Non sono racconti, sono Scuciture quelle scritte da Vladimir Di Prima per questo Sessso Senso. Consonante in più o in meno è il segnale che conta perché invita a un giuoco di carte scoperte. E che la festa cominci. Dalla scrittura, s'intende, perché questo pronipote di Gadda, coinquilino di D'Arrigo, non rinuncia alla coerenza di continuare con una ricerca che è anzitutto letteraria.
Il discorso sui contenuti beffardi e dissacratori viene in un secondo momento e angolato intenzionalmente a rendere un impasto, un composto espressivo - che non sia miscuglio - tra la scrittura e i fatti che la parola disintegra, ridicolizza, colora, dilata, cuce e scuce. Forse più scuce se è attraverso la scucitura che viene dato di cogliere parti coperte dalle intenzioni ma non dal vestito scucito. E' una tra le possibili chiavi di lettura di questo libro divertente, arioso, ironico, straripante di fantasia come di neologismi calibrati e fonosimbolici.
Si dirà a lettura ultimata quanto divertimento abbia saputo inibire fli stimoli alla riflessione che ogni scucitura propone indirettamente, da lontano, con la stessa levità di una satira aristofanesca tra l'esilarante parata di scuciture attraverso le quali vediamo sfilare nuda, a vergogne scoperte, la seriosa realtà dei nostri giorni si sessso senso- sestosenso.
tratto dalla bandella del libro "IL SESSSO SENSO" |