ab igne Lux  ovvero: i Templari esistono ancora!
   ab igne Lux  ovvero: i Templari esistono ancora!
 



"ab igne Lux" ovvero: i Templari esistono ancora!



Sui Templari molto si è scritto e detto e, sicuramente, molto si scriverà e si dirà anche negli anni futuri perché il breve passaggio da essi compiuto nella storia dell’umanità è stato così ricco di significati e di misteri da definire mitica la loro epopea. Chi li ha temuti e odiati non solo ha cercato di eliminarli fisicamente ma ha tentato di cancellare ogni traccia della loro presenza da chiese, castelli e magioni. Alle fiamme del rogo, che hanno dilaniato le carni innocenti dei «Poveri Cavalieri di Cristo» come li aveva chiamati, in origine il popolo di Gerusalemme, hanno fatte eco i colpi di scalpello che hanno cercato di cancellare dalla pietra la storia templare.

Nel 1118, terminata la Prima Crociata, 9 cavalieri capeggiati da Hugues de Payns decisero di abbandonare ogni ricchezza e offrire le loro spade alla protezione dei pellegrini che si recavano in Terrasanta.
Il Patriarca di Gerusalemme Baldovino II ammirando le scelte di questi nobili che il popolo chiamava i "Poveri Cavalieri di Cristo" donò loro una vecchia dimora che si trovava nel luogo dove era sorto il Tempio di Salomone.
Da questa vicinanza nacque il titolo di "Ordine del Tempio" e i suoi cavalieri da allora furono chiamati "Templari".
Con il trascorrere degli anni e per l'intervento di San Bernardo che compose il "De Laude Novae Militiae" esaltando le virtù di questi cavalieri, l'Ordine crebbe e acquisì numerosi privilegi fra i quali, dopo il riconoscimento ufficiale della Chiesa di Roma nel Concilio di Troyes, quello di autonomia da ogni autorità civile e religiosa e la dipendenza diretta dal 
Pontefice. I loro possedimenti furono esenti da qualsiasi tassa e innumerevoli furono le donazioni destinate al "Tempio".
Parteciparono a crociate e battaglie distinguendosi per abilità, coraggio e sprezzo delle superiorità numeriche degli avversari.
Dilagando, con la presenza delle loro magioni (Commende), in tutta l'Europa divennero anche una potentissima organizzazione finanziaria. La fama di abilità e onestà che li circondava e la sicurezza dei loro insediamenti militari, pressoché inespugnabili, li trasformò in eccellenti banchieri cui ricorsero i potenti dell'epoca. Si attribuisce loro la creazione delle prime "carte di credito" che consentivano ai pellegrini di viaggiare da una Commenda all'altra senza avere con sé le ricchezze necessarie al viaggio che avevano depositato all'atto della partenza garantendosi la protezione e l'ospitalità di quei misteriosi cavalieri che vestivano il mantello bianco ornato da una croce rossa sulla spalla sinistra.
Furono temuti e stimati dagli avversari con i quali, nei periodi di pace, ebbero numerose frequentazioni avvicinando la loro mistica cristiana alle conoscenze e tradizioni dell'Islam. Forse fu proprio questo incontro fra l'Oriente islamico e l'Occidente cristiano che fece maturare quell'utopia di amalgama per giungere a una Fratellanza Universale che venne definita il "Grande Sogno dei Templari".
Il giudizio comune degli storici sostiene che a causa di questi contatti, giudicati pericolosi per la cristianità, ma anche per le enormi ricchezze accumulate, i Templari si attirarono l'odio del re di Francia Filippo IV detto "il Bello" che, oltre ad aver ricevuto il rifiuto all'ingresso di suo figlio nell'Ordine, era anche fortemente indebitato nei riguardi del "Tempio".
Nel 1307 egli convinse il suo amico Papa Clemente V a mettere sotto inchiesta l'Ordine accusandolo di eresia. Persecuzioni, lunghe detenzioni e le torture dell'Inquisizione con l'uccisione di molti cavalieri, fiaccarono le forze dell'Ordine abituato ad affrontare i nemici in combattimento ma incapace di reagire alle meschine ragioni di stato ed ai tradimenti.
Nel Concilio di Vienne, dopo la bolla "vox in excelso" che sopprimeva l'Ordine, venne emanata, nel 1312, bolla "ad providam" con la quale il Papa destinava i beni dei Templari all'Ordine degli Ospitalieri detti anche Cavalieri di Rodi i quali, circa due secoli dopo, assumeranno il nome di Cavalieri di Malta.
L'Ordine del Tempio - per la Chiesa di Roma - era di fatto sciolto.
Il Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay, che era stato imprigionato con altri dignitari e costretto sotto tortura, a confessare colpe ignobili, ebbe modo di ascoltare il 18 marzo 1314 le accuse che gli venivano mosse sulla base delle sue "confessioni". Indignato ritrattò con orgoglio ogni parola accettando così la tragica conseguenza di essere messo a morte sul rogo insieme al Precettore di Normandia Goffredo di Charney.
Il fuoco arse la sera stessa su un'isolotto della Senna a Parigi e, secondo la storia "ufficiale", questo supplizio decretò la fine dell'Ordine...

