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USHANT DOVE VIVE IL MARE
“E gli uomini vanno a mirare le altezze dei monti e i grossi flutti del mare e le larghe correnti dei fiumi e la distesa dell’oceano e i giri di stelle e abbandonano se stessi…” così asseriva Sant’Agostino, intendendo il viaggio come una specie di porta, di viatico per cercare una via e per uscire dalla propria realtà. Ma il viaggio è pure la dimensione della scoperta e dell’iniziazione e si presenta come un itinerario in cui ci si ritrova ironici complici della propria irrequietezza e del proprio passato e tuttavia di nuovo compos sui. E così è pure in “Ushant” l’ultima fatica letteraria - che mutua il nome dall’isola bretone d’Ouessant - del giornalista-scrittore Enrico Ascari, edita da “Il Fiorino “ di Modena. Questo poliedrico autore della Provincia Modenese (vive infatti nella piccola S.Anna di S.Cesario sul Panaro), già nella redazione della rivista di cultura e viaggi “Eteria”, ha dato alle stampe un romanzo-capolavoro che si legge tutto d’un fiato e che è dedicato proprio al mare. C’è qui il mare quale metafora dell’anima intesa come tempo di in incessante divenire e come metafora di sorgente di vita che anima la natura intera. Sì ci riporta proprio alla mente quella famosa tela di Chagall “Il tempo è un fiume senza rive”. C’è poi il plot di matrice sentimentale che apre e chiude la vicenda e dopo un intrecciarsi di piccole tessere il puzzle riconsegna all’elemento d’acqua la chiave di volta del destino di Alessio, il protagonista che si sente Ulisse e, dopo un combattimento fisico che ricorda quello hemingweiano immortalato ne “Il vecchio e il mare”, si è ritroverà Mosè...”Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, perché il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare”, scriveva Verga ma quelle stesse acque alla fine come quelle del fiume Lete hanno la proprietà di far dimenticare o almeno rasserenare il passato di Alessio. Anche il lettore in questo viaggio interiore dell’anima, troverà come il protagonista una boa e la potrà associare simbolicamente alla conoscenza di sé e ad un barlume di felicità.
Marilena Buganza |