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Ostiglia: Mozart emoziona ancora….
Come si spiega la magia e il fascino senza tempo del Requiem di Mozart che da oltre tre secoli emoziona non solo gli ascoltatori ma anche gli esecutori? Questa frase pronunciata dal prof. Giuliano Vicenzi riecheggiava inconfutata nella Sala delle Colonne del Municipio ostigliese, sabato 8 aprile, durante il seminario tematico dedicato al compositore di Salisburgo e al suo capolavoro mai ultimato. Il convegno ha dato le coordinate storico-letterarie-musicali dell’opera grazie a tre relatori d’eccezione: il prof. Bruno Andreolli, il prof.Moreno Piccinini e il prof.Giuliano Vicenzi. Dopo il prologo dell’assessore alla Cultura del Comune ostigliese, prof. Franco Chiavegatti, e l’introduzione del moderatore, dr.Vittorio Leviti presidente della Corale “G.Verdi”, il prof. Bruno Andreolli ha esplicato il Requiem come genere musicale, collocando questo capolavoro quale realtà intermedia, da cui trapela una presunzione di modernità, pur collocandosi nel solco di una tradizione liturgica anteriore ma con una rilettura in chiave profana. Il Requiem è pervaso da una serenità classica, in quanto nel 1791 (anno di nascita dell’opera) Mozart si avvicina allo stile sacro, all’impronta barocca di Hendel e di Bach, rifuggendo le deflagrazioni sonore della tromba e avvalendosi di una logica drammatica misurata e intima in sintonia con “I Sepolcri” di Foscolo. Quindi è stata la volta del prof. Moreno Piccinini che ha illustrato le tonalità letterarie e il sostrato storico-liturgico del Requiem, dall’”abisso alla speranza”. E ha parafrasato la proporzione tra il baratro del peccato e la l’aspettativa della misericordia divina “per visibilia (le cromie simboliche del testo) ad invisibilia (le metafore astratte della spes). Inoltre ha additato alcuni spunti di riflessione: la fragilità della vita umana (l’uomo è una bolla di sapone), il pensiero fuggevole della morte come invito ad amare la vita, la necessità di recuperare l’ars moriendi e il valore catartico ed esiziale della musica. Infine il prof. Giuliano Vicenzi ha curato la contestualizzazione storica del Requiem, evidenziando “il bello” e “il sublime” dell’opera e la traduzione strumentistica della stessa. “Il Requiem, opera di bottega, - ha asseverato il prof.Vicenzi - fu ultimato da Franz Xavier Süssmayr e ciò si avverte particolarmente nel Sanctus, nel Benedictus e nell’Agnus Dei che hanno un’impronta stilistica diversa. E’ una composizione difficile per l’orchestra in quanto gli archi viaggiano in fretta. Ad Ostiglia nella Biblioteca Gareggiati è conservata una partitura originale del Requiem mozartiano datata 1829, che è molto importante, non solo per la datazione anteriore rispetto alle prime edizioni risalenti al 1840, ma anche perché l’editore su indicazione di Süssmayr segnala le parti attribuite a Mozart distinguendole da quelle dell’allievo a lui postumo. A dire il vero il Requiem emoziona sempre anche noi esecutori…”
Marilena Buganza |