. Tutto si è fatto
oblio e trepida attesa nella fredda
luce di questo tempo esausto..
Siamo frammenti sparsi d'un racconto
perduto, siamo un sogno dimenticato?
Lasciateci almeno queste parole disperse
sulla terra, questi cocci di verità,
lasciateci essere così sul fondo delle cose
e non diteci, vi prego, cosa sia la vita.
A noi basta un’oasi d'acqua
sorgiva nel deserto
una ghirlanda di forme,
l'incanto delle visione
il silenzio delle prime albe
a cui non sappiamo dar nome.
PRESAGI
Ingrossa il mare
incalzano le onde
sfumano i presagi
in lontananza
e l'attesa resta
avvolta nel vento.
Fummo sogni lucidi
e canti sepolti nella polvere
Fummo esodi e ritorni
origini e colpe
siamo tracce
sul corpo del tempo.
Nessun fuoco
brucia la radice
antica dell'albero
e il rumore non spegne
l'appello dell'anima
Passi e speranze
Sangue e illusioni.
Cammini. Passaggi. Vie di fuga.
Immagini che si sovrappongono
e tacciono.
Tempi moderni
Tutto cambia veloce muta il tono della voce lo sguardo si fa incerto s'insinua il dubbio nella mente dell'esperto.
Messaggi in arrivo, messaggi in uscita è svelato ormai anche il segreto della vita.
Nuove religioni, vecchie questioni grida nel traffico delle comunicazioni
Ed io qui a cercare di farmi un quadro a cercare il punto esatto che separa l'onesto dal ladro a distinguere l'ipotesi dal fatto
Ma i motivi ultimi restano ignoti del tutto ne sappiamo ancor poco l'artefice sa custodire i suoi segreti nessuno conosce il menu del grande cuoco.
STANCHEZZA
Sono stanco, di incontrarmi negli occhi di uno sconosciuto Sono stanco di dare e chiedere aiuto Sono stanco di questo idioma sfibrato di queste parole senza più fiato
Sono stanco del disagio esistenziale dei troppi giorni andati a male, sono stanco dei poeti vittime della società sono stanco di vagare per fantasmi di città assassinate dagli inestetismi urbani
Sono stanco dei volti disumani che incrocio sul mio cammino sono stanco di questo destino, sono stanco dei giorni persi chino a comporre versi
Sono stonco dei libri, dei versi, della nostalgia Sono stanco dei sogni, dei miti e della follia sono stanco di guardare la soglia Sono stanco della mia voglia di fuggire dal mondo
E' un dolore profondo E' un malesser che mi porto dentro E' un pensiero ruvido e senza centro E' un silenzio che non sa farsi parola E' un urlo che mi si spegne in gola E' tutto questo ed altro ancora Ciò che ogni giorno mi divora.
LITANIA RIMINESE (omaggio ai Giorgio Caproni)
Rimini del divertimento Bar. Ristoranti. Cemento
Rimini balneare effimera, volgare
Rimini dell'accoglienza vorace, con poca pazienza
Rimini di ogni estate Folla. Rumori. Passeggiate
Rimini che non dimentica. La guerra. La Linea Gotica
Rimini di Fellini al sogno tu appartieni
Rimini dei bagnini Spiagge. Ombrelloni. Lettini
Rimini perduta dalle bombe abbattuta
Rimini della notte consuma, balla, fotte
Rimini di un tempo lontano Ponte di Tiberio. Borgo S. Giuliano
Rimini del porto Odori di piadina e pèsce morto
Rimini della ricostruzione delle macerie, della speculazione
Rimini tutta uguale mostro di edilizia seriale
Rimini romana imperiale, sovrana
Rimini della memoria peso, ingombro, scoria
Rimini che ha fame dei vu cumprà, delle puttane
Rimini che mi fa male le bombe, la guerra mondiale
Rimini alberghiera Miramare , Torre Pedrera
Rimini profonda Cittadella, Clodio, Barafonda
Rimini solidale Cattolica e anticlericale
Rimini cui sempre ritorno mio approdo, mio soggiorno
Rimini dove son nato in cui vago solo e disperato
LEGGI: UN APPELLO A TUTTI GLI UOMINI
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