Al compleanno di Silvia
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Al compleanno di Silvia



Sarà che mi sono tinta i capelli di nero, che questo completo di malva e di seta m'accarezza leggero, come se non portassi che niente, come se la mia pelle dorata di fine d'agosto facesse piacere soltanto a guardarla.
Seduta su questo divano m'imbarazza ogni parte di me che da sola s'ostenta, le mani, le unghie, le gambe che appena accavallo. Mi godo la festa e faccio la faccia tranquilla, mi gusto questi uomini che s'annidano intorno, mi chiedo se s'accontenterebbero davvero di scoparmi soltanto con gli occhi.
Scaldo il bicchiere ed aspetto qualcuno che mi tolga dall'imbarazzo di essere sola, non conosco nessuno, solo la mia amica immersa tra baci e regali. Chissà se sarebbero così discreti a non togliermi l'aria ed annusare solo di sfuggita il profumo che porto.
Se solo sapessero una parte dei sogni che faccio, di come alle volte mi riduco allo specchio, a pensare a qualsiasi uomo che abbia almeno il coraggio, l'ardire di sollevarmi almeno la gonna senza chieder permesso e sbafarmi le labbra come le altre senza rossetto.
A volte mi chiedo se sono normale, se anche questa donna di fronte che parla e che ride, s'immagina d'essere presa senza preavviso, appoggiata ad un muro o sdraiata in un campo, dove le ortiche ormai alte non coprono grida.
Sarà che sono sfacciata soltanto di dentro e nessuno riesce a guardare oltre il rossore che finto s'accende, oltre quest'aria uscita da collegio che scaccia qualsiasi essere che vorrebbe almeno sentire il mio nome.

D'improvviso qualcuno spegne la luce e compare una torta con quaranta candele. Nel buio mi par di sentire un soffio di vento che alza la gonna, una mano che sale, s'insinua nel mio fiato sospeso. Rimango immobile e non mi volto nemmeno. E' mai possibile che qualcuno sia entrato nel mio sogno, nei miei pensieri dentro il campo d'ortica? La mano s'arrabatta nella mia carne, ma la sento giovane, esile, maledettamente leggera, avrà si e no la metà degli anni che porto. Mi chiedo cosa ci azzecca in questa festa di vecchi, cosa c'entra dentro i miei voli pindarici che come al solito m'atterrano nuda e sola nel letto.
Mi sta accanto e mi pressa senza lasciarmi il tempo d'alzarmi per finta e posare il bicchiere, di sicuro mi starà fissando il seno come un figlio che vuole mangiare, mi guarderà le mani come se fossero pronte a dargli piacere. Mi turba la sua presenza senza per nulla avvertire fastidio.
La mano continua a salire ed io non la fermo, neanche un gesto di stizza per apparire sorpresa. Cosa penserà di me? Cosa penserà delle mie cosce sudate. Ma è troppo buio per vedere il suo stupore, chissà se inesperto crede che il cuore sia in mezzo alle cosce? Magari vorrebbe dirmi che ha bisogno soltanto di un bacio, che assomiglio a sua madre che non vede da tempo. Chissà se non ha trovato occasione di meglio dove infilare una mano, che era solo un gesto d'amore e non gli è venuto poi bene! Forse voleva solo chiedermi affetto ed ora si ritrova con una mano di troppo tra una donna che non gli ha dato nemmeno uno schiaffo!

A tratti s'arresta e fa attrito, come se volesse appiccicarmi frammenti di pelle, incollarmi la memoria di provare vergogna perché m'ha visitata senza consenso, perché m'ha sollevato la gonna ed ora mi stringe e m'afferra come se avesse in mano un trenino rubato. Potrei gridare, ma chissà che figura, potrei correre ed accendere la luce, scappare e chiudermi in bagno.
Con tutti gli uomini che m'hanno guardata stasera non è possibile che soltanto un ragazzino abbia avuto l'ardore ed il coraggio di verificare come la penso, come reagisco. Lo sento che è giovane, sento l'ansia nel suo tatto, il timore nel palmo che s'è fatto coraggio.
Ma poi mi lascio andare sapendo che sono solo istanti di buio, che tra poco s'accenderà la luce e come d'incanto sarà tutto finito, che questa mano arrivata oramai alla fine è più esperta di tante altre che ho conosciuto.

