Facciamo un giro in città anche per convincere i tanti turisti (purtroppo solo di passaggio per l'imbarco su di un traghetto che li porterà in Grecia) di approfittare dell’occasione per fermarsi a godersi Brindisi: città che vale la pena di visitare, spero grazie anche a noi, ricca di storia, monumenti e tradizioni.
Brindisi storia le origini
Le origini mitiche di Brindisi si devono a Diomede fondatore della città al ritorno dalla guerra di Troia. Dalla storia si sa invece per certo che già nell'età del bronzo sulla riva meridionale di Punta delle Terrare vi era un insediamento. Il toponimo della città si deve probabilmente ad una parola messapica che significa testa di cervo per la forma del porto, tanto che la testa dell'animale insieme a due colonne formano lo stemma civico. Le colonna sono una riproduzione di quelle romane poste in età severiana per segnare la fine della via Appia.
Japigi e Messapi
Tracce di un insediamento Japigio del VII secolo a.C. sono emerse a Tor-Pisana un promontorio alle spalle delle due insenature del porto. Le tombe hanno restituito vasellame proto-corinzio e la presenza di questo materiale conferma i contatti intercorsi fra Salento e Grecia in particolare Corinto e le sue colonie. Della comunità messapica presente fino al 246 a.C. data in cui nasce la colonia romana di Brundisium rimangono diverse testimonianze frutto di rinvenimenti che dal VIII secolo in poi si sono succedute in città. Si tratta di oggetti per lo più vasellame rinvenuto nelle tombe ed ora visibili al museo provinciale "Ribezzo". Inoltre la scoperta in via Cappuccini di una necropoli con sepolture che vanno dal III al I secolo a.C. hanno permesso agli studiosi di acquisire notizie del passaggio dalla fase messapica a quella romana della città.
la dominazione romana
E’ proprio sotto i romani che la città acquisisce importanza come porto per i traffici con l'oriente infatti da municipio romano ottiene immunità per il porto franco ed è direttamente collegato con Roma da due importanti arterie la via Appia e la via Traiana. Durante l'età romana la via Appia costituisce l'asse stradale principale di attraversamento della città che termina come abbiamo detto al congiungimento delle due insenature di ponente e levante del porto. Delle due colonne, trasportate dal mar di Marmara in Turchia ed erette in età severiana, ad oggi ne rimane solo una intatta con capitello adorno di foglie d'acanto dalle quali sporgono i busti di alcune divinità. La seconda crollata nel 1528 in seguito ad un terremoto venne trasportata nel 1656 a Lecce fatta eccezione di uno dei rocchi attualmente visibile sul basamento a Brindisi. Questa colonna trasformata nel capitello dallo scalpello dello Zimbalo venne collocata nella piazza principale di Lecce come sostegno per la colossale statua in legno veneziano ricoperta da foglie di rame del santo protettore di Lecce, Sant’Oronzo che aveva preservato la città dalla peste .
L'importanza delle due colonne rimane legato al fatto che sono, insieme alla casa dove è vissuto e morto il poeta Virgilio, l'unica testimonianza della grande importanza del porto brindisino in età romana. Ritrovamenti di questo periodo sono presenti ovunque in città: dal ninfeo di palazzo Montenegro ai resti di abitazioni di cui rimane il pavimento a mosaico, oppure la presenza di cornici e trabeazioni che fanno pensare ad un foro romano in via Casimiro. I resti delle terme possono essere individuati nell'area di S.Pietro degli Schiavoni e in piazza duomo.
declino di Brindisi
Con la caduta dell'impero romano inizia il declino di Brindisi. La città subisce infatti saccheggi da parte dei goti dei bizantini e dei longobardi e ripetutamente dei saraceni, i quali la distruggono completamente nell’868. I greci con Lupo Protospata ebbero cura di ricostruirla nonostante i continui attacchi dei saraceni e dei longobardi.
