psicologia e lavoro
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psicologia e lavoro



SPECIALE “ PSICOLOGIA E LAVORO ”
“ Scienza e business ” n° 3-4 giugno 2001



L’apporto della psicologia come disciplina scientifica ai problemi inerenti il lavoro in tutti i suoi aspetti è oggi sempre più rilevante. La psicologia, in genere, può essere utilizzata sia in ambito clinico, per la prevenzione e l’intervento precoce di disturbi psicologici, l’eccesso di stress, le malattie psicosomatiche, i problemi relazionali, etc., che nell’ambito del lavoro, per fronteggiare e gestire problemi come le molestie sessuali, gli incidenti sul lavoro, per prevenire e trattare il mobbing, per selezionare, sviluppare e formare il personale, ma anche per migliorare in vario modo l’ambiente di lavoro e la routine lavorativa. In definitiva anche lo psicologo del lavoro può contribuire, con le sue competenze professionali, ad accrescere la qualità dei prodotti e dei servizi, a promuoverli e ad aumentare il profitto per l’azienda. In particolare l’intervento dello psicologo, rivolto soprattutto alle risorse umane e alla loro formazione e sviluppo, può essere utile per creare una nuova cultura aziendale capace di ristabilire la centralità della persona nel lavoro e per diminuire i costi sociali e sanitari, che recentemente sono cresciuti a seguito di fenomeni come lo stress e il mobbing, malattie sociali oggi sempre più diffuse, e dell’aumento di patologie come ad esempio la depressione, il male oscuro di questo secolo. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), infatti, ha da tempo considerato la salute non soltanto come assenza di malattia fisica, ma anche come stato di benessere generale psico - fisico e ambientale. Anche la Legge 626/94, che concerne la sicurezza sul lavoro, definisce la salute del lavoratore in tal modo e questi deve poterla conservare inalterata, sia durante che al termine del rapporto di lavoro. E’ necessario, pertanto, orientarsi sempre più nella ricerca di strategie utili alla promozione del benessere e della salute nel mondo del lavoro, in questa epoca in cui essa appare sempre più vacillare a causa degli scenari instabili che si stanno delineando .






