| Galatina basilica di S. Caterina d'Alessandria cenni storici
La costruzione della basilica di Santa Caterina risale al 1369 (e non ad un’epoca successiva come qualcuno sostiene in alcuni testi di storia locale) come si può rilevare da una epigrafe presente all’interno dell’edificio dell’ospedale vecchio in via Pietro Siciliani. La chiesa è stata voluta, unitamente alla costruzione dell’ospedale e del convento, da parte di Raimondo Orsini Del Balzo.
Questi, conosciuto meglio nella storia con il nomignolo di Raimondello per distinguerlo dallo zio Raimondo Del Balzo già feudatario della contea di Soleto e Galatina, volle aggiungere al suo cognome originario Orsini quello dei Del Balzo sia per affetto verso la madre sia per ringraziare lo zio che gli aveva preservato la contea che il padre, invece, voleva assegnare al primogenito Roberto.
L’ambizioso Raimondello, pur essendo un cadetto, era andata a guadagnarsi onore e gloria in oriente combattendo contro gli infedeli. Tornato in patria con un forte contingente di cavalieri decisi a tutto prese possesso della contea e decise di far costruire una chiesa come quella che aveva visto sul monte Sinai dedicata a Santa Caterina da Alessandria.
La chiesa fu consacrata nel 1391 come si evince dalla iscrizione esistente sul portalino d’ingresso di sinistra dell’edificio e fu affidata all’ordine dei Frati Minori Francescani di osservanza bosniaca i quali,i quali ancora oggi reggono le sorti della chiesa e del convento tranne un breve periodo dal 1494 al 1507 durante il quale ci fu l’ordine degli Olivetani.
Nel 1404 la chiesa, con bolla pontificia del papa Bonifacio IX (Pietro Tomacelli di Casaranello), fu svincolata dalla diocesi vescovile di Otranto e fu posta sotto la diretta giurisdizione papale.
Un ruolo importante per la chiesa di Santa Caterina fu recitato da Maria D’Enghien, moglie di Raimondello, la quale fu la committente degli affreschi, tutt’ora visibili, realizzati tra il 1417 ed il 1446 anno della sua morte.
Fu infatti in quel periodo che Maria D’Enghien, divenuta vedova per la seconda volta dopo la morte del primo marito Raimondello e del secondo Ladislao di Durazzo, re di Napoli, volle sostituire i vecchi affreschi con quelli che ancora oggi sono visibili e che richiamano la storia e le vicissitudini della famiglia Orsini Del Balzo. autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Bruno De_Riccardis> |