L'inizio del genere umano di giandomenico ponticelli
1) La nascita del genere umano - l'Homo Habilis
Due milioni di anni fa, una nuova specie di ominidi dimostrò di avere capacità diverse rispetto alle altre. Questi preumani, o quasi umani, erano ingrado di costruire arnesi di pietra. Per questo motivo presero il nome di "Habilis". Gli Habilis furono la prima specie di primati ad emanciparsi completamente dalla ambiente silvicolo*. La foresta pluviale o il bosco non costituivano più un rifugio per loro, perché erano riusciti ad adattarsi alle immense pianure della savana. L'adattamento ad un nuovo habitat coincise con un drastico mutamento climatico, dovuto principalmente all'abbassamento della temperatura del pianeta, che in quattro milioni di anni aveva ridotto l'estensione della foresta pluviale. L'adattamento degli Habilis alla pianura africana, non scaturì soltanto un cambiamento del loro habitat, ma anche una modifica rilevante della nicchia ecologica*. L'Homo Habilis riuscì a modificare il ruolo in rapporto alle altre specie, passando da un alimentazione prevalentemente vegetariana ed una carnivora. Egli diventò uno "spazzino", perchési cibava di animali già morti. Si specializzò a tal punto in questo ruolo che divento perfino un inventore. l'Homo Habilis utilizzava dei rudimentali arnesi di pietra, molto affilati, utili per tagliare, spezzare e frantumare. Morfologicamente erano molto simili agli Australopiteci, ad eccezione di alcuni piccoli cambiamenti che riguardavano la testa (vai ai reperti fossili). Il volto si era rimpicciolito, e l'endocranio era aumentato. L'aumento del cervello venne stimolato dall'intensificarsi dell'attività umana**. Il rapporto tra aumento delle dimensioni del cervello e lo sviluppo di una nuova organizzazione sociale, basata sullo sfruttamento di risorse più sparse e meno prevedibili, è dimostrato anche da uno studio di Robin Dumbar*. Egli analizza l'aumento della corteccia celebrale nei primati, individuando due relazioni importanti. Queste variano rispetto alla nicchia ecologia e alla dimensione e complessità dei gruppi sociali*. Quindi: "esiste una relazione molto stretta tra la complessità sociale di un primate e la dimensione della corteccia, mentre non esiste alcuna variabile ecologica capace di indurre un accrescimento della corteccia".
L'aumento del cervello fu un fenomeno sociale che caratterizzò questa specie, mentre in altre, come i Parantropi, adattamento agli spazi aperti non ha conseguì nessuna modifica alla corteccia celebrale.
"Dato che l'incremento della corteccia attiene alle funzioni mentali di associazione e capacità di analisi, sono certo che sia servita ai primi Homo habilis a cavarsela sia in ambiente sociale molto ricco sia per occupare una nicchia ecologica totalmente nuova; è assai probabile che la loro insolita complessità sociale fosse la chiave del loro successo ecologico e del nostro successo"*.
Questi uomini avevano capacità importanti, come riuscire a memorizzare luoghi in un territorio molto vasto, interpretare le orme degli animali o dedurre dal loro comportamento segnali utili, (es. il volo degli uccelli necrofagi). Forse, gli homo Habilis avevano anche la capacità di comprendere i ritmi della vita e della terra, come i cambiamenti delle stagioni*.
Fig. 1-2; Gola di Olduvai (Tanzania)
I coppers di Olduvai
"Le innovazioni morfologiche che abbiamo preso in esame sinora sono il prodotto dell'evoluzione, un risultato del gioco tra mutazione e ricombinazione da un lato e della selezione naturale dall'altro. Ma ora la novità discende dalla mente, e per questo può essere considerata la prima invenzione: la pietra tagliata"*.