la rinascita con i Normanni e con gli Svevi
I normanni conquistarono la città nel 1071 e fecero molto per la rinascita edilizia economica e commerciale del porto e della città di Brindisi. Dal porto si imbarcavano i crociati per arrivare in terra santa a liberare il sepolcro, di conseguenza a Brindisi nacquero diversi “hospitali” per pellegrini, gli ordini religioso-militari di S.Maria dei Teutoni, dell'ordine dei templari e dei cavalieri gerosolomitani. Anche con gli svevi continuarono i viaggi degli eserciti crociati. Lo stesso Federico II partì con il suo esercito per la sesta crociata nel 1227 ed in quel periodo fece costruire un castello all'estremità dell'insenatura di ponente del porto . L'imponente maniero a pianta trapezoidale sorse sul luogo di pre-esistenti fortificazioni normanne e di una chiesa intitolata a S.Maria dei Teutonici. Furono impiegati come materiali di costruzione proprio i resti di questi edifici e di alcune abitazioni di epoca romana. Questo castello concepito dallo stesso Federico II, era costituito da una piazzaforte quadrata rinforzata da poderosi torrioni angolari e circondato da un profondo fossato, da tutte le parti tranne da quella sul mare.
Attraversando la porta centrale, sormontata da una grande statua dell'imperatore in altorilievo, si accedeva al grande cortile e agli appartamenti imperiali.Si tramanda che Federico II abbia soggiornato con la moglie Jolanda figlia di Giovanni di Brienne principe di Lecce in diversi periodi della loro vita, a partire dal 1225 data del loro matrimonio.
la reggenza angioina e aragonese
Gli angioini subentrati agli svevi nel 1268 abbellirono la città e rafforzarono il castello contro le incursioni specie nel periodo 1273-1274 quando i greci attaccarono ed assediarono gli albanesi a Durazzo. Poco dopo fu proprio dal porto di Brindisi che Carlo I nel 1282 partì con la flotta che era stata approntata nell'arsenale della città per sedare l'insurrezione scoppiata in Sicilia. Lo stesso Carlo I, in una politica espansionistica, fece costruire altre opere di fortificazione del porto, per poter dare un riparo sicuro alle navi che si apprestavano a partire per le coste della vicina Dalmazia . Nel 1301 Carlo II apportò nuove modifiche al porto facendo costruire la torre del cavallo riedificata da Carlo V nel XVI secolo oltre a due torrette poste sulle sponde dell'imboccatura del porto.
Gli aragonesi, subentrati agli angioini a partire dal 1425, ristrutturarono le fortificazioni di Brindisi come la cinta muraria ed ingrandirono il castello. Ferdinando I d'Aragona fece costruire un antemurale intorno al fossato federiciano ricoperto poi da volte solidissime creando lunghi sotterranei. Agli spigoli del castello furono elevati quattro torrioni cilindrici sporgenti sul antemurale per permettere il tiro incrociato delle artiglierie e fu scavato un profondo fossato.
Al tempo di Carlo V furono costruite due grandiose porte ancora esistenti: una rivolta verso la città di Mesagne e l'altra verso Lecce. Le ultime modifiche al castello furono apportate da Gioacchino Murat nel 1810 trasformando l’edificio in carcere e, per questo motivo, venne aggiunta una nuova ala. Attualmente il castello ospita il comando della Marina Militare Italiana ed è demanio dello Stato.
Gli aragonesi costruirono anche un altro castello sull'isola di S.Andrea. Quest'isoletta, posta al centro della rada, era stata in precedenza sede di un monastero italo-greco distrutto dai saraceni nel XI secolo e ripristinato dai benedettini nel 1059 per essere di nuovo abbandonato durante le crociate
Questo castello detto "di mare" per distinguerlo dall'altro già in precedenza descritto e chiamato nel gergo popolare "di terra" fu edificato nel 1445 da Alfonso d'Aragona su delle pre-esistenti fortificazioni di epoca angioina. La rocca, a pianta quadrangolare costruita in carparo rossiccio per cui l'appellativo di "Castello Rosso", presenta un torrione poligonale, rivolto verso il mare aperto.
Dopo la cacciata dei turchi da Otranto, avvenuta nel settembre del 1481, Alfonso d'Aragona duca di Calabria e liberatore della città idruntina decise di ampliare il castello. Filippo II aggiunse un torrione circolare chiamato di S.Filippo sul lato rivolto al porto ed un bastione di forma triangolare verso il mare aperto. Successivamente fu creato un piccolo porto interno. Nel 1775 sotto Ferdinando IV di Borbone venne riattivato il canale di accesso al porto interno ostruito al tempo degli aragonesi per paura degli attacchi dei turchi.
Il porto, dopo anni di declino, ebbe un nuovo grande impulso verso oriente dopo l’apertura del canale di Suez avvenuta nel 1869.
