| Taranto
La città, situata sulla costa ionica parte sulla terraferma (la città nuova) e parte su di un'isoletta (la città vecchia), si trova tra due mari il “mar grande” limitato dalle isole Cheradi, ed il “mar piccolo” vasto bacino interno comunicante con il mare aperto per mezzo di due canali.Taranto storia Secondo la leggenda, a Taras (figlio del dio Poseidone e della ninfa Satyria) apparve improvvisamente un delfino mentre compiva sacrifici per onorare suo padre Poseidone; ciò fu interpretato come un segno di buon auspicio e Taras si sentì incoraggiato a fondare una città.
Per la storia, invece, Taras, divenuta in latino Tarentum, fu fondata da coloni Laconi condotti, secondo la tradizione, da Falanto nel 706 a.C..Il luogo venne scelto per l' eccellenza del suo porto naturale, per la pescosità del mare che, insieme alla ottima posizione geografica, favorirono il suo rapido sviluppo. Numerose furono le lotte con le popolazioni vicine con i Messapi e con altre città della Magna Grecia come Metaponto e Turi.
Nella prima metà del IV secolo a.C. Taranto raggiunse il suo massimo splendore grazie ad Archita da Taranto, dominò e influenzò sia le altre città della Magna Grecia che le popolazioni apule delle città dell'interno, anche se il suo territorio politicamente non fu mai molto esteso. L'eccessiva ricchezza, unita ad una certa mollezza di costumi, costrinse Taranto a ricorrere alle armi straniere per resistere alla pressioni delle popolazioni apule. Infatti Archidamo, Re di Sparta, alleato dei Tarantini contro i Messapi morì combattendo sotto le mura di Manduria nel 338 a.C.. Cleonimo di Sparta combattè a lungo contro i Messapi in aiuto di Taranto e dopo queste estenuanti lotte iniziarono quelle contro Roma.
Nel 281 a.C. i Romani penetrarono nel golfo di Taranto con le loro navi, in questa guerra i Tarantini ebbero l'aiuto di Pirro, Re dell'Epiro, ma nonostante questo furono sconfitti. La città di Taranto sottomessa ai Romani si ribellò nel 212 a.C. consegnandosi ad Annibale, ma ripresa nel 209 a.C. da Quinto Fabio Massimo, fu devastata, saccheggiata e depauperata delle ingenti ricchezze.
Le prime notizie certe sulla Chiesa cristiana tarantina risalgono alla fine del V secolo. Nel Medioevo Taranto passò dai Bizantini ai duchi di Benevento nel 662; fu occupata dai Saraceni dall'842 al 880, ripresa dai Greci venne ancora distrutta dai Saraceni nel 927. L'Imperatore Niceforo Foca la riconquistò nel 967, la riedificò quasi completamente per farne un munito centro militare e per quasi un secolo fu un caposaldo della resistenza bizantina contro le dilaganti conquiste normanne.
Nel 1063 fu conquistata da Roberto il Guiscardo mentre sotto Boemondo d'Altavilla divenne centro di un potente feudo. A Taranto fu riconosciuto il titolo principesco appartenendo a persone delle case regnanti normanne, sveve ed angioine. Con Raimondello Orsini del Balzo, morto il 17 Gennaio 1406 il, principato di Taranto che comprendeva gran parte della Puglia e della Basilicata, divenne quasi una signorìa indipendente. Nel 1502 Taranto fu conquistata da Consalvo di Cordova e fu fortificata da Giovanni d'Austria. Passata ai Borboni nel 1734, aderì alla Repubblica Partenopea del 1799. Entrata a far parte del Regno d'Italia, la città acquistò una grande importanza strategica, tanto da divenire una delle più munite piazzeforti della Marina Militare Italiana.