Mobbing, maltrattamento psicologico sul lavoro
Mobbing, dall’inglese “to mob”, aggredire, malmenare, è un termine che negli ultimi anni ha avuto sempre maggior diffusione col significato di violenza psicologica portata avanti in modo sistematico, per allontanare qualcuno dal lavoro. Il termine è stato coniato dagli etologi, studiosi del comportamento animale, con Lorenz, per indicare l’attacco di un gruppo di animali verso uno di taglia maggiore. In particolare viene detto “bossing o mobbing verticale” se si verifica tra il capo e un collaboratore e invece “mobbing orizzontale” quando si manifesta tra colleghi. Recentemente, invece, si parla di “mobbing strategico o organizzativo”, cioè usato dalle imprese per promuovere l’allontanamento dal lavoro di persone scomode, anche con l’obiettivo di snellire l’azienda, senza alcun interesse ai costi personali e sociali. Il mobbing può essere dovuto a varie cause come rivalità, gelosie, diversità, invidie, esubero di personale, etc. e vengono usati diversi sistemi o atteggiamenti come l’isolamento, l’affidamento di mansioni non conformi alle competenze del soggetto, la dequalificazione, le scadenze irragiungibili, gli attacchi alla reputazione, etc. Gli psicologi hanno individuato 45 comportamenti ostili dividendoli in 5 categorie: attacchi alla possibilità di comunicare, alle relazioni, all’immagine sociale, alla situazione professionale, alla salute. Questi fatti devono accadere per almeno sei mesi e per almeno una volta alla settimana per parlare di vero mobbing. Le conseguenze possono arrivare fino a vere patologie psicologiche come il distress, il disturbo post - traumatico da stress, la depressione, le malattie psicosomatiche, etc. e naturalmente alterazioni delle relazioni familiari e sociali, nonchè, in azienda, l’aumento dei rischi di errore umano e degli incidenti sul lavoro, con notevole aggravio di costi sanitari per la società. Anche per questi motivi la ricerca scientifica se ne sta occupando e aumenta l’interesse per l’argomento a tutti i livelli, con statistiche che dimostrano la diffusione elevata del fenomeno in Italia e nel mondo: si parla di 12 milioni di persone coinvolte in Europa e circa 2 milioni in Italia (vedi su internet “The mobbing encyclopaedia” di Leymann, uno dei primi autori ad occuparsene e che ha creato anche un questionario sul tema). Inoltre diversi disegni di legge sono stati presentati nel nostro paese, riguardanti specificamente le molestie morali sul lavoro, ma nessuno finora è stato convertito in legge. Sono poi nate anche in Italia, come in tutto il mondo, diverse associazioni contro il mobbing e a favore dei “mobbizzati”: il “Movimento Mobbizzati Italiani” (Mima) è presente a Roma, l’associazione “Prima” a Bologna, ad opera del ricercatore tedesco Harald Ege, il “Contromobbing” a Venezia”, la “Punta dell’Iceberg” a Cagliari, l’Osservatorio Mobbing – Bossing” a Roma, il ‘Mobby’ a Milano ed altri ancora. In particolare, a Roma esiste un Centro di ascolto per