Risposta al terrorismo
Commento ad un articolo apparso sulla Repubblica a novembre sulgli ultimi attentati terroristici
"Non difficile da notare nelle parole del giornalista è l’astio nei confronti del governo della Casa Bianca, presente nella maggior parte dei suoi articoli apparsi su quotidiani notoriamente opposti al governo liberale statunitense (La Repubblica, Il Manifesto) e il suo notevole interesse per il mondo islamico, musulmano, visibile nei suoi numerosi saggi e libri sull’argomento “Jihad”, “Islam” ecc.
Dopo i sanguinosi attentati di Casablanca, Nassyria, Israele, e Turchia, il terrorismo emerge, ancora una volta, come un rischio planetario. Tanto si sapeva che quella Jihad sferrata da Osama Bin Laden l'11 settembre a New York, avrebbe infranto ogni barriera, anche quella dei paesi musulmani più "occidentalizzati" (Marocco, Turchia), specie dopo la "sconfitta" dell'Iraq. Ciascuno di noi comincia a percepire un senso di insicurezza e di angoscia, che entra nel nostro vissuto, nella nostra quotidianità, per la semplice ragione che nel passato, si pensava al "nemico" lontano da noi, oggi invece è in casa, si annida come una serpe fra noi. Infatti, in Italia, grazie alla nostra benevolenza politica di "vogliamoci tutti bene" , sono presenti delle associazioni che rappresentano le centrali dell'islam integralista e radicale mondiale come i Fratelli musulmani o l'ideologia jihadista di Bin Laden.
La nostra terra, come altre occidentali, è divenuta luogo d'indottrinamento e arruolamento per aspiranti mujahiddin, miliziani islamici, che hanno combattuto in Afghanistan, Bosnia e Kashmir. Forse anche in Palestina e Iraq. Dai pulpiti di certe moschee si predica la Jihad, la Guerra santa; s'esaltano i "martiri".
Io penso che il giovane musulmano decida di sacrificare la propria vita per la causa dell'islam per tre ragioni che hanno sicuramente poco a che fare con procedimenti logici, razionali o ideologici: lo stato di necessità (la povertà e la vendetta); l'emarginazione sociale (la frustrazione per l'incapacità di inserirsi con successo nella società); la crisi d'identità (il rifiuto o la dissociazione dal sistema dei valori di riferimento). In Italia, dove gli immigrati provengono in maggioranza da paesi poveri, purtroppo, si notano tutte e tre queste cause.
Secondo un ex agente della Cia in Medio Oriente: "per la stragrande maggioranza della popolazione saudita Osama Bin Laden è un santo e il martirio rappresenta un'opzione concreta per migliaia di giovani senza prospettive". Non è possibile quindi, personalmente, costruire un’idea “sana”, plausibile, un’ipotesi giustificabile sulle cause di tutto ciò che sta avvenendo nel nostro mondo.
Senza voler criminalizzare ulteriormente i tanti extracomunitari di fede islamica che qui hanno trovato un luogo di rifugio e crescita favorevole, è un impegno di tutti quello di informare accuratamente sulla loro diversità culturale che persiste e non avrà mai e poi mai fine, visto che si appella ad Allah ed è sancita dal Corano, parola immodificabile di Dio.
Ritengo che gli Stati Uniti d’America siano stati il principale obbiettivo degli attacchi terroristici semplicemente perché portabandiera dei valori occidentali di uguaglianza, progresso e libertà. Valori che, solo se sentiti propri fino in fondo, vengono e vanno difesi con mezzi adeguati. La risposta alla guerra è la guerra, la possibilità di negoziati di pace, dell’uso della via diplomatica con persone che nelle loro azioni non pongono altro che una giustificazione inattaccabile, ineccepibile, inconfutabile e lontana da ogni accenno di realtà quale “Insciallah!” è un’utopia che poco può avere a che fare con i fragili equilibri del mondo di oggi.
Il petrolio è indubbiamente una fonte di desiderio che Paesi avanzati come gli Stati Uniti non possono e non devono guardare con indifferenza, anche per salvaguardare una realtà odierna basata su questa fonte di energia, ma non può essere motivo di perdite economiche, umane e di immagine sicuramente maggiori dei guadagni ricavati dagli ultimi interventi militari. Abbiamo bisogno della salute degli Stati Uniti per la nostra economia, abbiamo sbagliato tanti anni fa e ancora ne stiamo pagando le conseguenze, il mondo è di nuovo spaccato in due come durante la guerra fredda (ora impossibile da definire tale), ma la spaccatura non è tra Unione Sovietica socialista e Stati Uniti d’America liberali, è tra Occidente e Islam e, per fortuna, anche se in ultimo piano, siamo dalla parte giusta."
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