"L'ALUNNA E' ASSENTE PER MOTIVI FAMILIARI"
Chi di voi, per giustificare un’assenza di un giorno al liceo, non ha scritto sul libretto delle giustificazioni la motivazione “cause familiari”? La mia classe era un continuo via vai di gente: chi entrava alla seconda ora, chi all’inizio dell’anno s’era curato di farsi dare l’esonero dall’ora di religione, chi usciva prima della fine, chi a pochi metri dall’ingresso girava i tacchi prendendo la stradina infangata e chi invece la mattina non si alzava per niente dal letto. Io, che sono di ampie vedute e che non esito a provare cose nuove (pur astenendomi dalle cose nocive), le ho provate tutte…e devo dire che ognuna di loro è stata divertente ma spesso e volentieri io usavo il metodo diretto e in fondo quello più corretto: “mamma stamattina non mi va di andare a scuola” metodo che col tempo s’è dimostrato più efficace di qualsiasi altro dato che dopo le mille battaglie dei primi tempi mia madre s’è messa l’anima in pace riducendo la battaglia ad una “amichevole” ed ottenendo così la libertà di scelta tanto cercata e pagando le seguenti conseguenze solo su di me (cosa che speravo di ottenere ndr). Comunque sia, io sono sempre stata della convinzione che nella vita non bisogna seguire nessuno stereotipo e dicendo questo comprendo anche i vari “stili di vita”…in fondo i “no global” o quelli che vanno controcorrente si ritrovano comunque a far parte di un gruppo. Io a scuola mi distinguevo in questo: mentre le mie amiche (19 ragazze e 2 ragazzi) per giustificare un giorno d’assenza dovuto alla mancanza di voglia di svegliarsi la mattina o di affrontare una interrogazione o altro, scrivevano come motivazione “motivi familiari”, io ero l’unica ad essere onesta pur scrivendo la stessa motivazione. Infatti spesso e volentieri passavo periodi in cui non avevo voglia di vedere nessuno, ne di fare niente. In quarto ho addirittura smesso di frequentare la scuola per un mese e mezzo decisa di abbandonarla per sempre, cosa che avrei fatto se la bidella non mi avesse proibito di farlo in quanto convinta che stessi facendo una scemenza. Devo a lei infatti l’annullazione del mio proposito. Arriva il giorno nella vita di ognuno in cui la stabilità e la felicità familiare viene minata da qualcosa. La conferma l’ho avuto proprio ieri uscendo con la mia amica Elita, dopo due mesi di non frequentazione. Infatti pochi giorni prima lei si fece viva scrivendomi un messaggio (che io aspettavo con pazienza perché conosco Elita e so prevedere i suoi comportamenti). Nel messaggio mi diceva distare passando un brutto periodo e che non ce la faceva più. Poi mi chiese se potevamo vederci il venerdì e io accettai con tranquillità. Quando uscimmo mi parlò di Michele, il mio vicino di casa che le avevo fatto conoscere e con il quale aveva un intrallazzo (lui è stato il motivo per il quale lei non mi ha cercato più). Mi ha confessato che stavano insieme (cosa che sospettavo ma che preferivo mi venisse detta da lei…cosa che non è avvenuta) e che era anche finita (tutto nei due mesi). Detto ciò che ne pensavo e che ero dispiaciuto che mi avesse ancora accantonato le ho chiesto cos’altro ci fosse. E lei ha esordito con un “mia madre” e poi “Sta passando un brutto periodo. Non vuole più stare a casa, credo sia depressa e che si senta trascurata da mio padre. Io sospetto che ci sia anche un altro ma non ho prove e sinceramente non voglio manco saperlo perché non voglio stare male”. Poi mi ha detto che lo scorso sabato le aveva chiesto se poteva andare a ballare con lei e che era rimasta a bocca aperta la cosa mi a fatto sorridere soprattutto quando ripensavo a che madre autoritaria e rompiscatole fosse prima di tutta questa storia. Insomma ora Elita è la madre e sua madre l’adolescente…una sorta di scambio di personalità, solo che alla mia amica ovviamente non sta bene. Così le ho lasciato sfogare tutte le sue preoccupazioni e perplessità anche perché lei quest’anno ha gli esami di maturità e si sente trascurata…ha un peso che non dovrebbe sopportare e una responsabilità più grossa di lei e non sa da dove cominciare. Anche il fratellino, viziato e coccolato dalla madre fino a pochi mesi fa, ora si ritrova tra due fuochi: il padre e la madre stessa. A me il suo racconto non mi ha scandalizzato anche perché io ho vissuto e ancora vivo le sue sensazioni e quindi posso capirla forse (senza presunzione) meglio di qualsiasi altra persona. Sarà lamia unica qualità positiva ma l’empatia è quella che riesco a mostrare meglio. Lei s’è meravigliata del mio comportamento (infatti nonostante fossi amareggiata dal suo non ho mai chiuso le porte) e con un velo di sorpresa mi ha dichiarato che era stata felice di avere avuto come spalla consolatrice la mia. Io sono stata felice di aiutarla…un po’ meno apprendere che le famiglie stile “Robinson” non esistono più…ammesso e non concesso che siano mai esistite.
Gajiira
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