mobbizzati presso l’Ispesl (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, in via Alessandria n.220), diretto dalla dott.ssa S. Palmi del laboratorio di psicologia e sociologia e condotto dalle dott.esse L. Macciocu e E. Fattorini, con oltre 1300 chiamate in un anno (tel. 06.44280390) e con gruppi di auto - aiuto condotti da psicologi. Da pochi mesi è stata attivato a Roma presso la Asl RM/E, diretto dal dr. L. Pastore, un Centro d’ascolto antimobbing, indicato per fare diagnosi e cura di tale disturbo. Sempre a Roma a febbraio di quest’anno è nato lo sportello “S.o.s. mobbing”, per iniziativa del senatore A. De Luca, promotore di uno dei disegni di legge, e di un pool di professionisti esperti del fenomeno (avvocati giuslavoristi, psicologi e psicoterapeuti, sociologi e medici del lavoro). Lo sportello, rivolto a tutti i cittadini vittime di questo problema, offre servizi gratuiti di prima assistenza : informazione, ascolto, analisi e valutazione del problema, orientamento verso strutture pubbliche o private qualificate (tel. 06.5430868 - lun., merc., ven. ore 16-18 via A. Leonori, 85 - Roma Eur). A Milano, invece, già da diversi anni esiste, presso la Clinica del Lavoro, l’ambulatorio di Neurologia del Lavoro, che si occupa di mobbing, oltre che di altri disturbi e/o patologie da evento critico. Anche a Napoli è stato attivato da qualche mese un ambulatorio specialistico, presso il CIM (Centro di Igiene Mentale - attuale Unità operativa di Salute Mentale) della Asl 1, diretto dal prof. C. Petrella, ove si garantisce assistenza ai mobbizzati. Recentemente il Ministro della Sanità U. Veronesi ha messo il fenomeno del mobbing tra le principali emergenze da affrontare in questo nuovo anno e molti giornali ne hanno parlato diffusamente, portandolo all’attenzione generale. Da oltre un anno inoltre diverse iniziative vengono segnalate da parte dei sindacati confederali, come numeri verdi, sportelli di ascolto e progetti di ricerche scientifiche, per comprendere meglio il fenomeno e i possibili modi di affrontare questa malattia sociale. Per i navigatori di internet segnaliamo il sito http://digilander.iol.it/emaier, che contiene tutti i links delle associazioni sul mobbing, i convegni, gli articoli, le leggi, i testi, etc. Per i lettori indichiamo, tra i libri che sono andati a ruba: “Stop mobbing - resistere alla violenza psicologica sul luogo di lavoro” di Casilli, ed. Derive Approdi, 2000 (con consigli pratici su come muoversi per difendersene o prevenirlo) e “Cattivi capi, cattivi colleghi” dei Gilioli, ed. Mondadori, 2000. Consigliamo inoltre la lettura dei libri ”Stress e mobbing” di Hage e Lancioni, ed. Pitagora, 1998, “Molestie morali” di M.F. Hirigoyen, ed. Einaudi, 2000 e “Mobbing” di D.Gallotti e E. Cusmai, ed. Ianua, 2001. Tra le riviste segnaliamo il n. 14 di “Servizi e territorio” del Fist - Cisl Lazio, di luglio 2000 e la newsletter n.14 di “Lavoro e benessere” dell’Ispesl di luglio 2000.
(D.ssa Tania Lardo – dr. Ciro Aurigemma)

