| Acquarica del Capo arte e architettura
Al centro dell’abitato sorge il castello di pianta quadrangolare fatto costruire nel periodo normanno dal feudatario Bonsecolo e ristrutturato successivamente da Giovanni Antonio Orsini Del Balzo tra il 1432 ed il 1445. Sicuramente di quel periodo è l’unica delle quattro torri circolari ora rimaste. Le torri erano poste agli spigoli del quadrilatero, con una base scarpata ed un cordone marcapiano che divide il piano superiore da quello inferiore. Questa torre rappresenta un prototipo di quelle che poi verranno erette dopo la caduta di Otranto del 1480, contro le nuove armi da fuoco.
Risale al XVII secolo la chiesa dedicata al Santo patrono S. Carlo Borromeo autore di un evento miracoloso, la guarigione del barone Fabrizio Guarino.
Fuori dall’abitato c’è la chiesa di S. Maria dei Pannelli a navata unica con dipinti murali del XIII e XIV secolo, con vicino una cripta alla base della torre della masseria Celsorizzo. Al confine del feudo, verso Gemini, si trova la chiesa dell’Assunta conosciuta come Madonna di Pompignano unico reperto rimasto del casale di Pompignano ormai scomparso. All’interno vi sono dipinti risalenti al XVI e XVIII secolo; significativo quello dedicato alla Madonna dell’Assunta risalente al XIX secolo. Celsorizzo
Il complesso della masseria di Celsorizzo, sorto nel posto dove vi era il casale di Cicivizzo, è formato da una torre di avvistamento e da una torre colombaia di forma circolare in evidente stato di abbandono che formano un unicum nella zona. Alla base della torre quadrangolare vi è una cripta con affreschi di santi orientali di chiaro gusto bizantino scoperti da Michel Berger e Andre Jacob noti studiosi internazionali. artigianato
Acquarica del Capo è posta in una valle tra la serra di Pozzo Mauro e la serra del Cianci ed è famosa per essere il paese degli “spurtari”, (costruttori di sporte o canestri di giunco), infatti l’artigianato locale produce questi contenitori sfruttando la materia prima che cresceva nelle malsane paludi che circondavano il paese. I giunchi, una volta raccolti, subiscono una bollitura e una zolfatura che danno elasticità e resistenza caratteristiche che sono indispensabili per la loro lavorazione. Questi eccezionali artigiani che intrecciano i giunchi di palude per farne degli oggetti di fattura straordinaria furono premiati all’esposizione internazionale di Vienna del 1873. autore: <Raimondo Rodia> impaginazione: <Clicca qui per contattare">Bruno De_Riccardis> |