Nei casi clinici in cui la ptosi mammaria è associata ad ipotrofia ghiandolare marcata, con l’intervento di mastopessi, mediante adeguato riposizionamento del parenchima ghiandolare, otteniamo mammelle di buona forma e consistenza. L’effetto della ridistribuzione volumetrica, però, produce mammelle proiettate ma con basi più piccole, con il relativo effetto non solo ottico di un volume ridotto; ciò può essere motivo di insoddisfazione per le pazienti.
E’ quindi opportuno, già durante l’esame obiettivo, valutare insieme alla paziente il grado di discrepanza cute/ghiandola ( contenente/contenuto ) e l’eventuale necessità di inserimento di una protesi, per ottenere un volume a lei più congeniale.
I vantaggi dell’introduzione della protesi sono rappresentati oltre che dall’aumento volumetrico e della consistenza mammaria, anche da una minor quantità di cute da asportare e quindi da cicatrici più corte. Gli svantaggi, invece, sono correlati direttamente alla presenza delle protesi ed alle eventuali problematiche e complicanze legate ad esse ( contrazione capsulare, dislocazione, ecc.), che oggi, sia pur ridotte, devono essere sempre prese in considerazione.
La nostra condotta in questi casi è quella di associare alla mastopessi semplice l’inserimento protesico , orientando le pazienti verso volumi non grandi, compatibili con un buon risultato. In questo modo abbiamo la possibilità di offrire all’impianto una maggiore copertura, anche ruotando opportunamente lembi ghiandolari, al fine di ridurre l’evidenza di possibili problematiche correlate alla protesi stessa.
Al chirurgo spetta la scelta del tipo di protesi e della loggia , sottoghiandolare, sottomuscolare o mista. In presenza di una buon trofismo tissutale la loggia sottoghiandolare coniuga semplicità e naturalezza del risultato. Nei casi in cui la copertura tissutale è scarsa, la nostra scelta attuale è quella di confezionare una loggia mista per offrire all’impianto protesico una valida copertura muscolo-ghiandolare dei quadranti supero-esterni, proprio dove spesso adipe e ghiandola sono poco rappresentati. Inoltre, disinserimento e sezione del muscolo pettorale evitano inconvenienti come la migrazione della protesi verso l’alto per effetto della contrazione muscolare, complicanza non rara della loggia sottomuscolare .
In definitiva, nella pratica clinica pur preferendo trattare la ptosi mammaria con la mastopessi semplice, riteniamo che, in casi selezionati, associare a quest’ultima l’impianto protesico sia una valida strategia chirurgica.
Dott. Claudio Bernardi
Chirurgia Plastica
Roma
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