L'homo Habilis fu il primo "quasi umano" in grado di costruire degli strumenti litici, anche se molto rozzi. I primi manufatti sono stati trovati a Gona in Etiopia e risalgono a 2,5 milioni di anni fa*. Altri manufatti simili sono stati ritrovati ad Olduvai in Tanzania e per questo detti "Olduviani" (Modo tecnico 1).
I coppers avevano una forma molto semplice, costituiti da ciottoli fratturati (nucleo) e da schegge di lavorazione. Il loro processo di lavorazione era molto semplice, questi fili taglienti venivano realizzati spaccando una pietra contro un'altra più grande e lavorando i frammenti rozzamente. Le schegge di scarto della lavorazione se erano affilate, potevano avere anch’esse una qualche utilità. Questi possono essere definiti dei "strumenti biologici", in quanto, "potenziavano o prolungavano la morfologia dell'individuo"*. Cioè, costituivano la risposta di una mente "quasi umana" alle pressioni esercitate dalla selezione naturale e dal nuovo ambiente in cui l'homo Habilis si stava adattando. Era inoltre, il frutto di un riadattamento dovuto alla tendenza dei canini a rimpicciolirsi, già evidente nei Ardepithecus ramidus.
Nonostante sia importante, l'avvento della tecnologia nella vita degli ominidi non e stato "...l'espressione di un salto cognitivo così straordinario come si è ipotizzato"*. Il costruttore non aveva in mente un progetto specifico o una forma da raggiungere ma soltanto l'obiettivo di avere un bordo affilato. "La sua comparsa nell'evoluzione umana rappresenta un passo più importante dal punto di vista ecologico e sociale che nel campo cognitivo"*.
Esistono però alcuni elementi che lasciano pensare il contrario. Alcuni esperti hanno riscontrato una caratteristica comune in tutte le pietre olduviane, dimostrazione del tentativo, anche se elementare, di dare una forma a questi oggetti. Su questi resti, datati 1,5 milioni di anni, venivano realizzate dei "bulbi di percussione", necessari per favorirne l’impugnatura. É stato osservato, che in nessun caso eventi naturali, come le fratture provocate da cambiamenti climatici o da caduta, riescono a realizzare delle forme simili**. In alcuni casi è stato dimostrato che in assenza delle materia grezza in loco, questa veniva trasportata anche per lunghe distanze. Forse gli utensili facevano parte del corredo di ogni "spazzino".
Questi arnesi che servivano per scarnificare, spezzare e frantumare le ossa o per ricavare le pelli, fornirono la tecnologia indispensabile per l' ampliamento della dieta, con l’inserimento al suo interno della carne cruda.
"Gli strumenti di pietra rappresentano davvero la chiave, o una delle chiavi, per aprire una nuova dispensa"*.
Fig. 1 e 3 pietre olduvaiane, fig. 2 schegge
Ipotesi sull'organizzazione sociale
Nel lungo arco di tempo che ha visto l'evoluzione degli uomini in Habilis e successivamente in Ergaster, vi è un profondo cambiamento dell'organizzazione sociale. Inizialmente, quando i pre-umani vivevano ancora in prossimità di ambienti silvicoli, i gruppi sociali erano costituiti da un unico maschio dominante ed un certo numero di femmine stanziali. Gli altri maschi migravano presso altri gruppi, in piccole gruppi oppure individualmente.
Il progressivo adattamento alle pianure ha modificato la struttura originale. I maschi rimanevano molto più allungo all'interno del gruppo, mentre alla migrazione individuale si sostituisce una migrazione collettiva. Queste bande di pre-umani, composte da uomini e donne, erano sicuramente dedite alla ricerca di carcasse di animali, espletando un ruolo di "spazzini". Non erano in grado di cacciare ne tantomeno di accendere un fuoco. Ma questa attività, unita alla capacità di costruire strumenti di pietra, richiedeva comunque una grande capacità di cooperazione. Gli effetti che ne scaturirono, furono almeno due: si verificò un aumento del volume del cervello ed un aumento del tempo di apprendimento dei più giovani.