Brindisi arte e architettura la Cattedrale
La cattedrale è stata ricostruita dopo il terremoto del 1743 che distrusse quasi completamente la fabbrica romanica risalente al XI secolo. La facciata ed il campanile vengono attribuiti all’architetto leccese Mauro Manieri. Il prospetto è diviso in due ordini con lesene sormontate da capitelli corinzi, culminanti con due statue di santi. L'interno è a tre navate ripartite da pilastri cruciformi che il Manieri realizzò occludendo le colonne dell'originario tempio romanico. Le absidi laterali sono coperte da altari barocchi per i quali il pittore leccese Oronzo Tiso dipinse due tele raffiguranti "la predicazione di S. Leucio " ed "il martirio di S. Pelino" protovescovi della chiesa di Brindisi.
Durante i recenti lavori di restauro sono venuti alla luce a sinistra del presbiterio, intorno all'altare, i resti di un pavimento musivo del 1178 risalente alla vecchia fabbrica romana; dall'esame di questi resti, di chiara influenza araba, specie nei tondi raffiguranti animali, si presume che l’opera sia di maestranze locali dirette da quel frate Pantaleone che un decennio prima era stato artefice del pavimento musivo nella cattedrale di Otranto. Le parti oggi mancanti che riguardavano l'epoca carolingia sono conservati nei disegni di alcuni viaggiatori del secolo scorso.
Pregevole il coro scolpito in legno di noce con gli stalli intagliati e intarsiati con immagini di santi e decorazioni antropomorfe e zoomorfe. Il coro, voluto dal vescovo De Ayardi nel 1594, prese il posto del coro dei canonici che era in legno di cedro. Nel XVII secolo il leccese Giuseppe Cino decorò alcuni pannelli con due immagini a rilievo raffiguranti i santi Pietro e Paolo, le iniziali dell'architetto sono incise ai lati di un albero sormontato da un compasso. Attribuiti ad Aniello Gentile sono gli altari in marmo della cappella del SS. Sacramento.
Importante il reliquario di S. Teodoro di Amasea al quale è dedicata la chiesa. Il reliquario è conservato nella omonima cappella posta a destra del transetto impreziosita da marmi policromi e stucchi; da notare la tela posta all'interno della cappella che è opera di Filippo Palizzi datata 1840.
Piazza Duomo e i suoi palazzi
Sulla piazza antistante la cattedrale si affaccia il palazzo del seminario anch'esso opera di Mauro Manieri ultimato nel 1720. Interessanti le statue in pietra raffiguranti la matematica, l'oratoria, l'etica, la teologia, la filosofia, la giurisprudenza, la poetica e l'armonia.
Lungo i lati di piazza duomo si possono ammirare alcuni edifici medioevali come la loggia Balsamo, l'episcopio ed il portico dei cavalieri templari nel cortile dell'episcopio, attiguo alla cattedrale dove si conserva una bifora decorata con motivi vegetali raffinata espressione di arte romanica. Il portico dei templari, oggi inglobato nella struttura del museo provinciale, è composto da due campate con volte a crociera costolonate e arcate ogivali sorrette da pilastri e da una colonna. La loggia Balsamo, all'imbocco di piazza duomo, è quanto resta di un edificio a pianta poligonale che forse avrebbe ospitato la zecca angioina di Brindisi. Sugli archi s'impostano mensole a gradone con sculture figurative che insieme ad archetti scolpiti reggono il balcone.
A pochi metri dal palazzo del seminario s'erge palazzo Nervegna, dimora dei Granafei nel XVI secolo. Il prospetto rinascimentale del palazzo è suddiviso in tre ordini da marcapiani con il portale con cornice costolata sul quale è inserita l'arma araldica di famiglia. Sulla facciata lungo una delle cornici marcapiano corre una scritta in latino che tradotta ci fa sapere che “il saggio costruisce la casa, mentre lo stolto la distrugge....la saggezza è un bene che non può essere acquistato”. Attualmente il palazzo è di proprietà dell'amministrazione comunale.
