La storia del Salento è documentata da numerosi ritrovamenti archeologici.
La Grotta Romanelli (che ha dato il nome al piano geologico Romanelliano) è conosciuta per le importanti stratificazioni geologiche contenenti resti animali che vanno dal pinguino boreale alle ossa di elefante, ippopotamo e rinoceronte. La Grotta dei Cervi a Porto Badisco (mitico approdo di Enea) è conosciuta per i disegni parietali fatti con ocra e guano di pipistrello. Ci sono inoltre le Grotte del Ciolo, le Grotte marine di Leuca, la Grotta della Zinzulusa (con specie animali classificate solo qui), la Grotta delle Veneri (così chiamata per il ritrovamento di due manufatti che rappresentano la prima forma d'arte dell'uomo primitivo), ed infine le grotte che si aprono nello stupendo scenario della Baia di Uluzzo (che ha dato il nome al piano geologico Uluzziano).
A Ostuni è stata ritrovata Delia, la più antica madre che conserva resti di un feto a termine. Risalenti a quasi 25.000 anni fa, sono gli unici consanguinei noti nel Paleolitico dell’intera storia umana. I ritrovamenti messapici di Alezio, Cavallino, Egnatia, Manduria, Roca, Rudiae, Ugento, Vaste e Vereto sono ricchi di necropoli, ninfei, chiese paleocristiane, ipogei, templi, mura e vasellame.
Del periodo romano sono notevoli l'anfiteatro romano e il teatro romano a Lecce, ceppi epigrafi e colonne monolitiche nel resto della regione salentina.
Gli enigmatici dolmen, parola celtica composta da dol (tavola) e men (pietra) proprio per la loro forma, sono sparsi un po' ovunque. C'è chi afferma che sono monumenti funebri, chi pensa che venissero usati per i sacrifici; l'entrata del dolmen è posta ad est, che per gli uomini primitivi era il punto cardinale più importante essendo il punto dove ogni mattina sorge il sole, astro importante per la vita del nostro pianeta e considerato al pari di un dio in molte religioni antiche.
Ancora più misteriosi sono i menhir, sempre dal celtico men (pietra) ed hir (fitta o lunga). Anche questi megaliti, dalla forma fallica, segnano in molti casi il passare delle stagioni mentre alcuni fungono da grosse meridiane. come per il dolmen, anche nei menhir le facce più larghe sono orientate est-ovest.
Le specchie sono grossi cumuli di pietra che formavano delle vere e proprie torri di avvistamento nei luoghi più alti del territorio.
Nel Salento leccese esiste un altro megalite: il nemanthol (pietra forata). Un esemplare è posto al centro della chiesa di San Vito, una chiesina di campagna a Calimera, dove a pasquetta si svolge il rito propiziatorio legato alla fertilità: l'attraversamento della pietra forata.
Nel Salento leccese esistono costruzioni antiche in pietra a secco con base circolare che si rifanno direttamente ai tholos greci. Diversi invece sono i trulli di Alberobello, conosciuti in tutto il mondo, a base quadrata o rettangolare.
Le/i
- pajare, paiare (plurale di pajara, paiara, pajaru, paiaru)
- pagghiare (plurale di pagghiara, pagghiaru)
- pajaruni, paiaruni (plurale di pajaroni, paiaroni)
e i furnieddhi (plurale di furnieddhu) sono una sorta di costruzione fatta con pietre a secco ravvicinabile nel bacino del Mediterraneo ai nuraghi sardi; servivano al contadino come ricovero o magazzino degli attrezzi.
I massi della Vecchia sono enormi massi posti nella campagna fra Minervino e Palmariggi legati al ritrovamento di mitiche acchiature (tesori nascosti) ed a miti e leggende greche legate ad Ercoleche ha lasciato l'enorme piede impresso nella roccia.
autore: <Raimondo Rodia> |