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OSTIGLIA: Scarpati interpreta Cechov
“La felicità non esiste, possiamo solo aspettarla, desiderarla… bisogna vivere!”. Così un indimenticabile Giulio Scarpati personificando Cechov giovedì 15 dicembre nel Teatro Sociale di Ostiglia, nell’epilogo di “Una storia d’amore” ha lanciato il suo “carpe diem”, come inno alla vita contro la morte. Una platea gremita da oltre 400 spettatori ha applaudito la pièce cucita su misura da François Nocher, sugli ultimi sei anni di vita del grande scrittore russo. Infatti amore e teatro incrociano e dividono dal 1898 al 2 luglio 1904 Anton Cechov e l’attrice Olga Knipper (interpretata da un’insuperabile Lorenza Indovina), mentre tra le briciole del grande turbillon teatrale russo di Stanislavskij e l’ombra della malattia si consuma un desiderio tutto umano -al ritmo di 70 epistole all’anno-, che insegue l’illusione di felicità pur nel dolore della separazione. L’ultimo grande Cechov de “Il gabbiano”, “Zio Vanja”,”Le tre sorelle” e “Il giardino dei ciliegi” corroso dalla tisi e dalla passione rappresenta la sofferenza così com’è, ma parla già di fine del realismo. I nostri applausi d’inchiostro non potevano non raggiungere l’affascinate barbuto Giulio Scarpati. Anche lei come Cechov ha una lunga storia d’amore con il teatro, ben 28 anni, e dunque si identifica con lui?” Il teatro è una passione che una volta che ti prende non ti lascia più, mi è piaciuto raccontare il percorso che l’autore prende dall’esistenza, come riscrive le cose, il teatro come amore della sua vita.C’è il rispetto per la sua compagna e per il suo lavoro, è un segno di modernità,non le chiede di lasciare il lavoro anche se siamo ai primi del ‘900”.Lei come il suo personaggio ritiene che la felicità si può solo aspettare,sognare o amore in questa pièce significa vita contro la morte? “La felicità si può solo aspettare, nella vita uno coglie la felicità a momenti, la felicità non è statica ma è un concetto in evoluzione”Aver fatto la gavetta in teatro con opere di Goldoni, Goethe e Diderot ha fatto di lei un attore più completo? “Sì il teatro è la base dalla quale non puoi prescindere”. Vincere il David di Donatello nel ‘94 ha cambiato la sua vita o l’ha fatto più Lele Martini dal ’98 in poi? “Nella mia coscienza più profonda so che il David è stato un bel riconoscimento, ma non posso non pensare che la sitcom di “Un medico in famiglia” non ha cambiato la mia vita, mi ha regalato la popolarità”. Quando la rivedremo sul piccolo e sul grande schermo? “Questa è una vacanza teatrale per ricaricarmi, mi rivedrete con “Monsignor Di Liegro nei primi mesi del 2006. Sono molto contento in quanto il regista è lo stesso con il quale girai “Il giudice ragazzino””. Insegnare recitazione è un passione o una missione per lei? “Passione e missione sono termini vicini, nascono da sentimenti profondi, forti e assoluti, mi piace orientare i ragazzi che cercano certezze”.Il critico Nicola Chiaromonte diceva che la novità del teatro moderno consiste nell’aver riportato sulle scene il dramma dell’uomo alle prese con la verità da Ibsen a Ionesco, che ne pensa?” Anche la lezione di Cechov era questa, finalmente il teatro ha raccontato in maniera diretta le cose”.Che genere teatrale predilige? ”Dipende dall’occasione, ma direi tutti”. Un saluto ai lettori,grazie.”Cercate di aiutarci a sostenere il teatro,di farlo vivere con maggior comunicazione perché il grado di civiltà di un paese si misura dal rapporto che ha con la cultura, speriamo che ciò avvenga presto”. Avviciniamo anche la bravissima Lorenza Indovina. Lei è figlia d’arte, il teatro era scritto nel suo DNA dunque! “Sì, anche se ho fatto di tutto per non seguirlo all’inizio”. Condivide la concezione di Cechov di amore e felicità? “Sì, profondamente, mi ha fatto bene lavorare in tale commedia in cui c’è una visione moderna e totale del vivere il presente in piena vitalità, come se ogni giorno fosse l’ultimo in senso positivo…Olga ha vissuto fino a 93 anni con qualche rammarico però!” Lei è una vera addetta ai lavori, ha esordito con grande consenso di pubblico nel ’92 e ha sempre avuto partner importanti da Villaggio in poi? ”Il successo viene e va, in questo ambiente ci sono le mode, per me è stata un successo anche tale serata in cui alcuni spettatori mi hanno aspettato giù dal palco per complimentarsi..”La Tregua è stato il suo capolavoro? ”La Tregua è stato un gran bel film, ma anche altri come “Un amore” di Lavarelli, “Almost blu”..La Tregua mi ha formato, è stato girato in Ucraina, io interpretavo un personaggio muto con Franco Rosi”. Il 2005 l’ha vista impegnata su più fronti e più generi, cosa ha in cantiere ancora? “Ho finito di girare due film: “Basta un niente“ con Gianni Ferreri e un altro per la TV con una storia di mafia, mi vedrete nella prossima serie dei RIS” Che ne pensa del suo partner Scarpati? “E’un compagno di lavoro meraviglioso, umile, collaborativi e sensibile, ciò lo rende un grande attore, è stato veramente una grande scoperta”.
Marilena Buganza
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