Altro edificio interessante,però, sul lungomare Regina Margherita, di proprietà dell'amministrazione provinciale, è palazzo Montenegro sede della Prefettura. Il palazzo, realizzato sul finire del XVII secolo, ha un aspetto molto sobrio legato com'è allo stile rinascimentale arricchito però dal portale e dal soprastante balcone di stile barocco. Anche l'atrio interno, dove è stata ritrovata una iscrizione marmorea di età traianea, è di stile barocco.
le chiese
Da piazza duomo, percorrendo via Tarantini, si giunge alla chiesa di S. Giovanni al Sepolcro, a pianta circolare, che s'ispira alle prime chiese paleocristiane e orientali anche se gli studiosi fanno risalire l’edificio all’ XI secolo. Il portale è inquadrato da un protiro su due leoni stilofori con colonne a fusto liscio con capitelli decorati con uccelli e otto figure umane; gli stipiti del portale in marmo rappresentano figure di animali poste fra motivi vegetali di chiaro stampo orientale. L'interno della chiesa, con copertura lignea, si compone di una rotonda centrale sostenuta da otto colonne con capitelli di foglie d'acanto; lungo le pareti perimetrali vi sono tracce di affreschi del XIII e XIV secolo raffiguranti scene della vita di Cristo.
Poco distante c’è la chiesa di San Paolo risalente agli inizi del XIV secolo quando Carlo d'Angiò donò il suolo ai frati francescani e Roberto suo successore contribuì alle spese per l'erezione della chiesa. All'interno una sola navata con copertura di travi lignee dipinte. Sulle pareti rimangono resti di affreschi. Segnaliamo gli altari barocchi; interessante uno di essi datato 1603 di patronato della famiglia dello spagnolo Ferdinando Perez Noguerol raffigurante la famiglia Perez Noguerol in compagnia della Madonna del Carmine, i santi Caterina, Paolo l’eremita e Diego. Questa tela viene attribuita al pittore di origine veronese Alessandro Fracanzano attivo in Puglia in quel periodo.
Da via Tarantini, dirigendosi verso il mare, s'incontra quello che rimane del borgo dei pescatori le cui case, costruite con un solo vano coperto e con un retrostante piccolo orto, avevano la copertura a doppio spiovente con canne ed embrici di argilla cotta poggiata su travi di legno. Da queste case dette "Minime", si arriva in piazza S. Teresa dove si eleva la mole della chiesa intitolata alla stessa santa edificata nel ‘700 dai teresiani a spese del sacerdote Francesco Monetta. La chiesa a croce latina ed a unica navata con transetto contiene profonde cappelle laterali di gusto barocco con marmi policromi stucchi e ornamenti. Pregevole l'altare maggiore, mentre nell'attiguo ex-convento dei teresiani si trova oggi l'archivio di Stato.
Altro importante tempio romanico brindisino è la chiesa di San Benedetto facente parte di un complesso benedettino intitolato a S. Maria Veterana che, secondo un antico documento, esisteva già nel 1089. Della chiesa colpiscono all'esterno l'abside, un elegante portale con architrave aggettante con tre pannelli scolpiti con scene di caccia e la facciata bicroma per l'alternarsi di conci di colore bianco e giallastro. L'interno della chiesa a tre navate è diviso da colonne con capitelli decorati da foglie d'acanto, e la copertura è a cupole sorrette da costoloni a crociera . Attraverso la sacrestia si può giungere al chiostro; qui si trova una campana del XIV secolo che porta la scritta del fonditore, un certo Bartolomeo e che proviene dalla vicina chiesa di S. Anna oggi chiusa al culto.
Sicuramente il monumento più importante di Brindisi rimane la chiesa di S. Maria del Casale. La chiesa, eretta dal principe di Taranto Filippo d'Angiò e da sua moglie Caterina di Costantinopoli nei primi anni del XIV secolo, è caratterizzata da un vivace gusto cromatico. La facciata del tipo a capanna è ravvivata da un gioco di diverso colore dovuto all'uso di arenaria grigia e dorata, con il portale incorniciato da un singolare protiro pensile a baldacchino con finestra centrale ogivale. L'interno è ad aula unica coperta da capriate in legno a vista con pareti quasi completamente affrescate. Queste pitture parietali sono di epoche e committenze diverse; le più antiche, nella controfacciata e coeve probabilmente alla chiesa, raffigurano "il giudizio universale" e sono firmate da Rinaldo da Taranto .Sulla parete sinistra è dipinta l'allegoria "dell'albero della vita” cui corrisponde nella parete destra la figura di "Cristo in maestà". Accanto alle figure dei santi si riconoscono alcuni stemmi gentilizi. Il presbiterio invece è affrescato con scene tratte dal nuovo testamento e dal racconto della passione.