Taranto ha dato i natali ad illustri personaggi: Archita (428-347 a.C.) filosofo pitagorico e stratega che governò Taranto fino a farle raggiungere il suo massimo splendore divenendo un modello possibile di repubblica e Mario Costa (1858-1933) protagonista dell'operetta, formatosi musicalmente a Napoli,e autore di canzoni indimenticabili. Un altro personaggio, che ha legato il suo nome a quello della grande musica, fu Giovanni Paisiello (1740-1816), musicista e compositore. Ebbe una carriera sfolgorante, che lo fece apprezzare in tutte le corti d'Europa. Ricordiamo anche Anna Fougez (1894-1966), ballerina di fila. Degno di essere ricordato è, anche, Domenico Acclavio (1762-1828), giureconsulto e ministro dell'Interno con Ferdinando I, che donò alla città di Taranto la sua raccolta di libri primo nucleo della biblioteca, oggi, a lui intitolata.Taranto arte e architettura il castello aragonese
Prospiciente il mar grande e il canale navigabile, sorge il quadrangolare castello, fatto costruire tra il 1481 e il 1492 da Ferdinando d'Aragona, con altri, su progetto di Francesco di Giorgio Martini, che utilizzò precedenti fortificazioni bizantine ed alcune torri fatte costruire da Raimondello Orsini Del Balzo. L’edificio, ingrandito nel 1577, fu manomesso nel XIX secolo quando divenne un carcere. Attualmente il castello, di cui rimangono quattro torrioni cilindrici uniti da larghe cortine completate da baluardi, è sede del comando della Marina Militare. Al suo interno è stata restaurata la cappella di S. Leonardo, già rimaneggiata nel XVI secolo; probabilmente fu in questa cappella che, nel 1407, si sposò Maria d'Enghien, appena rimasta vedova di Raimondello Orsini Del Balzo, con Ladislao di Durazzo divenendo così regina di Napoli.
il duomo
Il duomo della città ,dedicato a San Cataldo, fu edificato intorno al 1070 per volere dell’arcivescovo Dragone sulla vecchia cattedrale dedicata a Maria Santissima che nel 927 i saraceni avevano rasa al suolo unitamente a tutta la città. La vecchia chiesa a sua volta era stata costruita , con una struttura modificata, al posto del tempio della Vittoria. Nel sottosuolo del duomo e più precisamente sotto l’abside sono stati ritrovati numerosi resti umani di epoche anteriori: ciò dimostra che quella parte dell’edificio era riservata a cimitero. Resti umani sono stati ritrovati anche nel sottosuolo degli edifici sorti intorno alla cattedrale e questo per il fatto che nella zona vi era stato il cimitero almeno fino all’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804 che aveva trasferito le sepolture fuori dalle mura. Di recente, durante gli scavi che si stanno operando sono state scoperte due colonne che potrebbero appartenere alla preesistente chiesa di Maria Santissima che, come detto, era stata distrutta dai saraceni.
L’edificio, nel corso dei secoli, è stato rimaneggiato più volte in particolare nel 1596 e nel 1657 a causa di un incendio .La facciata conserva eleganti forme barocche, apportate da Mauro Manieri nel 1713.
Alto il tamburo della cupola quasi bizantineggiante con un campanile che risale probabilmente al 1413 rifatto completamente da recenti restauri. L'interno preceduto da un vestibolo quattrocentesco dove a sinistra si accede al battistero con fonte battesimale che consiste in una vasca monolitica bizantina rimaneggiata in epoca barocca sormontata da un baldacchino, formato da elementi medioevali ricomposti nel XVI secolo su colonne anticamente appartenenti al altare maggiore.