Sicurezza sul luogo di lavoro – la legge 626/94

In Italia sono aumentati molto gli incidenti sul lavoro: secondo l’INAIL ancora nel 1999 si sono registrati circa cento morti al mese (1.208 in un anno) e 960.000 infortuni denunciati. In realtà manca una cultura della prevenzione e una informazione adeguata. Recependo a tal riguardo una direttiva CEE, è stata approvata la legge 626/94 con successive modificazioni, che attua una revisione del concetto di sicurezza e prevenzione nel mondo del lavoro. In questo decreto sono state individuate figure e organismi con compiti specifici nella valutazione dei rischi e nell’attuazione delle misure di prevenzione e sicurezza. Oltre all’obbligo per imprese e progettisti di impianti e luoghi di lavoro di rispettare determinati principi generali e di scegliere macchinari rispondenti alle normative, il punto nodale è quello dell’istituzione di un Servizio di Prevenzione e Protezione. In esso vengono specificate le figure che ne fanno parte e che partecipano alle attività: il Responsabile della Sicurezza e gli addetti alla Sicurezza da un parte e il datore di lavoro, il medico, il Rappresentante dei lavoratori, i lavoratori stessi dall’altra parte. Per le designazioni ci devono essere certi requisiti tecnico - professionali che, se mancano, devono essere acquisiti con una adeguata formazione ed è previsto il ricorso alla consulenza esterna. Il datore di lavoro è il responsabile principale della attività di prevenzione, designa le figure stabilite dalla legge, controlla il rispetto degli obblighi da parte di esterni, redige un documento finale, può inoltre scegliere tra varie possibilità la strutturazione del servizio. Uno dei cardini del decreto è il concetto di rischio e la sua identificazione, valutazione, gestione ai fini dell’adozione delle misure di prevenzione e protezione. Vanno quindi identificate tutte le potenziali fonti di rischio presenti nelle unità produttive o in altri luoghi di lavoro, tra cui sono incluse anche le scuole. Si dovrebbe passare da una logica “reattiva” a un orientamento ”proattivo” e partecipativo, che va dalla eliminazione o riduzione dei rischi, fino alle misure di emergenza da attuare in caso di pronto soccorso, di incendio, di pericolo grave e di evacuazione dei lavoratori. Sono da predisporre a tale scopo attività di informazione e formazione dei lavoratori, studenti, etc. con programmi adeguati e vi è inoltre un piano di emergenza con l’esposizione di planimetrie e percorsi da seguire, con apposita preparazione dei lavoratori a riguardo. Il legislatore ha previsto un formazione permanente e non episodica, per creare una cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. In seguito anche i Dirigenti Scolastici sono stati considerati datori di lavoro e quindi obbligati a fare queste attività nelle scuole di ogni ordine e grado. In particolare sono previste esercitazioni e simulate di evacuazione generale degli edifici scolastici come nelle fabbriche e altri luoghi di lavoro, con preparazione psicologica alla gestione del panico, esercizi di respirazione, informazioni adeguate e formazione ai diversi i livelli, con compiti precisi assegnati prima a determinate figure: ognuno deve sapere prima come muoversi e comportarsi per trarsi in salvo, senza intralciare gli altri e i soccorsi. Lo scopo è quindi quello di:
- essere preparati a sapere cosa fare nel momento della situazione di pericolo e quando scatta l’allarme
- stimolare la fiducia in se stessi
- aumentare l’autocontrollo per evitare comportamenti irrazionali e reagire bene all’eccitazione collettiva, poiché spesso si causano più danni per l’affollamento di persone incontrollato verso le uscite che per l’evento in se stesso che in molti casi può essere di lieve entità o riguardare solo alcuni punti dell’edificio.
Un ricercatore ha addirittura dimostrato, con simulazioni al computer, che se ci sono due uscite di sicurezza i fuggitivi tendono a seguire la massa e ad accalcarsi verso una sola uscita. Va notato che ad oggi non è diminuito il numero totale di incidenti annui, decrescono solo nell’industria, probabilmente per l’innovazione tecnologica, mentre aumentano ancora nell’edilizia e nell’agricoltura, per disorganizzazione e scarsità di controlli. La conferenza di Genova e la Carta 2000 hanno cercato di ovviare a questo stato di cose grave con una assunzione di impegni delle parti sociali. Su internet si possono consultare i siti dei sindacati ed è reperibile il testo della legge 626/94 e le successive modificazioni in una serie di siti utili come http://www.626.it/ e http://www.helios.unive.it/ dell’Università “Cà Foscari” di Venezia, dove si può anche trovare una bibliografia sul tema.
(Dr. Ciro Aurigemma)

