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Ayumi Fujii, oriente "nostrano"
°S OL LEVANTE°
il meglio delle vecchia Napoli
i nostri costumi del bel canto
Profonda vocalità, afflati di peschi e mandorle, e i nostri ricordi rinchiusi nei bunker dell’era digitale. Dal Giappone, il soprano Ayumi Fujii emana gli echi della musica nostrana, incontaminata, quella che alle origini era prerogativa di Caruso e storici cantanti affini. Otto commoventi tracce, che partono dall’indimenticabile "I’ te vurria vasà" per "scomodare" addirittura le arie verdiane della "Traviata". Non più "Violetta" ma "Fior di Loto"? Così si evince, dall’interpretazione orientaleggiante dei brani, dagli sfioramenti leggeri, dalle arpe sostituenti le chitarre. Esplosiva in "O’ sole mio", da un paese lontano viene portato a galla quel che è da tempo ignorato e sottovalutato. Una passione tutta italiana che tradisce le origini solo per qualche perdonabile pecca nella pronuncia, l’ugola spalancata sulle nostre tradizioni, commovente in "Ninna Nanna", dirompente in "Cesarè". Meritevole.
Susanan Remedi |