Per aumentare la stabilità del gruppo vennero eliminate le dispute sessuali, sostituendo la vecchia struttura formata da "un maschio dominante", in un'altra in cui le femmine vengono condivise da tutti i maschi, oppure in alternativa, vengono da essi ripartite per formare nuclei familiari "fissi", formati da 5 - 8 elementi. I resti fossili emersi fino ad oggi non sembrano evidenziare una differenza marcata tra le dimensioni dei maschi e delle femmine. Esiste un unica eccezioni, (KNM-ER 1813),che per alcuni esperti rappresenta un caso di dimorfismo sessuale.
1) Homo Habilis (di A. M.)
2) L'inizio del genere umano
Per gli antichi Greci gli uomini riuscirono ad acquisire la conoscenza in un modo del tutto particolare. Fu il Titano Prometeo che rubò una scintilla dalla fucina di Vulcano donandola agli uomini. Attraverso il mito viene simbolicamente rappresentato il processo in cui gli uomini riuscirono a sviluppare la conoscenza dei fenomeni naturali e ad emanciparsi. Quest’unica azione sintetizza un lungo processo, in cui gli uomini sono riusciti gradualmente a comprendere numerosi fenomeni naturali, ed in alcuni casi a controllarli.
Questa logica pre-scentifica, attribuisce un origine magico - divina ai fenomeni naturali. Proprio questo modo di vedere la realtà, dà vita ai culti animistici o politeistici, in quanto la religione offre un modo di interagire con una natura incompresa attraverso l’intermediazione divina.
Nella mentalità degli antichi lo sviluppo della conoscenza negli uomini non può far altro che irritare le divinità e per questo motivo l’azione di Prometeo ha suscitato la rabbia di Zeus. Il dio dell’Olimpo, privato del potere di intermediazione che rendeva suoi succubi gli uomini, si scagliò contro di essi, gravandoli delle conseguenze negative che l‘acquisizione diretta della conoscenza comporta.
Prometeo dovrà pagare in modo atroce la sua azione. Incatenato ad una roccia, venne trafitto da una lama da Efesto. Il sangue che sgorgava dalla ferita richiamò un aquila che ne divorava di giorno il fegato, che gli ricresceva ogni notte, rendendo perpetuo il suo dolore.
Gli uomini che nel mito acquistano l’intelligenza grazie ad una scintilla piovuta dal cielo, nella realtà, hanno acquisito la conoscenza della natura attraverso il tempo. L’osservazione dei fenomeni e i vari tentativi di riproduzione o di controllo di essi, ha fatto si che in alcuni casi si arrivasse ad un risultato.
Ma il fuoco rappresenta qualcosa di più di una semplice metafora e quando entra a far parte del patrimonio tecnico umano, una serie di cambiamenti fondamentali si produssero nelle abitudini degli uomini: aumentarono le loro capacità di riscaldarsi e di conseguenza, con la possibilità di spostarsi in luoghi più freddi, ampliarono la loro dieta e la resero più genuina. Inoltre fu possibile difendersi meglio dagli altri predatori.