Lo Stress ed il suo influsso sul lavoro

L’uomo del terzo millennio è costretto, dal succedersi degli eventi, a vivere una vita altamente frenetica, dinamica e competitiva e ad affrontare sempre più scenari di repentino cambiamento tecnologico, ove l’incertezza e la precarietà caratterizzano il suo futuro. In questo scenario dove il gioco in Borsa, gli investimenti azzardati e le speculazioni di ogni genere catalizzano l’interesse degli uomini d’affari, presi unicamente dal profitto, l’individuo perde la sua centralità, il suo “baricentro”, indebolendosi e impoverendosi fino ad arrivare a disconoscere il valore della vita e la preziosità di se stesso, quando arriva a tentare il suicidio. Se ciò si verifica si può dire che l’uomo, sottoposto a situazioni stressanti ed altamente faticose per la sua persona, giunge a depauperare le sue energie e le sue risorse interne, si sente privo di forza, di interesse e di volontà, fino in certi casi a desiderare di morire, per liberarsi dall’angoscia del vivere. Spesso l’uomo di oggi, a seguito dell’iperattività, dei soprusi o violenze e delle ingiustizie a cui è sottoposto quotidianamente, si ammala fino a cadere nella depressione, la forma di malessere psichico più diffusa ai nostri giorni, che rappresenta una dichiarazione di inanità e insoddisfazione del nostro vivere. Quando l’individuo cade nel vortice della depressione difficilmente ne esce in tempi brevi e con facile successo e le conseguenze del suo malessere comportano disfunzioni e disagi sia in ambito personale che professionale. Lo stress protratto, infatti, si manifesta principalmente con ansia e angoscia e quando diventa depressione si evidenzia con sintomi di apatia e abulia, bassa capacità di concentrazione, disinteresse, inattività e umore depresso. Lo stress può essere definito come una complessa reazione di risposta di tutto l’organismo (psico- fisico- emotivo) di adattamento a situazioni, avvenimenti, eventi vissuti come trauma. Spesso infatti dopo un lungo ed intenso periodo di amarezze, delusioni, frustrazioni e sofferenze a seguito di eventi critici come incidenti, lutti, separazioni, abbandoni, terremoto, violenze sessuali o morali sul lavoro (mobbing) o altro… l’individuo vive un profondo periodo di dolore, di impotenza e di smarrimento che lo spinge a ripiegarsi su se stesso e a distogliere l’attenzione dal mondo esterno. Quando la vita si appiattisce e perde di profondità entra in gioco la depressione, che costringe l’individuo ad abbandonarsi, a lasciarsi andare, a rimanere in silenzio, obbligandolo ad ascoltarsi. La persona fortemente “stressata” e depressa ha necessità di prendersi tempo, ha bisogno di fermarsi e, forse, riflettere su se stesso, su cosa gli sta succedendo che non va e che non sopporta più. In questa società non c’è spazio per l’originalità, la diversità e l’autenticità. La società esige individui che si adattano al sistema, individui efficienti, produttivi, facoltosi, sessualmente forti, brillanti e di successo e, l’individuo che non corrisponde a questo modello ideale proposto dalla società (attraverso i mass media in particolare), tende a sentirsi fuori posto, disadattato ed emarginato. Soprattutto nei luoghi di lavoro si assiste anche all’emarginazione di individui intelligenti, preparati e creativi che, attraverso diverse forme di mobbing, vengono isolati e costretti ad essere inoperativi e pertanto a sprecare quelle energie e risorse, che se fossero state utilizzate, avrebbero dato alle aziende notevoli opportunità di sviluppo e di competitività sul mercato. Molte aziende oggi ricorrono ad astuzie e scorrettezze, il cosiddetto “mobbing strategico”, per tagliare i costi del personale ed aumentare i profitti, colpendo e allontanando i propri lavoratori dai posti di lavoro, portando questi ad “ammalarsi” e creando disagio psicologico e malessere esistenziale anche alle loro famiglie e alla società nel suo insieme