Ma il fuoco estinse veramente il grande sogno dei templari e i valori che in esso erano racchiusi? Sono in molti a credere che l'Ordine non si fermò con la morte del suo Maestro e che, prima in clandestinità, poi alla luce del sole proseguì la sua esistenza fino a oggi.

Chi fu il vero carnefice?
 
Secondo la storia Filippo il Bello convinse il suo amico Papa Clemente V a mettere sotto inchiesta l'Ordine facendolo accusare di eresia, di adorazione di un idolo demoniac il Baphomet, di atti omosessuali e di aver rinnegato Cristo sputando sulla croce. Filippo IV e il suo fido Nogaret (costui, ancorché scomunicato in precedenza per lo "schiaffo di Anagni, venne ugualmente accettato quale principale accusatore e coordinatore della "Santa" Inquisizione) furono veramente i boia dell'Ordine o rappresentarono solamente un "braccio" armato della Chiesa, la quale dovendo eliminare un Ordine, divenuto non più controllabile e quindi pericoloso per i segreti che possedeva, preferì ricorrere a terzi per ottenere questo risultatoA sostegno di questa tremenda ipotesi vi è anche l'esistenza della Bolla "Dignum Esse Conspicimus" emessa nel 1265 da Papa Clemente IV con la quale si proibiva a chiunque (pena la scomunica) di porre sotto processo un templare... come poteva la Chiesa ignorare e contravvenire così palesemente alle proprie regole?

Lo scioglimento rappresentò la fine?
 
Con gli atti del 1312 Papa Clemente V scioglie l'Ordine del Tempio, ma bisogna rilevare che se tale decisione sottrae il riconoscimento della Chiesa all'Istituzione, non può decretare la sua fine formale e storica. Così come si era formato molti anni prima di ricevere una identità da parte della Chiesa, esso poteva proseguire, magari in clandestinità, una sua esistenza sovrana.
 
 
La "rinascita" dell'Ordine
 
In un momento di grande fervore intellettuale e spirituale nel corso del quale la “libera  ragione” si misura, attraverso vari  movimenti più o meno clandestini, con le “regole della fede”  assistiamo a un risveglio delle coscienze, a un anelito verso il recupero dei valori e delle identità dell’uomo. Sarà Napoleone Bonaparte a “sponsorizzare” per convinzione intellettuale e calcolo politico la rinascita dell’Ordine del Tempio favorendo la ricomposizione di vari gruppi presenti, soprattutto, in Francia. 

Oggi, 200 anni dopo...

(dal saluto del Gran Priore d'Italia per il bicentenario del Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem - OSMTJ)

Ben poche Istituzioni internazionali possono vantare 200 anni di esistenza. Famose associazioni come Rotary e Lions sono state fondate, rispettivamente, nel 1905 e nel 1917 e la prestigiosa Croce Rossa nel 1864.

Questo traguardo che abbiamo la ventura di testimoniare, ci fa sentire fieri (orgogliosi non superbi) di appartenere a una realtà che, interprete di antichi valori mai sopiti, supera gli ostacoli delle mode effimere, non viene scalfita dal trascorrere del tempo, si consolida nei suoi obiettivi oggi come in quel lontano 4 novembre 1804. Obiettivi che inducono donne e uomini dei nostri giorni a indossare il mantello templare impegnandosi a vivere secondo un moderno concetto di “dignità cavalleresca” che non consente di cadere nella vergognosa indifferenza verso i più deboli, non permette la slealtà, esalta l’uguaglianza fra le genti fecondandola con l’amicizia e il rispetto. Questo modo di essere e non di rappresentarsi, come vediamo fare da taluni ridicoli nostri imitatori, ci consente di celebrare il bicentenario dalla restaurazione dell’Ordine cancellando - 690 anni dopo - dai nostri cuori l’immagine di quel 18 marzo 1314 quando il rogo assassino cercò invano di distruggere un ideale.