La chiesa si presenta a pianta basilicale a tre navate divise da sedici colonne di marmi policromi con capitelli bizantini e romanici, le navate laterali hanno il tetto a travi scoperte mentre il pavimento conserva parte dell'originario mosaico a grosse tessere, il transetto voltato a botte, da cui si eleva la cupola rifatta nel 1657. Sull'altare maggiore c'è il ciborio risalente al 1653 e poggiante su quattro colonne di colore giallo antico .A destra dell'abside si apre la ricca cappella di San Cataldo (detta anche del Cappellone) i cui lavori di rifacimento iniziarono nel 1657 e si protrassero fino all’inizio del XIX secolo in forme riccamente barocche. La cappella è chiusa da una ricca cancellata di ferro e bronzo. Nel duomo vi sono un vestibolo quadrato ed una cappella ellittica coperta da una cupola affrescata da Paolo De Matteis nel 1713 con la "Glorificazione di San Cataldo"; nel tamburo sono affrescate sette storie della vita del Santo.
All'interno della cappella un ricco altare adornato da uno stupendo paliotto a tarsie marmoree, custodisce le reliquie di San Cataldo morto a Taranto nel VII secolo. Una statua in argento raffigurante il Santo durante le celebrazioni solenni viene illuminata da preziosi candelieri in corallo .In fondo alla navata di sinistra della cattedrale si apre come fosse un corpo aggiunto il cappellone del Santissimo Sacramento. La manutenzione della cappella è a cura della confraternita del Sacramento, presente in cattedrale dal maggio del lontano1540.
Attraverso una scala posta dinanzi all'Altare maggiore si accede alla cripta che si presenta a grandi arcate con volte a crociera a sesto rialzato rette da basse e tozze colonne. Nella penombra della cripta è possibile ammirare un sarcofago cristiano e mentre sulle pareti sono visibili i resti di affreschi bizantineggianti. Sovrapposta ad un affresco emerge una bella raffigurazione di San Cataldo dipinta forse nel XI secolo che rappresenta il santo vestito da vescovo che indossa un manto rosso ricoperto dal pallium crociato con al dito splendente l'anello vescovile.
Nel duomo è custodito un interessante tesor una crocetta aurea trovata nell'arca di San Cataldo attribuita al VII secolo, un bel crocifisso medioevale in avorio, un evangelario in pergamena, alcuni candelieri a croce in rame dorata e coralli rossi forse di fattura siciliana del XVII secolo nonché diversi reliquari.
la chiesa di San Domenico
La chiesa di S. Domenico Maggiore, detta anche di San Pietro Imperiale, è una costruzione che risale al XI secolo ricostruita poi nel 1302 data che confermerebbe i caratteri architettonici e l'appartenenza al periodo angioino.
La facciata barocca conserva un grandioso portale ogivale con baldacchino a sesto acuto sormontato da un protiro pensile ed uno splendido rosone. Sul fianco destro, non visibile, vi è un curioso campanile a vela con arco ogivale.
L'interno si presenta a croce latina con unica navata, la cupola poggia su quattro archi leggermente ogivali e l'abside è quadrata con volte a crociera . La navata era adorna con un soffitto ligneo dipinto da Carlo Martinelli nel 1717 andato distrutto in un incendio nel 1965 .La cupola, imponente in altezza di forma circolare e poggiante su un tamburo a pianta ottagonale, ha un importante effetto sul profilo della città vecchia.
Ritornando all'interno sul fianco sinistro si aprono alcune cappelle cinquecentesche; la prima di queste cappelle è dedicata alla Vergine del Rosario con paliotto eseguito da Nicola e Francesco Ghetti su disegno dell'artista napoletano Domenico Antonio Vaccaro, l'altare è impreziosito da leggiadre cornici marmoree rococò di gusto vaccariano racchiudenti scene sui "Misteri", con al centro una tela raffigurante la Madonna del Rosario. La cappella appartiene alla confraternita del Rosario e da questa, a partire dal 1701, fu adornata di marmi e pitture. La seconda cappella è dedicata a S. Filomena ed è l'unica che non appartiene ad alcuna confraternita, l'altare in marmi policromi riporta al centro una tela raffigurante S. Tommaso. La terza cappella è dedicata al nome di Dio ed appartiene al omonima confraternita .La quarta ed ultima cappella è oggi dedicata alla Madonna Addolorata mentre in origine era dedicata a S. Domenico. Lo stile barocco raggiunge, in questa cappella, vertici altissimi grazie all'opera attribuita ad Ambrogio Martinelli .L'icona dietro l'altare è composta da sei colonne a tortiglione, con al centro una nicchia contenente la statua dell'Addolorata .L'altare rivestito di marmi policromi, costruito nel 1861, custodisce nel basamento una nicchia contenente la statua di Gesù morto.
