RUSSIA, lacrime di ghiaccio
Attualità: Russia,lacrime di ghiaccio
Mosca, 9 agosto: l’esplosione di una bomba nella stazione del metrò di piazza Pushkin causa la morte di 12 persone; il governo di Mosca non mostra incertezze nell’attribuirla -frettolosamente- ai ribelli ceceni ma l’ipotesi più probabile pare, oggi, quella criminale. L’attentato alla metropolitana non è che un’eco dei drammatici scontri che, da oltre un anno, insanguinano la Cecenia.Si calcola che solo tra luglio e agosto più di 50 soldati russi siano caduti vittime degli indipendentisti islamici. Sabato 12 agosto, Mar di Barents: il sottomarino nucleare russo “Kursk” si inabissa insieme al suo equipaggio (118 tra alti ufficiali e giovani marinai).Per giorni la Russia sembra non voler rendersi conto della gravità dell’incidente, preoccupandosi soltanto di fornire ipotesi più o meno fantasiose sulle cause dell’avaria di quello che, fino a poco prima, era considerato il gioiello della “Flotta del Nord”.I vertici della Marina russa rifiutano gli aiuti “occidentali” nel momento di maggiore necessità. Più di qualcuno avrà avuto l’impressione di essere ripiombato negli anni della guerra fredda tra U.S.A. e U.R.S.S.: conferme, smentite, accuse e giustificazioni hanno fatto da scenario a quella che è e rimarrà una grande tragedIA. Arrivando quasi a negare l’evidenza, l’ex-Unione Sovietica ha cercato di nascondere ciò che ormai da tempo il mondo conosce: lo sfacelo della Super-potenza che per oltre mezzo secolo ha “tenuto testa” agli Stati Uniti. Lo stesso premier russo -Vladimir Putin- ammette che la nazione è in ginocchio, ribadendo con forza la necessità di un profondo cambiamento, di una riforma radicale.La Russia da anni ormai barcolla pericolosamente -l’andatura di Boris Heltsin negli ultimi tempi ne è stato un sinistro presagio-. La vicenda del Kursk si abbatte, come un uragano, sul Cremlino: i ritardi nei soccorsi, l’atteggiamento inspiegabilmente omertoso della Marina, le fatiscenti navi da guerra –un tempo ancelle della gloriosa “Flotta del Nord”- ormai arrugginite agli ormeggi, tutti sintomi di una nazione ferita, forse, mortalmente. Tragica ironia del destino, il 27 agosto scoppia un grave incendio su uno degli edifici più rappresentativi di tutta la Russia:la torre tv di Ostankino (la struttura più alta d’Europa), costruita negli anni di massima ascesa del Paese.L’immenso rogo, domato dopo 24 ore, lascia dietro di sé 4 vittime, oltre al totale oscuramento televisivo (a tempo indeterminato) per quasi 20 milioni di persone.Ancora incertezza sulle cause dell’incendio, si parla di un probabile corto circuito; fonti attendibili sostengono che l’edificio fosse privo dei più elementari sistemi anti-incendio; questa notizia, se confermata, meglio di ogni altra riassume la situazione della Russia di oggi. Il presidente Putin, in occasione del discorso tenuto ai parenti delle vittime del Kursk, ha dichiarato di assumersi ogni responsabilità e di voler portare “la pesante croce”; un atteggiamento coraggioso che deve accompagnarsi però ad una “rivoluzione bianca”.La vecchia Russia e le sue istituzioni, retaggio di una storia ormai lontana, devono cambiare.Non basta sollevare gli uomini di vertice dai loro incarichi -questo lo si fa sempre dopo ogni tragedia- è necessario che cambi la mentalità al potere.
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