Homo Ergaster
I resti fossili più importanti di Ergaster sono principalmente due. Tutti e due sono stati scoperti in Kenia, tra il 1975 e il 1984. Il secondo, scoperto nei pressi del Lago Turkana, è composto da uno scheletro di un bambino di circa 10 anni, (KNM-ER 3733 e KNM-WT 15000). Tali resti risalgono ad un periodo compreso tra gli 1,8 e i 1,6 milioni di anni fa, mentre altri fossili dello stesso periodo sono stati attribuiti ad Homo Erectus (OH 9 e OH 12). L'Homo Ergaster visse probabilmente tra i due milioni di anni ed un milione di anni. Si stabilì in molte zone del continente africano, comprese tra L'africa orientale ed il Sud Africa*. Forse condivise alcuni di questi luoghi con altre specie, come l'Homo Habilis, che 1,8 milioni di anni fa era ancora presente presso la Gola di Olduvai. La sua corporatura, dimensioni e proporzioni, era simile alla nostra, mentre la distanza dagli australopiteci e gli altri homo era abbastanza marcata. "Turkana boy" (KNM-WT 15000), lo scheletro di un bambino di 10 anni è la prova più importante. La corporatura di questo bambino corrispondeva a quella di un ragazzo moderno più grande di 1 o 2 anni (più in basso nel testo). Il volume encefalico dell'Homo ergaster era maggiore che negli altri ominidi, che in alcuni casi meglio conservati è: 804 cc, 850 cc e 900 cc*. in termini relativi questo risultato va ridimensionato. Il cervello dell'Homo ergaster cresce in proporzione al corpo, quindi non si verifica nessun progresso significativo rispetto all'Homo habilis. Tuttavia, si verifico un notevole balzo in avanti delle capacità cognitive*. Secondo alcuni questo cambiamento fu maggiore nei maschi che nelle femmine, soprattutto in riguardo al senso dell'orientamento, alla capacità di ricordare luoghi o la posizione degli oggetti.
Fig. 1-2 ; Lago Turkana (Kenia)
L'organizzazione sociale - il ruolo della donna
L'Homo ergaster presentava caratteristiche intellettive molto prossime a quelle umane. Questo incredibile balzo in avanti è testimoniato dalle loro incredibili capacità artistiche. Erano gli autori dei bifacciali (Modo tecnico 2), che con la loro forma perfetta sono delle opere d'arte. Inoltre, furono in grado di colonizzare molte zone dell'Africa centro-meridionale, grazie ad un efficace organizzazione sociale ed alla conoscenza delle tecniche di utilizzo del fuoco. In quell'epoca l'Homo ergaster era diventato cacciatore di piccoli erbivori e l'organizzazione del gruppo era già definita in base al sesso. Gli uomini si specializzarono nella caccia. Le donne nella raccolta di vegetali e nel governo del focolare domestico (oikos greco), nell'educazione dei figli piccoli. All'interno di questa società il ruolo dei due sessi era paritario. Le donne avevo importanti responsabilità che potevano rilevarsi determinanti per la sopravvivenza del gruppo. Il sesso "debole" riusciva a procurare il cibo quotidianamente, anche quando la caccia si rilevava infruttuosa. Probabilmente è tutta al femminile l'invenzione delle tecniche per accendere il fuoco e per governarlo (già a partire da 1,5 milioni di anni**).
All'educazione dei figli partecipavano entrambi i genitori. La donna accudiva tutti i bambini piccoli, maschi e femmine, successivamente i maschi si staccavano dalla madre per accompagnare il padre durante la caccia, ed incominciare una seconda fase dell'apprendimento. Il ruolo dell'insegnamento crebbe di importanza, e l'apprendimento si ripartì in un arco di tempo più lungo. La maturità sessuale arrivava molto più tardi, mentre l'intervallo tra un parto e l'altro aumentava.
Ma vediamo meglio il primo punto, il periodo dello sviluppo. Negli uomini l'adolescenza dura di più rispetto agli altri primati. In questo frangente i fanciulli, mentre imparano a relazionarsi con gli altri ed a vivere in società, dipendono per l'alimentazione e le cure, dagli individui adulti. Per tutti gli ominidi precedenti all'Homo ergaster questo periodo era di 12-13 anni, come per gli scimpanzé, negli uomini questo periodo termina intorno ai 20 anni. Gli scimpanzé femmina hanno la prima gravidanza a 13 anni, questo significa che la maturità sessuale coincide con la fine dello sviluppo osseo. Similmente, in alcune società umane, gli Ache del Paraguay e i Dobe !Kung della Namibia, la prima gravidanza si verifica a 16 anni nella prima e 18 nella seconda; età assai prossime alla fine dello sviluppo*.