altre chiese
Il tempio di San Giuseppe, costruito nel 1640, fu completamente ristrutturato nella facciata esterna durante i restauri del 1934. La chiesa di Monte Oliveto, piuttosto grande con ampia facciata costruita intorno al 1653,, é tra le più grandi della città. L’edificio a croce greca si conclude con una grande cupola ed è ricca di molte opere tra cui diverse statue in cartapesta che raffigurano santi della compagnia di Gesù. Il seminario tarantino fu inaugurato il primo luglio del 1568 alla presenza dell'arcivescovo Colonna; notevole il portale in marmo bianco voluto dall'arcivescovo Mastrilli e la volta della cappella decorata da stucchi di gusto classicheggiante voluta dall'arcivescovo Mazzella. La chiesa della Madonna del Carmine, con l'annesso convento, sorse tra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento in una zona lontana dall'abitato denominata "Li Lazzari" zona che deve il nome alla possibile presenza di un lazzaretto documentato a partire dal XIV secolo .La chiesa nel corso del tempo ha subito qualche modifica ed oggi si presenta ad unica navata a croce latina con cupola posta all'incrocio dei due bracci .L'antica facciata venne sostituita nel 1937 da una pesante opera che ha snaturalizzato tutto l'impianto. Tra le suppellettili sacre va ricordato un quadro con la "Vergine" esposto sull'altare maggiore, mentre fortemente legato alla tradizione popolare è il rocchio di una colonna esposto in una cappelletta nel fianco destro della chiesa; la tradizione vuole che su quella colonna abbia celebrato l'apostolo Pietro.
Extra Moenia [fuori dalle mura]
Fuori dall'abitato sulla strada statale si trova la masseria Giustizia che incorpora i resti dell'antica abbazia di S. Maria della Giustizia ricostruita nel XVI secolo su quello che rimaneva di un santuario basiliano .La facciata è impreziosita da un portale ogivale sormontato da un baldacchin in questo sacro luogo, secondo la tradizione, si raccoglievano in preghiera i crociati prima di partire per i loro viaggi in terra santa. Nelle vicinanze di Taranto esistono, inoltre, interessanti cripte. Segnaliamo quella di S. Onofrio dove, ancora oggi, si conservano affreschi bizantini. Altra bella cripta si trova sulla statale per Lecce ed è dedicata al Redentore risale al XII secolo e conserva tracce di affreschi.
il ponte girevole
Il ponte girevole sorge sul canale navigabile tagliato attraverso l'istmo nel 1481 per isolare la città minacciata dalla furia dei turchi invasori .Il canale lungo quattrocento metri e largo settantatré costituisce la principale via di comunicazione fra il mar grande ed il mar piccolo. Il ponte girevole costruito una prima volta nel 1886 e rifatto nel 1958 misura circa ottantasei metri di lunghezza e sette di larghezza si eleva a dodici metri dal mare. Azionato da motori elettrici si apre per consentire il passaggio delle navi; l'apertura dura due minuti e mezzo e normalmente avviene più volte al giorno. Nelle vicinanze si può visitare villa Peripato vasto e bellissimo giardino pubblico ricco di palme e di pini da dove si può ammirare un incantevole panorama del mar piccolo.
