Maestri perché?
Non ho potuto fare a meno di notare che qualsiasi testimonianza che provenga da entità evolute gira attorno ai fotogramma più vicini all’essere umano senza entrare nei particolari. Ci sono cose che sono vicine a noi, ma non sono menzionate, vuoi perché sta all’essere umano a scoprirle, vuoi che non possono specificarlo, ma il fatto stesso che parlano di logica, ci porta a comprendere che tutte le successioni che si mettono a posto con il vedere la vita scorrere le ritroviamo in noi in un’analisi sempre più profonda. Quindi se questo è stato il loro compito e cioè quello di abituare la nostra mente a fare l’esercizio di logica, allora posso capire, ma quello che non riesco a comprendere è il perché cominciare dall’Assoluto anziché cominciare dalle cose quotidiane. Perché dirci la perfezione del Tutto -Uno – Assoluto quando non siamo ancora arrivati all’equilibrio del nostro intimo, il gioco dei contrari? Vuoi vedere che parlandoci così parlano alla profondità dell’essere nostro che si rispecchia in quella scintilla Divina che è cosi difficile per l’essere umano comprendere, e che rivolgendosi a questa, ci sia un risveglio della nostra coscienza? Ora, è pur vero che con una logica cosi grande, l’essere umano può sentirsi teoricamente, parte di un equilibrio troppo perfetto e che se non ha ancora riscoperto qualcosa da poter collegare con il suo vissuto, non potrà mai partire da ciò che gli si viene dispiegato, addirittura con un collegamento di tale dimensione, se cosi facesse diventerebbe fede pura e non ragionata. Quindi, credo che qualsiasi cosa l’essere umano possa comprendere debba per lo meno collegarlo con una suo parte già chiarificata con se stesso. Torniamo sempre li, che l’essere umano non sappi ancora di appartenere a tale equilibrio e per tanto non si sofferma in ciò che gli viene detto, anche se tutto quello che gli viene detto va a fare parte del suo inconscio e che, visto che per tutti quella è la strada, se è vero che esiste questa successione, prima o poi da li deve passare, se ci mettiamo nei panni di chi voglia entrare nell’intimo del suo simile per aiutarlo a comprendere, è cosa ardua far questo collocamento, perché, chi sta soffrendo non conosce ragione se non quella di porre fine alla sua sofferenza, e trovare la parola giusta, il tono giusto e il momento giusto, può portare a questo essere che prova ad aiutare il suo simile, alla solitudine, che non entra nella logica perfetta della non contraddizione. Come si può chiedere, a chi desidera aiutare il suo simile, di tacere ? per tacere deve avere altri argomenti che vanno altre la parola, e quali sono? Quale altro linguaggio ci potrà mai essere per entrare nell’intimo del simile che lo possa portare a comprendere con la sua volontà?forse lo stesso linguaggio che si è usati per se stessi? Ma quel linguaggio è mentale e quindi supera l’elementare uso della parola e va là dove il sentimento prende forma o addirittura va alla mente, quindi ci si suggerisce di avere un contatto mentale con il nostro simile, può essere, questo porta a non sottovalutarlo e amplifica le sue ricerche. In questo ci si può riconoscere il proprio percorso, e se è uguale per tutti, così sarà. A pensarci bene, solo cosi si aiuta, di più, il prossimo, dandogli l’ultima parola, tratta dal silenzio di chi gli tende una mano. Il discorso più bello e più denso, esprime con il silenzio il suo senso? Questo è per una meta molto evoluta, ma per i primi passi si deve dare forma con la parola al concetto del collegare, e cioè, mostrare il movimento e vedere, assieme al prossimo, gli sviluppi che portano alla successione del collegamento che allora diventerebbero collegamenti, che alla fine ci si accorge come la vita trascorra sotto i nostri occhi. A questo punto ci possiamo permettere di osservare il silenzio, ma sta di fatto che quando ti viene chiesta una cosa si risponde in verità e non con il silenzio, perché questo? Perché la domanda è il primo passo per cercare di camminare da soli, e con le altre domande ci si fa una propria logica che è sempre soggettiva ma più oggettiva di quella precedente. Non possiamo pensare che la parola vada bene solo per un simile, ma per tutti, anche perché se ci fossero più persone che comunicherebbero con la mente, non saremo qui a valutare quanto la parola deve venir meno, ma a chiederci quando il pensiero debba venir meno, in questo vi si legge che c’é silenzio e silenzio, tutto dipende, primo dall’evoluzione di se stessi e poi da chi ci è innanzi, ma principalmente da noi stessi. Ora, valutiamo quanto abbiamo detto in ultima riga, e cioè che dipende da noi stessi il linguaggio da usare con il nostro simile che è innanzi a noi, questo ci riporta a comprendere che tutto quanto è stato detto fino ad ora è fine a se stesso? E perché? Diciamo ha il fine di cercare l’equilibrio in noi e di vagliare come poterne parlare con il nostro simile, che non sia questo il segreto? Far sì che il dialoga sia smosso da chi ci sta chiedendo aiuto? Allora questo non è un fine, ma un dialogo, è una logica che si esprime nei sentire più profondi dell’Assoluto, il dialogare per raggiungere un’intesa che torni alla logica di entrambi vuole dire non porsi limiti nel comprendere e quindi il fine non finito e ancora la successione di ciò che si ricerca finche non si arriva alla fine della ruota delle nasciti e delle morti. Ora sì, che possiamo comprendere il silenzio e ciò che potrebbe significare nell’intimo nostro, mo con i simili il silenzio se è raggiunto con il dialogo, a qualsiasi livello, non si può chiamare silenzio, anche perché, sono coscienze a confronto, e non è una che cerca con il suo spirito guida i suoi perché ma diventano i loro perché. Qui ora cerchiamo di fare un attimo d’ordine, e cerchiamo di comprendere cosa sia realmente il silenzio, dicesi silenzio quell’espressione che indica non parole, non sentire rumore, il silenzio, ma se entriamo nel pensiero, poco vi è di quel silenzio che la parola stessa vuole significare. Andiamo a provare di metterci nei panni di chi è trapassato, egli di certo non conosce il silenzio se deve ordinare la sua logica rivedendo l’ultima vita trascorsa, andiamo ancor di più nell’evoluto, coscienza cosmica, egli non è che sia in silenzio se è coscienza cosmica e se è il massimo Sentire di Coscienza Cosmo, Egli non è nel silenzio totale poiché sente e in qualche modo vibra, tutto fuori dal silenzio totale. Vogliamo esagerare? Esageriamo, solo per comprendere il silenzio dove comincia e se comincia, COSCIENZA ASSOLUTA, SENTIRE ASSOLUTO, TUTTO – UNO –ASSOLUTO, in questa condizione si sente tutti i cosmi, tutto quanto esiste e tutto quanto esiste per esistere deve essere sentito, ecco come IL SILENZIO NON ESISTE. Esiste un Manifestato e un non Manifestato, ma nessuno è nel silenzio poiché tutto E ’, di conseguenza solo il caso può essere residente nel silenzio e per tanto non esistere. Tornando alle entità che non hanno parlato dei fotogrammi più vicini all’essere umano, perché c’è gia qualcuno che lo sta facendo e se si ascolta lo si sente, è il TUTTO CHE PARLA DI NOI. ECCO IL PERCHE’ MAESTRI! di isaefrenk
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