NOSTRADAMUS debutta a Roma lo spettacolo del regista Antonio Serrano
E' in scena a Roma al Teatro Sala 1 - P.zza di Porta San Giovanni - lo spettacolo NOSTRADAMUS principe delle profezie di Doc Comparato. La regia è di Antonio Serrano. Gli interpreti: Emanuele Vezzoli nel ruolo di Nostradamus, Turi Catanzaro in quello dell'amico di sempre: Julius, Gianna Paola Scaffidi che si alterna con Sarah Sammartino nel ruolo di Sabina (prima moglie del nostro protagonista), Gioacchino Maniscalco è Papa Sisto V, il Papa "tosto", Anna Teresa Eugeni nel ruolo di Caterina de Medici, lo stesso Antonio Serrano nel ruolo del Cardinal Narbonne, capo della santa inquisizione e ancora Fabio Omodei, Valentina Spagnesi, Marco Caldoro, Alessandro Marino e Cinzia Cicchetti. Un cast eccellente per uno spettacolo senza tempo dove costumi, scene e musiche formano, con le voci degli attori, un tutt'uno che trascina lo spettatore in un turbinio di emozioni difficili da scordare, grazie anche alla regia serrata e trascinante che il regista Antonio Serrano ha saputo dare allo spettacolo. Nostradamus fa parte della trilogia PRIGIONIERI DEL TEMPO. Sono tre testi e tre prigionieri. Il primo, Nostradamus, è il prigioniero del futuro, il secondo, Michelangelo lo è del presente, e l’ultimo, Molière, è invece prigioniero del passato. Tutti e tre a combattere con il tempo, l’unico elemento che l’uomo probabilmente non riuscirà mai a dominare e controllare. Eccolo, il Tempo. Soggetto insopportabile che pur affascina. Il segreto che nasconde può facilmente imprigionare il coraggioso, confondere il puro, sedurre il potente o distruggere colui che lo ignora, poiché ha la forza di ciò che è statico mentre trascorre. E’ assoluto e allo stesso modo relativo. Lo dicono inesorabile, ma forse riscattabile attraverso l’arte, la storia e la memoria umana. Molto più prossimo alla luce che non alla materia è l’invisibile che lascia comunque un marchio. Soggiogati a tale pressione, i prigionieri lottano, disperati, contro il loro guardiano. E tutte le armi sono valide in qualsiasi conflitto immaginabile. E se i personaggi riescono a uscire vincitori da una battaglia, cadranno irrimediabilmente nella prossima, e nella prossima ancora fino a capire che sono stati catturati da un eterno e imprevedibile “circolo”. A quel punto, quasi vinti, comprendono il nulla, come se fosse successo ieri. Si agitano nell’oggi per addormentarsi nella speranza di un domani. Ma esiste davvero il libero arbitrio o la nostra vita e tutta la storia dell’umanità è già scritta in un libro sin dalla notte dei tempi? E troverà soluzione il conflitto tra fede e scienza? Questi alcuni dei quesiti che ci si pone in questo spettacolo. Il testo si distingue per la commistione stilistica tra commedia e dramma, e lascia tracce profonde per una riflessione filosofica. Ciò che maggiormente mi ha attratto inizialmente leggendo il testo, ci ha confidato Antonio Serrano, è stato l’atteggiamento irriverente del personaggio di Nostradamus nei confronti del Potere, il suo fastidio nei confronti di tutte le cose banali della vita e la sua apparente mancanza di affetto per le persone a cui lui era caro. Nostradamus mi è apparso come un crocevia dove innumerevoli strade della vita andavano a incrociarsi creando caos. Ero affascinato da lui… dalla sua libertà di pensiero, dalla sua ricerca di cose che altri non riuscivano non solo a capire ma neppure a immaginare… Come portare sulla scena un simile personaggio? Intanto lo spazio scenico: non volevo niente di realistico, al contrario lo spazio sarebbe dovuto risultare vuoto senza esserlo realmente. I costumi volevo diventassero tavolozze di colore in grado di assorbire la personalità dei personaggi esaltandola. Luci e ombre avrebbero dovuto assumere un carattere quasi grafico all’interno del quale gesti e movimenti sarebbero dovuti scaturire dalle voci degli attori, quindi un’azione derivante più dall’intonazione delle battute che dal movimento stesso. Pose plastiche che suggerissero immagini tratte dai dipinti e dalle sculture rinascimentali avrebbero chiuso il cerchio…
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