il museo degli ori
Il museo nazionale di Taranto è uno dei più giovani musei italiani, ma si può considerare uno dei maggiori dell'Italia meridionale e certamente il più importante museo della Magna Grecia. Il nucleo principale delle sue raccolte è costituito dai ritrovamenti archeologici avvenuti a Taranto, ritrovamenti che in città si susseguono di continuo. Particolarmente interessanti sono le raccolte di statuine in terracotta, ceramiche, oreficerie. Interessante della sezione preistorica quella topografica relativa alle civiltà indigene dell' Apulia antica con vasi provenienti in particolare dalla penisola salentina fra cui abbondano le classiche "trozzelle". Per quel che riguarda i ritrovamenti fatti in città interessante la vasta necropoli ritrovata nella città nuova; la necropoli è uscita fuori quasi per caso in occasione dell’ inizio degli scavi delle fondamenta di palazzi. La maggior parte del materiale è costituita da terrecotte antiche del VII e VI secolo a.C. provenienti da Corinto mentre le più importanti e rare sono quelle Laconiche provenienti da Sparta. Importate una coppa raffigurante Giove con un aquila. Tra gli oggetti preziosi ci sono diademi a lamina oro imitanti foglie di alloro o di quercia, collanine, bracciali e orecchini. In città sono stati ritrovati, inoltre, oggetti sacri provenienti da vari santuari .E’ stata ritrovata una grande scultura rappresentata da una testa femminile probabilmente Afrodite un pezzo greco originale appartenente alla scuola di Prassitele della seconda metà del IV secolo a.C.. La sezione preistorica da poco ampliata contiene materiale del Paleolitico con utensili ritrovati a Loreto e Venosa costituiti da asce, da amigdaloidi (a forma di mandorla ) e da altri vari oggetti in pietra rinvenuti nella grotta Romanelli di Castro.
Taranto tradizioni patrono
Santo protettore di Taranto è San Cataldo vescovo di Rachau paese della lontana Irlanda. Prima monaco, poi abate e quindi vescovo morì a Taranto proveniente da un pellegrinaggio in terra santa. Sepolto in cattedrale fu dimenticato per qualche secolo e poi ritrovato nel 1094, durante dei lavori di ricostruzione della chiesa rasa al suolo dai saraceni insieme al resto della città.Questa scoperta fece decollare il culto per San Cataldo un santo venuto dal mare in una città che vive per il mare.
Cataldo, pellegrino in tutta Europa, decide di far visita alla terra santa e, imbarcatosi a Brindisi, attraversa il mare, rende omaggio ai luoghi della cristianità e nel viaggio di ritorno, come un segno divino e di predestinazione, una voce ricorrente l’insegue “Taranto ti aspetta”. La sua nave fa naufragio sulle coste salentine e riprendendo il cammino attraverso strade polverose va verso la città che lo chiama sempre più insistentemente. Cataldo trova una città distrutta, vessata dalle angherie degli incursori. Soccorre con amore, aiuta, conforta, si industria in varie maniere e compie i primi miracoli. Il primo è quello fatto ad un piccolo abitante di Taranto al quale restituisce la vista. In seguito l’elenco s’allunga: la resurrezione di un muratore, la guarigione di un cieco e di una pastorella muta ed ancora la risurrezione di un bambino.
I festeggiamenti al santo patrono si svolgono ogni anno dall’8 al 10 maggio e culminano con la processione a mare (la statua situata su una imbarcazione viene portata a fare il giro della rada del mar grande) in occasione della quale c’è il rituale chiamato ”u pregge” (il pregio) cioè la statua del Santo, custodita nel duomo, viene consegnata al sindaco perché possa essere portata in processione ed adorata dai fedeli.
altri riti religiosi
Ugualmente sentita in città è la festa dell’Immacolata la quale divenne compatrona della città nel settecento quando si pensò che, grazie alla sua intercessione, Taranto si salvò da due terribili terremoti quelli del 1701 e del 1734.
Altro momento topico dal punto di vista religioso per la città è la processione dei misteri il venerdì che precede la Pasqua, con grande partecipazione di gente proveniente da ogni luogo.
autore: <Raimondo Rodia> |