In Italia, il Gran Priorato ha adottato il motto latino “Ab igne lux” (dal fuoco la luce) a significare che il sacrificio fra le fiamme del Maestro Jacques de Molay non solo ha generato un impegno per la continuità dell’Ordine ma ha acceso il desiderio di ricerca della Verità e non della vendetta, una passione che non può appartenere ai sentimenti di un cavaliere templare. L’affermazione della Giustizia attraverso la verità per giungere, comunque, a un fraterno perdono degli errori compiuti verso quei “Poveri Cavalieri di Cristo” ai quali, peraltro, mai è stato chiesto scusa da chi ha ereditato l’infamante fardello lasciato alla storia dai loro carnefici...

Per conquistare questi obiettivi ci siamo imposti una progressiva ricostruzione dell’Ordine dispiegando le insegne italiane a fianco di quella “Casa Madre” del Belgio facente capo a S.E.S. Michel Van Der Stock, unico depositario di una tradizione che legittima il suo ruolo di Siniscalco del Tempio dell’Istituzione risorta nel 1804.

In coincidenza al bicentenario possiamo dedicare un breve pensiero anche al primo lustro del nostro mandato da Gran Priore per il quale siamo stati scelti, all’unanimità, da Cavalieri e Dame nel giugno del 1999. Un quinquennio di grandi gioie, pesanti impegni, qualche inevitabile amarezza. Abbiamo visto centinaia di uomini e donne indossare con emozione il nostro mantello, riscoprire il conforto di una preghiera mormorata, in una piccola chiesetta o in una maestosa cattedrale, accanto a persone che, sconosciute fino al giorno prima, potevano da quel momento chiamare “Fratello, Sorella...”. Abbiamo assaporato un sentimento di speranza nel futuro stringendo con il triplice abbraccio fratelli israeliti o di religione islamica, incontrando uomini di buona volontà nelle amministrazioni dello Stato, nelle istituzioni civili e del volontariato, nelle associazioni culturali e di servizio. Abbiamo potuto esprimere solidarietà donando sia materialmente sia spiritualmente a chi ne aveva necessità. Abbiamo, soprattutto, individuato il nuovo ruolo che i tempi ci assegnano quello di garanti e promotori del dialogo fra il mondo della fede e quello della ragione per una maggiore comprensione e conoscenza fra le genti che possa favorire l’antico sogno templare: la Fratellanza universale.

Al nostro interno, pur seguendo una linea gerarchica a ricordo della tradizione militare dell’Ordine, coltiviamo il valore dell’amicizia e dell’uguaglianza combattendo le barriere che resistono nella cosiddetta “società civile” quali il rango sociale, il ceto economico, le differenze culturali. Fra i nostri principali “obiettivi interni” c’è quello di valorizzare la dignità cavalleresca fra i nostri Fratelli e non solo fra quelli più giovani. Il percorso prosegue. Non nobis.

 
Valori eterni
 
Per concludere i pensieri di due studiosi italiani e di Francesco Maria Arouet (Voltaire).

Michele Raffi, conclude così il suo libro "Apologia dei Cavalieri Templari":
"L'eliminazione fisica di essi non estinse il loro ideale che si concretava in una suprema sintesi di valori eterni, quali la difesa dei deboli, la solidarietà verso il prossimo, la consapevolezza che le più alte azioni non devono essere strumentali ad esaltare il prestigio individuale, ma a nobilitare l'uomo in quanto tale e Dio che l'ha creato "a Sua immagine e somiglianza" non a caso il loro motto recitava: Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam"

Franco Cuomo, nel capitolo dedicato ai Templari del suo libro"Gli Ordini cavallerschi" sostiene:"Con il rogo del 1314 i templari escono dalla storia ed entrano nella leggenda. La diaspora non interrompe il filo dell'avventura templare, per cui gli adepti sopravvivono segretamente, inserendosi negli altri ordini o mimetizzandosi nel filo dell'esoterismo più occulto."

VOLTAIRE, il celebre filosofo, forse pensava ai Cavalieri del Tempio quando, rivolgendosi a Dio in una sua famosa invocazione, scriveva:

“... che tutte le piccole sfumature che distinguono questi piccoli atomi chiamati uomini non siano segnali di odio e di persecuzione; che coloro che accendono ceri a mezzogiorno per celebrarTi sopportino coloro che si accontentano della luce del Tuo sole; che coloro che coprono la veste loro di una tela bianca per dire che bisogna amarTi non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana nera...”
 
Walter Grandis
Trieste, 15 settembre 2004




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