Spostandoci in via Lata faremo visita alla cripta di S. Lucia posta al di sotto della chiesa della SS. Trinità nel quartiere Mattonelle. La cripta è quanto rimane di un tempio romanico, ricostruito in seguito dalla famiglia Scolmafora nel XVII secolo. L'interno è a tre navate divise da esili colonne con capitelli, con copertura delle volte a crociera. Le pareti sono affrescate con pitture bizantineggianti databili al XIII e XIV secolo. Da vedere nella parete opposta all'abside le due nicchie con immagini affrescate che raffigurano "la Madonna in trono con il Bambino" e " la Maddalena".
Nello stesso quartiere degna di essere visitata è la duecentesca chiesa del SS. Crocifisso con la data di costruzione dell'edificio scritta nella facciata cioè il 1232 . L’edificio a navata unica coperto da capriate in legno a vista, ha il portale con protiro lievemente aggettante sormontato da un rosone con archetti pensili. Anche in questo caso la facciata romanica è decorata da conci di pietra diversa alternati in senso orizzontale tanto da conferirle un particolare effetto cromatico. All'interno la parte absidale, laddove insisteva il coro, è stata demolita in seguito alla costruzione della mura aragonesi. Di particolare interesse due statue lignee del duecento "Il Crocifisso" a cui è dedicato il tempio e la "Madonna della Luce" attribuita ad un intagliatore italo-francese del XIII secolo.
Brindisi tradizioni processione a mare
La tradizionale "processione a mare" si svolge annualmente nella prima settimana di settembre in occasione dei festeggiamenti di San Teodoro d'Amasea e di San Lorenzo da Brindisi coprotettori della città.
Questa cerimonia, nata nel 1776 come completamento del culto di S.Teodoro, e' stata poi dedicata anche a San Lorenzo, il santo nativo della città. La processione parte dal castello aragonese. Le statue e le reliquie dei santi vengono portate per mare su un natante, percorrendo, insieme ad altre barche che si uniscono in processione, tutto il porto interno, sino alle banchine centrali da dove un corteo accompagna i santi sino alla cattedrale. La processione ricorda un episodio miracoloso del 1210: le spoglie di S.Teodoro, soldato romano martire del IV secolo fatto uccidere in Turchia per la sua fede in Cristo, venivano trasportate dall'odierna Aukat (Turchia) a Brindisi. I marinai della nave, vistisi inseguiti da navi turche, misero le spoglie del santo su una barca che, spinta dalla corrente, si diresse verso il porto di Brindisi. Questo evento fu interpretato come un segno del santo di voler approdare sulla costa della città ed i brindisini accettarono la sua protezione.
A contorno della processione, si svolge anche la festa patronale con luminarie artistiche e fuochi d'artificio. Annualmente si svolge, inoltre, il "Palio dell'Arca" che non è altro che una competizione tra barche da pesca che prende spunto dal recupero dell'arca in argento contenente le spoglie del santo patrono da parte dei pescatori nel XIII secolo.
cavallo parato
Altra importante manifestazione è il “Cavallo Parato”. Questa singolare usanza religiosa viene fatta in occasione del Corpus Domini quando il vescovo porta in processione il SS. Sacramento per le vie principali della città montando su un cavallo bianco parato. Alle radici di questa tradizione vi sarebbe la circostanza che Luigi IX di Francia, sconfitto e fatto prigioniero dal Saladino presso la città di Damietta in Egitto, avrebbe concordato per il suo rilascio un riscatto in denaro. In attesa di procurarsi la somma in patria avrebbe lasciato in pegno l'Eucarestia. Approdato a Brindisi ed avendo ottenuto la somma necessaria da Federico II, sarebbe ritornato dal Saladino, il quale gli avrebbe reso il sacro pegno rinunciando al riscatto, come premio della sua fede e lealtà. Tornando in patria, nel 1250, la sua nave sarebbe approdata a Punta Cavallo, nei pressi dell'imbocco del porto di Brindisi, da dove l'Eucarestia sarebbe stata portata in processione in città' dall'arcivescovo Pietro, il quale, essendo molto vecchio, avrebbe montato un cavallo bianco tenuto per le briglie da Federico II e Luigi IX. Fà parte della leggenda la circostanza che, nel punto della spiaggia dove il cavallo pose i piedi durante il trasbordo dell'Eucarestia, sgorgasse acqua dolce. La tradizione della processione del “cavallo parato” inizia a partire dal 1264 ed è unica nel suo genere.
autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis>
|