AGOSTINO VARONE . TI PORTO CON ME.
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AGOSTINO VARONE . TI PORTO CON ME.



 

PROGRAMMA PER LE ELZIONI REGIONALI CALABRESI DEL 2005





TI PORTO CON ME

Gentile amico, sono Agostino Varone: fieramente calabrese (ancor di più, orgogliosamente reggino). Insieme a te vorrei percorrere la strada che ci porterà alle elezioni regionali del 2005: “ci porterà”, perché io porterò il nome e la faccia di coloro che, con me, faranno la stessa strada. La mia voce sarà la voce di tutta la mia gente: parlerò al cuore e alla testa dei giovani e delle famiglie, dei disoccupati e degli imprenditori: dirò a loro che si può ritornare a sognare, dirò a loro che la nostra terra è come una “spina incarnita” , conficcata nel cuore, che non si leva mai.

Io credo nella politica: e credo anche che la politica debba rappresentare la speranza in una regione che presenta la più alta percentuale di disoccupati d’Europa, ed al problema del lavoro si risponde seriamente solo con i fatti. Il senso di responsabilità (dei politici) deve essere massimo, nel predisporre atti legislativi solleciti ed adeguati, perché nel passato la Calabria è stata spessissimo la regione che ha recepito con il maggiore ritardo le normative nazionali ed europee. E questi sono lussi che non possiamo più permetterci. Quella a cui penso è una politica aperta, che rappresenti, davvero, la comunità calabrese e dove non siano una quarantina di consiglieri a tenere in ostaggio una regione, ma la servano, anticipandone le ambizioni e le speranze.

Gli anni che si profilano saranno decisivi per il processo federativo che è in atto in tutta l’Europa e che in Calabria deve essere vissuto in modo ancora più attento, vista la debolezza storica delle nostre istituzioni locali. Il recepimento delle leggi Bassanini e la revisione degli Statuti non possono ridursi ad un momento tecnico o di contrattazione, ma devono, invece, rappresentare un grande processo costituente che deve vedere impegnata tutta la società calabrese. La politica ha oggi la possibilità di affrancare la società calabrese da antichi retaggi, avviando, in tempi rapidi e con unità di intenti, il decentramento, per trasferire compiti di gestione ai Comuni, alle Province e agli enti locali, e mantenere ed esercitare con puntualità il ruolo di indirizzo e di controllo che la Costituzione assegna. La Calabria deve essere in grado di guardare all’Europa, senza dimenticare però i ritardi dai quali partiamo. Occorre, dunque, una Regione credibile a livello nazionale, una Regione che metta in condizione gli imprenditori di investire nella nostra terra per dare lavoro a giovani intelligenti, ma giustamente pieni di rabbia.

PATTO PER UNA NUOVA CALABRIA

La nostra è una terra di confine, quindi deve essere anche di accoglienza, di solidarietà, ma nella sicurezza, che lo Stato deve garantire insieme a noi. C’è bisogno di una nuova immagine che esprima la sostanza di una diversa realtà, così come l’opportunità delle nuove tecnologie va colta al volo e deve rappresentare l’occasione decisiva per lo sviluppo per farci uscire dall’isolamento, in quanto servono soprattutto risorse immateriali e capitale intellettuale per il riscatto della Calabria. Sono personalmente convinto che la nostra Regione deve necessariamente avere anche un ruolo nel Mediterraneo, con una classe dirigente di alto profilo.

Per ognuno di noi conta la storia personale, e la mia è stata contrassegnata da un’esperienza politica iniziata appena qualche anno fa, ma che ha confermato in me il distacco dalle vicende di potere. Infatti, per me, il potere è solo la possibilità di programmare il presente, per dare risposte ai problemi di una regione che ha troppi ritardi da superare e che spesso la politica ha talora contribuito ad accentuare. Abbiamo bisogno di una Calabria unita e solidale, che non sia divisa nei suoi oltre 400 campanili, ma che sia in grado di costruire nella concordia prospettive di sviluppo per tutti. In una fase di incessante integrazione europea, le nostre divisioni potrebbero essere fatali, perché occorre competere alla pari con Regioni come la Catalogna, la Baviera, l’Ile de France, il Galles. La Calabria non rappresenta un nome geografico indistinto, ma è un luogo dove vivono oltre 2 milioni di abitanti e noi non possiamo dimenticarci di nessuno di loro. Non ci deve spaventare la prospettiva delle tante, purtroppo immaginabili, negatività del quadro calabrese, se è vero che il coraggio della verità è il primo dei prestiti a cui gli uomini di buona volontà devono ricorrere, se intendono con onestà ed impegno procedere sulla via dello sviluppo civile e del progresso morale della propria terra.

