Il filo invisibile - Fantasmi di oggi
Un filo invisibile. Una catena di dolore che non conosce continenti e nazioni, un folle credo che trova spesso il suo incubatore nel vecchio continente. Un’Europa senza coscienza comune e troppo spesso coperta da una patina di laissez-faire. Un fantasma che colpisce il ventre della decadente Russia e non risparmia i paradisi d’Oriente. Un unico elemento composto da altre mille molecole di disperazione, di fanatismo, di innegabile ottusità che al giorno d’oggi, agli occhi di noi occidentali appare inspiegabile tanta è la sua ferocia, tanta la passione con cui viene giorno dopo giorno alimentato, nutrito e sostenuto. Una bestia che potrebbe sembrare scontata, snobbata, medializzata. Una fenomeno più che una parola a cui dobbiamo le nostre paure moderne, conscie ma soprattutto inconscie. L’insicurezza che oggi ci attanaia è la sua alleata, la precarietà che questa ragnatela infonde dentro di noi è sempre più radicata, sempre più parte della nostra vita, una sensazione presente perfino nei momenti più intimi. Nessuno può negare di avvertirla. Il pericolo più grosso è rappresentato dal terrore che può colpire tutti ovunque, ma il mondo d’oggi annichilisce, invecchia, rende invisibili i pericoli e molto spesso succede che l’emergenza diventa la condizione normale. Questo è successo.
Oggi sembra tutto scontato, mi chiedo dove si sia persa la capacità di trovare soluzioni, di cercare di deviare l’innata malignità umana verso l’ideale di sempre. Mi chiedo quali forze controllino il mondo, mi chiedo quali sono gli elementi che non conosco, che tradiscono le speranze e portano ai risultati opposti ad esse. Volendo semplificare le cose potremmo dire che il funzionamento di questo pianeta è noto, che c’è sempre stato l’interesse davanti a tutti noi, che la convenienza non è cosa nata nell’era della globalizzazione e che i mercati non hanno fatto altro che inaridire le nostre coscienze, chiudere i nostri occhi e rendere impermeabili i nostri sentimenti dalla pioggia di sangue che ogni giorno colora lo schermo della nostra televisione. Kenya, Afghanistan, Pakistan, America, Bali, Russia e poi? La cosa che mi sconvolge e che mi rende impotente è la sicurezza che niente di valido è cambiato davanti a tutti questi morti, niente di costruttivo è stato avviato e sono sicuro che niente cambierà nell’immediato o nel post-immediato. Forse mi piace pensare che dopo il post-immediato arriverà qualche persona illuminata che avrà il coraggio e soprattutto il potere di cambiare le cose, di analizzare i motivi per cui donne e uomini diventano assassini e sono pronti ad andare in pezzi portandosi con loro altri uomini loro simili. Il perché c’è sempre. Il problema è quanto costa dare una risposta a questo perché in termini di interessi economici, di orgoglio nazionale da film, di controllo egemone sul resto del mondo e di avidità. La politica di coloro che potrebbero interrompere la sequenza delle cose è oggi più incline ad accellerarle che a rallentarle, nessun campanello è suonato nelle loro teste e l’unica priorità che vedono è quella di rispondere al terrore con altro terrore. Dimenticano e si scordano di tutte le colpe che hanno, chiudono bene i loro scheletri nell’armadio e sorridono candidamente davanti alle telecamere che li immortalano come agnelli feriti, che li dipingono come giustizieri di un mondo ingiusto e senza pietà, che li esaltano al ruolo di portatori di saggezza e di pace. Si nascondono dietro aleatorie alleanze internazionali di cui solo loro ignorano il fine istituzionale e fondamentalmente giusto. Come uno scudo che li protegge giustificano il loro operato in nome dell’unità dei popoli civili consacrata in queste alleanze di fronte alla barbarie dei terroristi. Mi chiedo perché solo adesso, dopo i fatti di New York si è arrivati a capire che il mondo non può essere controllato da soli, seguendo le logiche del profitto e dell'egemonia. Mi chiedo se la più grande potenza del mondo potesse pensare di non pagare le conseguenze dei suoi atti e del suo libero e sregolato mercato, un benessere che ha affamato migliaia di persone, negato medicinali con embarghi decennali, sfruttato risorse minerarie e petrolifere di altri stati al solo fine di rafforzare se stessa e la sua moneta. Non voglio criminalizzare l’America. Non voglio spiegare l’attuale situazione globale solo con gli sbagli americani e non voglio un capro espiatorio che mostrerebbe ancora una volta la misera natura degli uomini e la logica dello scarica barile. Nell’analisi di un problema difficilmente si arriva ad identificare un unico elemento che ha portato alla nascita e all’evoluzione del problema stesso, se si è fortunati o magari anche intelligenti si trovano diverse cause, diversi componenti e si capisce che tutti insieme hanno portato alla creazione della situazione in cui ci troviamo oggi. Dell’America di oggi, di sempre, potrei elencare un milione di altre cose che ammiro e che amo, l’ideale di democrazia e di libertà per tutti senza contare l’enorme debito che ogni italiano ha nei suoi confronti per averci liberato. Un debito storico che non può e non deve rappresentare la giustificazione a tutto, che non deve impedire ai suoi alleati di analizzare i fatti di oggi che ormai distano da quel debito più di 55 anni. Il mio pensiero è un tentativo di capire i fatti che ci circondano, che ci sfiorano, che ci rendono insicuri e che forse, se avremo la sfortuna di trovarci la, ci colpiranno direttamente. Possiamo sperare di non trovarci mai in quel posto, possiamo credere che nel nostro apatico benessere niente di cosi inumano potrà mai sconvolgere le nostre esistenze ma è ovvio che dopo l’11 settembre sarebbe un illusione fanciullesca. Chi rende terrore al terrore non capisce che il vortice innescato risucchierà anche loro, chi invece con il terrore porta avanti la sua causa fondamentalistica non conosce il valore della vita.
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