Il mobbing è quindi un metodo subdolo e purtroppo efficace, utilizzato dalle aziende malsane, che costringere il personale in eccedenza a dare le dimissioni. Tali aziende rendono inattivi alcuni dei loro dipendenti, creando un rapporto di sfiducia collettivo che coinvolge e inficia anche il rapporto con i lavoratori ancora operosi e produttivi, rapporto che sarà assai difficilmente recuperato nel tempo. Il mobbing, in realtà, può costringere ad una improduttività totale (data da una depressione grave) e così, chi ne è vittima, una volta disoccupato, finisce con il dover dipendere dalla società. E’ questa la ragione per cui si parla del mobbing come di una malattia professionale e sociale. Lo stress, in sintesi, può condurre essenzialmente a tre tipi di disturbi: disturbo acuto da stress, qualora la durata dei sintomi è inferiore ad 1 mese, il disturbo post-traumatico da stress, se la durata dei sintomi è superiore ad 1 mese e lo stress cumulativo o “burn out”, a seguito di eventi traumatici e stressanti cumulativi. La prima forma di disturbo da stress si verifica a seguito di un evento critico, che lascia i segni per un periodo limitato (max 1 mese) e pertanto si può considerare di lieve entità; la seconda forma di disturbo da stress (oltre 1 mese) è certamente più grave e può lasciare i segni del disagio e del malessere anche per tutta la vita, qualora non si intervenga in tempo, con un sostegno psicologico o con una psicoterapia ad hoc (suggerita la tecnica psicoterapeutica EMDR ); la terza forma di patologia da stress è il cosiddetto “burn out” (in italiano significa “bruciarsi”) e si configura come un disagio psicologico che emerge a seguito di eventi frustranti o da traumatizzazione vicaria (trauma vissuto in modo indiretto) sostenuti per un lungo periodo, frequente in operatori socio-sanitari. Si possono annoverare tre principali dimensioni del “burn out”: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale con idee negative su di sé. Tale disagio è altamente probabile quando lo stress copre sia la sfera personale che professionale. In tali casi è bene richiedere l’intervento di uno specialista, per evitare la frammentazione dell’io. Lo stress, in definitiva, fa parte della vita e se volessimo evitarlo del tutto, non rispondendo alle situazioni esterne e interne, dovremmo smettere di vivere. Gli eventi e i cambiamenti sia in positivo che in negativo richiedono, sia sul piano fisico che su quello esistenziale ed emotivo, un nuovo equilibrio e sta a noi rispondere adattandoci, di volta in volta, opportunamente alla nuova realtà. Quello che in verità è consigliabile in situazioni di eccessivo stress, quando appunto vi è un sovraccarico emozionale che inizia ad alterare lo stato di equilibrio di un individuo, è rimanere in ascolto di se stessi, del proprio sentire ed evitare di accumulare troppi carichi di preoccupazioni e di affaticamento emotivo, tali da non poter essere affrontati e superati da soli. E’ bene accorgersi in tempo del disagio psichico che sta emergendo e prevenirlo chiedendo aiuto ad uno specialista (psicologo o psicoterapeuta), dividendo perciò con qualcuno le proprie difficoltà: un supporto psicologico ed affettivo, a volte anche di un amico, può essere un valido aiuto, che rende più sostenibile un periodo di vita tormentoso e difficile, a cui l’evento critico ci ha costretto inevitabilmente. Per ulteriori approfondimenti suggeriamo i seguenti siti web su internet: www.digilander.iol.it/simp - http://www.riza.it/ - http://www.sipem.org.-/
(D.ssa Tania Lardo)