La Calabria di oggi non è già più la Calabria degli anni ’70: soffre ancora oggi di un deficit culturale che mortifica la ricchezza delle forze vive che in essa pur esplodono – o sono pronte ad esplodere -, comprime sotto i mali antichi della miseria, della paura, della rassegnazione, della soggezione alla norma clientelare, la fiumara generosa di sentimenti ed ideali che si agita nel pensiero e nei cuori dei figli di Calabria. Di riflesso, la nostra regione soffre oggi di una stagnazione economica persistente, che accentua talora il suo distacco dal resto del Paese e dall’Europa: è carente di moderne infrastrutture; lamenta una scarsissima efficienza e diffusione di servizi per i cittadini; presenta un sistema burocratico lento e farraginoso; ha il più alto tasso di disoccupazione del Paese e un indice di produttività che è assolutamente fra i più modesti d’Italia. Cause estrinseche e non dominabili dall’interno della Regione hanno concorso fortemente a determinare e consolidare queste negatività. La politica finanziaria adottata negli ultimi anni dai Governi centrali, le privatizzazioni non ammortizzate socialmente e territorialmente; gli scarsi trasferimenti verso il Mezzogiorno, l’elevatissima pressione fiscale e l’introduzione di un federalismo poco solidale; la mancata seria flessibilità del mercato del lavoro; la scarsa crescita dell’intero sistema, sono tutti fattori che ci consegnano una Calabria in bilico, tra il rischio, da un lato, di un definitivo allontanamento dai circuiti europei e la prospettiva, dall’altro, di una decisiva scelta verso lo sviluppo, la crescita economica ed il miglioramento della qualità della vita, prospettiva che passa attraverso una rottura netta con il passato ed il risveglio di quelle sopite energie del Mezzogiorno, che hanno già trovato talora faticosa emersione, con punte di eccellenza quale ad esempio il porto di Gioia Tauro, concreto esempio di sviluppo possibile ed elemento simbolico della vocazione mediterranea della Calabria. Su questi temi di carattere istituzionale non disperiamo – forti dell’onestà delle nostre intenzioni e della salda convinzione di voler muovere in spirito di servizio, senza privilegiare logiche di potere – di ottenere le collaborazioni e i consensi più vasti, perché le soluzioni raggiunte possano rappresentare realmente il risultato di un “patto per i calabresi”, fra tutti i calabresi di buona volontà, pensosi dei destini della loro comunità, capaci di ritrovare e riconoscere le strade della concordia e del bene comune e di privilegiare la logica delle soluzioni esatte sulla grettezza della ricerca ossessiva del potere e della scelta del metodo della rissa, a fronte del sereno confronto delle idee.
La carenza di grandi, medie e piccole infrastrutture penalizza pesantemente la nostra regione, la quale registra su questo terreno un gap calcolato in almeno il 40 per cento rispetto alla media della dotazione delle altre regioni italiane. Si tratta di costituire le precondizioni di ogni seria azione di sviluppo dell’economia, a cominciare dall’ammodernamento dell’ultimo tratto della A3-Autostrada del Sole; la costruzione dell’autostrada ionica o l’ammodernamento della “106”; l’estensione dell’alta velocità ai tronchi meridionali più impegnati delle Ferrovie dello Stato; l’intensificazione dei collegamenti stradali tra Ionio e Tirreno, onde nei resti per sempre dominato il fenomeno dell’impenetrabilità della cordigliera appenninica calabrese; completamento e raccordo con le grandi vie di comunicazione del porto di Gioia Tauro; ed infine la costruzione del ponte sullo Stretto, previa seria, serrata verifica delle condizioni tecniche ed economiche della sua fattibilità e dell’accettabilità del suo impatto ambientale. Tutte queste iniziative costituiscono i capisaldi di un’azione che si vuole finalmente incisiva sul complessivo assetto della rete infrastrutturale regionale e che, in una con lo sviluppo delle vie telematiche, porterà finalmente alla rottura dell’isolamento storico della Calabria e al suo definitivo raccordo con l’Europa che nasce e vive con le altre civiltà che si vanno affacciando alla ribalta della storia. In questo quadro proprio il ponte sullo Stretto sembra rappresentare simbolicamente la vocazione della nostra Calabria a fungere da cerniera nell’abbraccio tra la cultura europea e la emergente civiltà dei Paesi del bacino mediterraneo. Abbandonati gli inverosimili sogni di industrializzazione avanzata, che tanto spreco di risorse hanno determinato dando origine a spettrali cattedrali nel deserto, è tempo ormai di promuovere ed incentivare l’impresa in quei settori del turismo e dell’agricoltura, dell’artigianato e dei servizi, che mostrano la loro completa compatibilità con le risorse e l’assetto della nostra ancora povera economia.
Mentre cospicue risorse si dimostreranno – se opportunamente coltivate – i nostri giacimenti culturali, le bellezze archeologiche, artistiche e paesaggistiche che potranno dar luogo ad una straordinaria fioritura di attività e di imprese che non solo appaiono in grado di realizzare forti ritorni in chiave di economia, ma contribuiranno a rivalutare l’immagine della Calabria, a rinvigorire la nostra tradizione culturale e a dare ai calabresi l’orgoglio della loro civiltà. Per queste strade, per le vie del rilancio dell’imprenditoria e della iniziativa privata, si potrà avviare quel circuito virtuoso che dia finalmente una risposta non deludente e non amara alle decine, forse centinaia, di migliaia di giovani che affannosamente premono per entrare definitivamente nel mondo del lavoro. E’ questa del tasso di disoccupazione giovanile e non la cifra di emersione più alta e significativa del disagio e della crisi della nostra regione. Se non sapremo, nei prossimi, primissimi mesi, cominciare a dare risposta all’angoscia, alla disperazione che attanaglia i giovani e li espropria della dimensione della speranza, allora vorrà dire che ci approssimiamo alla fine di ogni ambizione di creare credibili architetture sociali. Una società che non sapesse raccogliere le istanze giovanili non è una società che si avvia alla morte, ma è una società che ha presumibilmente smarrito il senso dell’umano e forse è già morta. Una particolare attenzione, un particolare impegno si vorrebbe riservare, poi, sul piano della solidarietà sociale, alle classi più povere, più bisognose, più emarginate, a quell’ universo umbratile e corrivo dei deboli e dei vinti, che attende da sempre il segno della presenza di un’istituzione non più fredda ed arcigna, ma capace di slancio e di riscoperta della categoria dell’umano. Queste sono alcune delle linee sulle quali intenderò muovermi nei prossimi mesi e anni, durante i quali impiegherò tutte le umane possibilità, in concorso con tutti gli uomini di buona volontà, per conseguire il sogno ambizioso di una “Calabria dei calabresi”.

Con affetto, VIENI CON ME.

Agostino Varone

 





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