Oramai se ne sarà accorto che non porto mutande, che mai l'ho portate quando prima di uscire mi balenava il pensiero di una qualche occasione. Se ne sarà accorto che non ho stretto le cosce, che non mi sono irrigidita, ma che sotto un fremito indeciso, impercettibile mi muovo e gli faccio più spazio.
Mi spiace di non vedere che nulla, chissà di che colore saranno i suoi occhi, se è troppo bambino come le sue dita esili e lisce m'accarezzano piano. Davanti a me prima del buio sedeva la mamma della festeggiata, è un'anziana signora che mi conosce da piccola, ma che figura ci faccio, se ora in questo momento quelle fiammelle accese si spegnessero di colpo e si rischiarasse d'impatto la stanza.
Vedermi qui su questo divano con una mano che mi tappa il piacere, con un dito oltre l'orlo che mi sfiora le sponde. E sale, sale senza fatica, ora avverto una sorgente che sgorga dalle rocce, è neve sciolta che diventa bollente, fiume in piena che esce dal letto, e ora mare copioso che alimenta il timore d'aver macchiato la gonna. Sente che il mio respiro s'ingrossa, come sono sicura che avverte il calore del seno che non vuole stare al suo posto.
Se ora fossi in casa aprirei gli occhi e consumerei i suoi anni, m'abbandonerei pur sapendo che peso i suoi chili, pur sapendo che questo braccio che mi preme il ginocchio è troppo leggero per difendermi dalle paure pressate sul davanzale.

Ma chi ti ci ha mandato dentro queste mie cosce? Come hai fatto a capire che non aspetto nient'altro? Che questa mano è il minimo che desidero, averla dentro l'oscurità profonda per non essere cosciente di quello che faccio. Mi sento vigliacca e mi piace, mi fa sognare che se fosse soltanto poco più grande mi solleverebbe di peso e mi porterebbe fuori da questa incoscienza, da questi occhi che so che mi guardano, da queste candele che prego Dio che almeno per ora rimangano accese. Le sue dita sono troppo leggere, se non fosse così piccolo non avrebbe paura di farmi del male, di farmi sentire volgare dentro una macchina che schizza veloce o in un ascensore fino all'ultimo piano.

Che ti ci vuole! Non tormentarmi fino a quel collo che non puoi baciare, che non puoi alzare i capelli e raccontarmi vapori e poesie d'amore. Perché tanto, ti giuro, non ne ho bisogno, non mi gonfio i polmoni d'emozioni scadute. Ma è difficile dirti tutto questo, anche se una stupida mano s'è appropriata dei miei segreti più intimi, delle mie pieghe, del mio odore che ora mi par di sentire.
S'arresta e riparte, mi cerca e fa da padrona, come io mi sento una schiava al pari d'una meticcia in un campo di cotone, come una negra in una telenovela che s'abbassa ed ospita senza fiatare il primo bianco qualunque.
Maledetto ragazzo! Ora sì che vorrei, ora sì che non posso fermarmi sotto questo desiderio che mi scompone il vestito e m'appiattisce al divano. Ecco, ora, adesso, in questo momento se mi salissi sopra non resterebbe che accoglierti con tutti gli onori, come quando chiusa nel bagno lavo la mia parte migliore mentre qualcuno m'aspetta nel letto o quando mi do di rossetto con la stessa solerzia di una cameriera che lucida pomelli della porta d'entrata.

Chissà se se ne è accorto che ora mi separa il nulla, che tra niente sprofondo tra le acque più calde, vorrei chiedergli un ultimo sforzo che mentre mi tappa, mi liberi una tetta fino ad aspettare la luce. Ora ti prego non fermarti, tiramela fuori se ti fa voglia, lasciami nuda se ti eccito schiava. Eccolo ora lo sento che arriva da lontano, come un messia aspettato da secoli, come una notizia dal fronte. Ecco ci sono, cola dall'alto come un miracolo dentro una bolla, sembra che faccia rumore, come risucchi di acqua battente dentro una grondaia che sfoga e inonda l'asfalto.
Dannato ragazzo, se ti dicessi che mai ho raggiunto il piacere in meno d'un niente, che uomini pazienti c'impiegano ore? Come è possibile che la tue piccole dita abbiano fatto tutto questo? Capisce, arresta la mano, s'asciuga le dita sulla mia pelle che freme. Capisce e mi ricompone la gonna un attimo prima che s'accenda la luce. Capisce e mi serra le gambe prima d'un niente soltanto che la vergogna m'arrossisca la faccia, prima d'un frammento che la mia amica soffi sulla torta, prima d'un solo instante che parta un coro d'auguri.
Curiosa mi volto di scatto, mi guarda, è la prima volta che guardo i suoi occhi, la prima che vedo la sua mano, che vedo le sue dita, le sue unghie smaltate di rosso.

LIBERAEVA

http://www.liberaeva.it/




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