Mostra Personale
Anna Maria Ballarati
Centro Congressi
inaugurazione 28.09.2005
La pittura-non pittura di Anna Maria Ballarati si avvale della tecnica informale, attraverso la mise en pages di oggetti materici (sassolini, sugheri, paillettes colorate), estranei alla realtà oggettiva, con lo scopo facilmente deducibile di sostituire, alla rappresentazione di realtà, la realtà stessa. Senonché l’artista, pur prediligendo una visione dell’arte intesa come intervento e come parvenza mimetica, atteso l’inserimento degli elementi eterocliti, in effetti invita il riguardante dell’opera alla contemplazione, visiva e plastica, sia dell’immagine dipinta che degli oggetti presi dalla realtà. Con la conseguenza che l’artista realizza un risultato fantastico, perché fondato sull’emozionalità dell’osservatore, coinvolto dalle forze concorrenti tra realtà e fantasia, tra materia ed emozione, espresse dall’opera. In verità Anna Maria Ballarati dimostra che l’espressione è tesa non tanto ad evidenziare una mera rappresentatività, ma piuttosto a tramutare l’azione dell’intervento materico in una sensazione, in una spinta soggettiva, tesa a trascendere l’oggetto, invitando lo spettatore ad “abbandonarsi” all’opera d’arte -come aveva avvertito Boccioni- non ad impadronirsi della stessa con la logica e la propria cognizione culturale. Solo con la sensazione, non con l’ottica, si salvaguardano -insieme all’emozione plastica- i valori creativi autonomi dell’artista, che Papini nella polemica con Boccioni su “Lacerba” temeva che potessero disperdersi. Infatti lo scrittore Papini, definito in quell’occasione dal pittore Boccioni “spiritaccio loico”, non accettava che si sostituissero, “alla trasformazione lirica o razionale delle cose, le cose stesse”. Ma la risposta di Boccioni confermerà che l’intervento dei materiali non era una sostituzione o una descrizione, bensì un incremento di ordine plastico, ossia visivo, dal momento che, appena gli oggetti fanno parte dell’opera, “l’ufficio lirico in cui esso viene chiamato, la sua posizione, le sue dimensioni, il contrasto che suscita, ne trasformeranno l’anonimo oggettivo e l’incamminano a divenire elemento elaborato”. Invero l’intervento materico di Ballarati sulla chioma (motivo libertyario) dell’albero reiterato nella sua informalità, è diretto a confermare che “l’ufficio lirico” è preminente rispetto al richiamo naturalistico o ai frammenti della realtà. Per cui l’opera attesa che gli elementi materici sono stati tramutati in segnali “rielaborati”, in definitiva in motivi decorativi, perché intessuti nella partitura pittorica informe come un ricamo lirico. Pertanto l’intervento polimaterico, tramutando l’ambiente in un campo spaziale emotivo, viene offerto alle molteplici sensazioni di coloro che guardano il segno evocatore, a confermare che la visione è bivalente, perché fatto concreto esterno ed emozione astratta interna.
Luigi Tallarico (Critico D’Arte) |