Molestie sessuali sul lavoro e discriminazioni verso le donne

Per molestie sessuali si intende "ogni atto o comportamento indesiderato, anche verbale, a connotazione sessuale arrecante offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce, ovvero che sia suscettibile di creare ritorsioni o un clima di intimidazione nei suoi confronti". Le molestie sessuali, rivolte in modo particolare alle donne, in ambito lavorativo sono da considerarsi tra le violenze psicologiche più gravi e più offensive che la donna possa subire nella propria vita. Naturalmente le molestie sessuali hanno una variegata espressione e manifestazione che può avere un impatto emotivo diverso a seconda della natura dell’insulto e/o dell’atto e del ricatto che vi si nasconde dietro e, naturalmente, a seconda della personalità del soggetto che subisce la violenza e, di come la persona percepisce e reagisce a questa. E’ ovvio che un individuo con personalità fragile e con un io frammentato, tenda a reagire alla violenza con uno sconvolgimento emotivo maggiore essendo psichicamente meno “attrezzato” per gestire la situazione nel modo più opportuno e, al contrario, una persona forte e capace di fronteggiare i problemi riesca meglio, in situazione di elevata criticità, ad individuare possibili soluzioni atte a proteggere se stesso e a subire meno danno per la sua persona. Ancora nel terzo millennio, in una società più evoluta ed avanzata, la donna si trova ad essere oggetto di azioni di violenza a sfondo sessuale e ad essere invischiata in situazioni ricattatorie ed insostenibili, che la costringono a provare impotenza, forte senso di smarrimento, rabbia e intenso odio nei confronti del suo molestatore. In tali circostanze anche l’integrità psico - fisica della persona viene minacciata ed il più delle volte le donne scelgono forzatamente di subire la violenza, pur di non trovarsi in situazioni peggiori, ancora più mortificatorie ed estenuanti.
Quando la donna non riesce a fronteggiare opportunamente l’evento critico e a risolverlo con successo, ma al contrario lo subisce passivamente, entra in uno stato di disagio psicologico grave, che lede la sua salute psico - fisica creando danni anche a livello biologico. Alla donna, vittima di molestie, non rimane che chiedere il risarcimento dei danni a seguito della violenza subita e delle ferite provocatele. Il risarcimento diventa l’unico appiglio, una sorta di mera illusione per risanare, almeno in piccola parte, il dolore provato ed il disagio psicologico verificatosi. A tutto questo si aggiunge poi la difficoltà della prova, sia in sede giudiziaria che di ricorso interno, delle molestie sessuali, che per lo più avvengono in assenza di testimoni ed il pericolo che alla denuncia faccia seguito una controquerela per calunnia o ingiuria nel caso in cui non si riesca oggettivamente a dimostrarle. Il molestatore, infatti, può richiedere la tutela giudiziaria contro chi è stata vittima della sua azione illecita.
I danni risarcibili, ove siano dimostrabili, possono essere morali, esistenziali, professionali e biologici (questi ultimi possono essere richiesti qualora vi siano stati danni alla salute psico - fisica della persona).
Le molestie sessuali non sono le sole violenze che le donne subiscono: di frequente una violenza, seppur di minore entità, è provocata dalle continue discriminazioni che vengono fatte quotidianamente sul posto di lavoro. Si tratta di discriminazioni sistematiche, di continue critiche, al limite della persecuzione e della crudeltà e di forme di terrore psicologico, che hanno spesso dequalificato e compromesso l’immagine sociale delle lavoratrici. Ancora oggi molte donne hanno incarichi di lavoro dequalificanti e marginali, vengono trattate senza riguardo e costrette ad occuparsi di compiti inferiori rispetto a quelli degli uomini, con cui si trovano spesso in conflitto, in quanto non condividono i principi della parità. Di frequente le attività che svolgono le donne sono inferiori alla loro qualifica e alle proprie capacità e non permettono la loro realizzazione professionale, costringendole a vivere il lavoro senza serenità, senza alcuna gratifica e riconoscimento. Questo genere di violenza, generata da una cattiva gestione del personale e da una cultura aziendale retrograda, determina uno svilimento della figura della donna nel mondo del lavoro e crea uno stress continuo, che comporta ripercussioni negative sulla conduzione familiare, che spetta, ancora oggi, principalmente al mondo femminile. Anche nella New Economy, lì dove le aziende sono in fase di riorganizzazione aziendale, chi ne fa le spese e viene messo in Cassa Integrazione sono principalmente le donne e, soprattutto, quelle che hanno scelto il part-time. Nonostante si abbia una Legge sulle Pari Opportunità tra uomo e donna nel lavoro (Legge 10/4/1991, n° 125) è difficile garantire alle donne il rispetto della propria dignità e dei propri diritti (diritto al lavoro compreso). Eppure queste hanno un ruolo determinante nella crescita e nell’educazione dei figli ed il rischio che si corre è che la donna, vivendo questi continui soprusi e violenze, non sia più in grado di svolgere opportunamente il suo compito di madre, creando gravi disagi ai figli che, a quanto risulta dalle statistiche, crescono depressi o addirittura dipendenti dagli psicofarmaci. Eppure i figli di oggi rappresentano le generazioni che guideranno la società di domani e pertanto questo fenomeno dovrebbe costituire un segnale di allarme su cui riflettere. Un maggiore sensibilizzazione su questi problemi potrebbe frenare le gravi conseguenze che l’umanità potrebbe presto dover affrontare. Attraverso internet è possibile ottenere ulteriori informazioni e dati sull’argomento, suggeriamo, a tal proposito, di visitare http://www.telefonorosa.org/ e i siti dei sindacati, che hanno sezioni sul tema.
(D.ssa Tania Lardo)



