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Al centro di Firenze sta, supremo e minaccioso, il Battistero, il “ bel San Giovanni di Dante. Il Battistero è un edificio assolutamente unico, un luogo esemplare, per struttura e funzione: guardarlo comporta una serie di emozioni e di inquietudini che solo a poco a poco si fanno chiare. Quell’edificio ottagonale è di una durezza assoluta, un diamante,: luogo geometrico, è sede di geometria in ogni sua parte con rettangoli chiusi o aperti su semicerchi e quadrati. E’ come infisso nella piazza e sembra che non voglia essere né amato, né ammirato: è intimamente cieco, sa contemplare solo se medesimo.
Se entrate in questo luogo compatto e indifferente , vi trovate in un’unica sala ottagonale, sulla cupola della quale splendono di fredda luce i mosaici bizantini. Il Battistero ha quindi qualcosa di orientale: sulla cupola a spicchi, non tonda, nell’abside sfolgora l’oro impietoso della regalità: e Cristo è una gigantesca figura che governa sulla totalità del mondo: ma il Diavolo è pur sempre una figura reale , di sinistra regalità e si nutre di dannati: l’inferno del Battistero è assolutamente infernale.
Le sue porte dorate, all’esterno, quelle di Andrea Pisano a sud e del Ghiberti, a nord, sembrano voler addolcire l’entità sorda, compatta dell’ottagono. Ma non paiono riuscirci: il Battistero non ha mai espresso approvazione né disapprovazione per le due porte : le ignora. E così il primo tentativo di Andrea Pisano ancora sembra voler trattare con la sua Porta del Paradiso. Ma nessuna intenzione pia in questo nome: Paradiso era il nome della piazzetta che divideva il Battistero dalla chiesa di Santa Reparata – santa siriana, orientale –che occupava il luogo dell’attuale Duomo. Le ultime porte del Ghiberti, invece, non trattano più: sono una ribellione, una fuga splendida e guardano Santa Maria del Fiore che non a caso non ha alcun nesso simbiotico con il Battistero: è un’altra cosa, rappresenta un’altra anima.
Perché a Firenze l’anima del Battistero ha altre corrispondenze, devote alla severità di una geometria fredda e insieme parente dell’angoscia. Il Battistero chiama a sé il Palazzo Medici, ove visse Lorenzo il Magnifico; o il Palazzo Strozzi in via Tornabuoni. O , come suo naturale seguace , il Palazzo Vecchio , con la Loggia dei Lanzi in quella Piazza in cui si arriva sfiorando lo straordinario e inospitale edificio di Orsanmichele.
Palazzo Vecchio è un’altra impresa della geometria del terrore: è un dado duro, fermo da sempre, in una giocata eterna, con la torre che sfregia il cielo. . Tuttavia nella Piazza v’è qualche cosa di altro che spiega il filo che lega il Battistero e il Palazzo, dove si congiungono le loro forze di terrore geometrico e di ottusa sordità: il punto a cui tende questo filo e dove trova sazietà e aspra pace , è la decapitata figura della Medusa, trattenuta per i capelli lunghi e orrendi da Perseo, eroe che uccide con la linea retta della spada.
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