Esiste una relazione tra le dimensioni del cervello e la durata del ciclo vitale. "Per questo, la durata dell'infanzia, dell'adolescenza e della vita complessiva di uno scimpanzéè doppia rispetto alle fasi equivalenti della vita di un macaco, il cui cervello è approssimativamente la quarta parte. Per il motivo identico, il nostro ciclo vitale è molto più lungo di quello di uno scimpanzé: la nostra longevità è legata al nostro grande cervello"*. Gli Homo ergaster avevano un cervello grande la metà di un cervello umano, quindi il loro ciclo vitale è esattamente a metà strada tra gli scimpanzé e gli Homo sapiens sapiens; 15 anni. Dopo i 3 anni il cervello di tutti i primati è circa 3/4 della grandezza definitiva, nel periodo successivo incomincia la sua fase di programmazione*.
L'alimentazione
L'alimentazione ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del cervello, un organo molto dispendioso in termini energetici. Il cervello umano consuma il 20 % dell'energia disponibile, mentre il suo peso incide soltanto del 2 % rispetto al corpo. Il cervello di uno scimpanzébrucia solo 9 % dell'energia assimilata. "Di conseguenza, se, nel passaggio da una specie alla specie discendente, si verifica un aumento del peso del cervello, ciò significa, probabilmente, che tale incremento era molto importante, nonostante l'enorme costo energetico". Il ruolo che questi uomini si sono costruiti all'interno di questa società è frutto del lavoro***, e dell'organizzazione sociale. Il combustibile che ha permesso tutto ciò è il cibo, soprattutto la carne che una volta cotta diventa anche più salubre***. Un ruolo di primo piano è conferito alle proteine. Nelle varie epoche storiche la quantità di proteine assunte ha determinato il benessere della specie. Un indicatore eccellenteè l'altezza media di ogni generazione. Quindi, le società di cacciatori - raccoglitori del bacino mediterraneo di 30.000 anni fa, che beneficiavano di una dieta molto ricca di proteine e calorie, l'altezza media era di 1,78 cm. Nella stessa area geografica, gli agricoltori di 5.000 anni fa che si alimentavano essenzialmente con i cereali non superarono i 160 cm di altezza. Mentre negli ultimi cinquant'anni la statura media della popolazione italiana è aumentata di 15 cm, grazie all'aumento del consumo della carne conseguente al boom economico degli anni '50 e '60. Per lo stesso motivo il "ragazzo di Turkana", grande mangiatore di carne, all'età di 9-10 anni dimostrava di avere la corporatura di un bambino moderno di 11 o 12 anni. La sua altezza era di 1,60 m, da adulto avrebbe raggiunto 1,85 m. Questo ritrovamento è sorprendente perchédimostra che questi pre-umani potevano essere più grossi di noi.
Con lo sviluppo delle tecniche per accendere il fuoco, un altro alimento venne aggiunto alla dieta dei pre-umani: il pesce che si può mangiare soltanto se lo si cuoce.
L’evoluzione della tecnica - la pietra e il fuoco
L’uomo che è stato il fautore di una evoluzione tecnologica, che è stata l'epilogo di un evoluzione biologica che attraverso una serie di acquisizioni progressive (stazione eretta, visione bifocale, diversificazione delle funzioni degli arti, crescita del cervello, ecc.) Ha portato allo sviluppo del genere umano moderno. Le capacità, da una parte, di costruire arnesi di pietra e dall'altra di maneggiare il fuoco rese l'uomo in grado di distinguersi nettamente dalle altre specie di primati. Se è vero che molti animali utilizzano degli oggetti per conseguire azioni, anche complesse, in nessuno altro animale, eccetto l'uomo, si manifesta la capacità di ideare un oggetto che oltre ad essere funzionale ad uno scopo, corrisponde anche ad un ideale di bellezza. Le capacità tecniche degli Homo ergaster dimostravano la loro attitudine a soddisfare queste due caratteristiche nella costruzione dei loro manufatti, i bifacciali.
