Eutanasia: a metà tra i bisogni del corpo e dell'anima...
Dopo l’approvazione, in Olanda, della legge che legalizza l’eutanasia, i pareri del mondo si separano, come un fiume che si divide in due torrenti verso mari diversi: pro o contro il “suicidio assistito”? L’eutanasia è la cosiddetta “morte assistita”, in altre parole la morte somministrata da un medico ai malati terminali oppressi da gravi sofferenze, dietro loro richiesta. Già da questa definizione traspare il significato di un gesto di difficile interpretazione, un atto definitivo e netto, che sottrae la sofferenza, ma toglie anche la vita. Come ci si può schierare pro o contro una scelta così tragica? Da un lato prevale il bisogno del corpo umano, cioè il desiderio di eliminare il dolore fisico apportato da una grave malattia, dall’altro s’infondono i bisogni dell’anima e la voglia di vivere ancora. E’ difficile, direi quasi inumano, poter decidere se privare un essere umano della propria esistenza oppure no. Del resto, se Dio ce l’ha donata, sicuramente è compito suo anche riprendersela. Non spetta certo a noi, o meglio allo Stato, giudicare legale o meno un gesto così personale e complicato nella sua tragica semplicità. Specialmente in paesi come l’America, dove la contraddizione del parere favorevole alla pena di morte e contrario all’eutanasia avrà sollevato critiche, non penso ci si possa prendere la libertà di condannare questa decisione. E la religione? Cosa si dice in questo ambito, che nella sua promessa di fede e pace crea dissapori e funge da spartiacque del pensiero? Un cristiano potrebbe pensare che il dolore è la strada per conquistare il paradiso, prontamente sbarrabile dalla prematura morte artificiale. Un non credente invece forse sosterrebbe che non è giusto togliere la vita, perché significherebbe sottrarre il bene più grande che ognuno ha. Insomma, neanche la religione può essere determinante nella scelta dello schieramento. È forse ateo o cristiano chi osserva impotente la lenta agonia di un uomo desiderandone la morte immediata? E olandese o italiano chi vive tramite una macchina per decenni desiderando di morire? Spetta a noi stessi capire cosa è veramente giusto, elaborando i nostri ragionamenti nel profondo dell’animo, per poi avere il coraggio di ammettere il desiderio incessante di morire, contrapposto alla voglia di vita. In quei momenti, più che elucubrare su cosa possa pensare il Signore e come possa reagire lo Stato, ritengo che bisognerebbe guardare in faccia la realtà e decidere se la nostra esistenza merita di continuare. E penso che la risposta, al di là del dolore, sia sempre sì.
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