L’influsso del colore e dell’ambiente sul lavoro

E’ ormai noto da molti anni in letteratura e in campo industriale che l’ambiente di lavoro, l’illuminazione, i colori usati, sia nei macchinari che nei locali, giocano un rilevante ruolo nel benessere o malessere dei lavoratori, che difatti si ripercuote sul rendimento, sulla presenza e quindi sulla produttività. Già gli antichi egizi conoscevano l’influsso dei colori sull’uomo e lo usavano a scopo terapeutico. Pur essendoci molte teorie diverse sull’effetto dei vari colori sulla psiche, ancora non validate scientificamente, in generale possiamo dire che dagli studi e dalle esperienze fatte risulta che i colori caldi della gamma rosso- arancione - giallo, sono attivanti delle funzioni della circolazione del sangue, della respirazione, etc., mentre quelli freddi dal verde al blù al viola, sono calmanti del sistema nervoso e delle stesse funzioni. Nell’industria il colore è stato usato con buoni risultati per migliorare l’efficienza produttiva: viene ridotta la stanchezza visiva, si migliora l’umore e si aumenta la quantità e la qualità della produzione, ma anche gli incidenti diminuiscono. Negli ospedali i colori aiutano la guarigione dei malati e migliorano le prestazioni dei medici e degli infermieri. Nelle scuole aiutano la concentrazione e riducono la fatica visiva. In ufficio e dove si studia si consiglia il giallo, non troppo chiaro, per stimolare l’attenzione e l’attività mentale, va evitata inoltre la monotonia e la trascuratezza negli ambienti di lavoro. Naturalmente anche l’uso della musica di sottofondo, se opportunamente scelta e al giusto volume, a seconda del tipo di attività svolta, può contribuire notevolmente al benessere e al rendimento lavorativo, come pure l’arredamento adatto, sia come praticità d’uso, che come estetica e come colori. Anche l’illuminazione gioca un ruolo importante come dimostra tra gli altri uno studio del CNR, in collaborazione con il Lighting Research di New York, sul lavoro notturno in ambienti poco stimolanti. Con un sistema di illuminazione speciale a regolazione variabile si faceva cambiare l’intensità e il colore della luce in quattro gruppi di operatori notturni, con un miglioramento significativo delle prestazioni nelle attività cognitive complesse, un aumento della presenza percettiva ed emotiva e della temperatura corporea, che pure influisce sul rendimento lavorativo. Inoltre è stato notato che l’eccessiva stimolazione notturna può risultare controproducente per l’addormentamento, come la bassa stimolazione lo è per il lavoro (P. Scuri, ’95). Le luci al neon invece sono dannose al sistema nervoso, perché danno stimoli non fisiologici, anche se sono convenienti economicamente. Più compatibile con la salute è la luce alogena a corrente continua, come quella delle lampade da tavolo, che può inoltre essere ravvivata da oggetti colorati sulla scrivania. Tra i principali studiosi dell’argomento ricordiamo John Ott, F. Birren, Max Luscher, C. Widmann, W. Bernasconi, ma i colori avevano già affascinato Goethe, Steiner, Jung. Per Goethe, autore di una “Teoria dei colori”, ripreso più tardi da Steiner, fondatore dell’Antroposofia, il colore provoca un particolare stato d’animo, per i simbolisti, come lo psicanalista Jung, il colore assume significati e dà effetti, poiché collegato a immagini prevalentemente inconsce. Per John Ott invece, l’effetto dei colori non è puramente psicologico, ma essi vanno considerati come lunghezze d’onda di energia, essendo onde elettromagnetiche. Tra i libri sul tema, oggi in gran numero, segnaliamo il classico “Cromoterapia” di Linda Clark ed. RED, 1975 e “Il simbolismo dei colori” di C. Widmann, ed. Piovan, 1988. Su internet si può trovare molto materiale informativo, non sempre scientificamente fondato, spesso sotto la voce cromoterapia, branca della medicina alternativa che crede nella possibilità di usare i colori e i suoni per scopi terapeutici o come coadiuvante, in particolare vedere http://www.cromoambiente.it/, http://www.amon.it/ e Max Luscher, Theo Gimbel, etc.
(Dr. Ciro Aurigemma)


sul colore hanno scritto:
“ Non ci stupiremo che esso esercita sul senso della vista, e per la sua mediazione sul sentimento, una azione specifica, da solo o in combinazione con altri, azione che si rispecchia in modo diretto sul morale”.
J.W. Goethe
“Ciò che noi chiamiamo simbolo è un termine, nome o anche una rappresentazione [nel nostro caso un colore], che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale. Esso implica qualcosa di vago, di sconosciuto, di inaccessibile per noi.”[ un contenuto inconscio]
C.G. Jung












Notizie sugli autori per ulteriori informazioni consultare i siti web:
http://www.aurigemmapsic.com/ - www.zetalog.com/tania

Ciro Aurigemma
Clicca qui per contattare (tel. 06. 86214089 – 348. 3402124 )

Ciro Aurigemma, psicologo libero professionista a Roma e prov., esperto del colore, di rischi ambientali e di sicurezza scolastica. Collaboratore di un sito per il mobbing, docente di psicologia presso associazioni culturali a Roma.

Tania Lardo
(tel. 06. 66416415 – 347. 9048857)

Tania Lardo, psicologa, formatore e docente in ambito manageriale e clinico per dirigenti e quadri, esperta di tecniche di intervento nell’emergenza (defusing e debriefing), di EMDR e di mobbing, conduttrice di seminari di autosviluppo quali: “Scopriamoci giocando”, “Imparare ad amare incondizionatamente” e “La scoperta del Sé e l’Arte di vivere bene”.





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