i primi strumenti acheuleani (Modo tecnico 2) risalgono a 1,6 milioni di anni orsono. Si tratta di utensili intagliati su entrambe le facce con perfezione e simmetria evidenti*. Questi variavano in funzione dello scopo: asce di pietra, arnesi atti a fendere e picconi.
in essi: "si riconosce la ricerca deliberata, vale a dire consapevole, di strumenti con una forma predeterminata, che in precedenza esistevano soltanto nella mente dell'autore"*. Belli come sculture moderne dimostra di essere anche funzionali agli scopi per cui furono costruiti.
Alcuni di questi bifacciali sono stati trovati in associazione con una mandibola di Homo ergaster nel giacimento di Conso in Etiopia. Ma "l'invenzione e la diffusione del Modo tecnico 2 non rappresentano un mutamento biologico in direzione di un'intelligenza maggiore"*, perchè i fossili più antichi di Homo ergaster sono stati scoperti in associazione con il Modo tecnico 2. Anche se "...una nuova tecnologia non presupponga necessariamente la comparsa di una nuova specie, tuttavia è certo che un'industria molto complessa non è compatibile con una mente molto semplice"*.
Successivamente allo sviluppo di tecniche artistiche complesse si sviluppa la capacità di maneggiare Il fuoco. Il suo utilizzo costituisce un passo importante per l'uomo, perchè è la prova evidente dell'esorcizzazione della paura verso i fenomeni naturali, come la combustione, di difficile comprenzione per gli uomini primitivi.
Darwin individua un rapporto stretto tra queste due forme di progresso:
"spaccando le selci, osserva pure J. Lubbock, saranno uscite delle scintille, e arrotandole si sarà svolto calore: così possono essere stati originati i due più comuni metodi per ottenere il fuoco. La natura del fuoco doveva essere stata notata nelle regioni vulcaniche dove alle volte la lava scorre in mezzo alle foreste"*****.
L'utilizzo del fuoco fu una scoperta molto successiva rispetto al Modo tecnico 2, e non si hanno prove certe che gli Homo ergaster avessero questa capacità. Recentemente è emersa una prova che a favore di questi ultimi. Dagli scavi nella grotta di Swartkrans in Sudafrica è emerso il primo focolare, datato circa 1,5 milioni di anni fa**. Forse questi focalari venivano impiegati per la cottura del cibo, sicuramente venivano impiegati per riscaldarsi e per difendersi dall'attacco di altri animali predatori.
Questi uomini furono colonizzatori di nuovi territori in Africa, luoghi molto più freddi che, come fa notare Engels, senza l'ausilio del fuoco non sarebbe stato possibile sopravvivere******.
Seguendo le rive dei fiumi e le coste dei mari, gli Homo Ergaster completarono l’occupazione dell’Africa e colonizzarono l’Asia meridionale circa un milione di anni fa (Homo Erectus), e l’Europa tra i 500.000 e gli 800.000 anni fa (Homo antecessor).
Fig. 1-2, Bifacciali
Giandomenico Ponticelli
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Bibbliografia
Di Charles Darwin
L'origine delle specie
L'origine dell'uomo e la scelta sessuale*****
Di Friedrich Engels
Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia******
Di Juan Luis Arsuaga
I primi pensatori e il mondo perduto di Neandertal. Feltrinelli editore, 2001*
Di Colin Renfrew e Paul Bahn**
Archeologia. Teoria metodi pratica, Zanichelli editore 1995
di RW. KATES
Il futuro della vita sulla Terra, LE SCIENZE n°90, 1996****
vedi anche i seguenti saggi da me scritti:
"Il passaggio dalla scimmia all'uomo"***
"Il lavoro e l'origine dell'uomo"***
"Il ruolo rivoluzionario del lavoro nell'evoluzione umana"***
"Le fonti della paleoantropologia II"
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