Collina d'Oro Segreta
  Collina d'Oro Segreta
 



Collina d'Oro Segreta



di Sebastiano B. Brocchi

 

Un codice nascosto nelle opere d’arte. Un mistero riaffiorato dal passato. Una pagina segreta della storia ticinese, oggi finalmente svelata.

 

È solo un caso che la collocazione di nove chiese e oratori della Collina d’Oro (regione della Svizzera meridionale) rispecchi con precisione la posizione delle stelle della costellazione del Leone? Ed è solo un caso che, contando oltre a questi nove edifici sacri tutti gli edifici di culto circostanti, e tracciando le strade che li collegano fra loro, appaia sulla mappa il disegno di un leone, fieramente adagiato fra i monti dell’Arbostora e il golfo di Agno? Infine, perché un leone?

 

 

Collina d'Oro Segreta

 

La criniera del Leone è il Sole, il suo muso è Luce. (…) Esso non brilla che allo zénith di una coscienza realmente trasformata

Christian Jacq

 

Molti misteri avvolgono la storia della Collina d’Oro, terra suggestiva e leggendaria, storica e magica, situata ai confini meridionali della Svizzera.

Suggestiva poichè, con il clima mite e il paesaggio verdeggiante, i giardini rigogliosi e i boschi di faggio e castagno, i borghi, i palazzetti e i campanili, le pendici lambite dal lago, ha da sempre ammaliato i poeti e gli artisti, divenendo il soggetto dei loro idilli, l’“Arcadia” delle loro tele. Leggendaria per quel suo nome così enigmatico, che molto probabilmente richiama un’antica favola secondo cui sulla collina sarebbe esistita, nei tempi passati, una grande pietra d’oro purissimo.

Storica perchè, oltre ad essere stata patria di architetti che operarono in tutto il mondo (ed in particolare a Mosca e San Pietroburgo, guadagnandosi le grazie degli Zar) , divenne, anche per il suo essere posta quasi al centro dell’Europa, regione di passaggio o terra d’elezione di grandi personalità della cultura internazionale (basti citare Hermann Hesse, Thomas Mann, Alexandre Benois, Bruno Walter…), e persino luogo di incontro e di cospirazione politica: giungendo alle porte di Certenago, grazioso nucleo settecentesco, ci si trova infatti davanti all’imponente ed elegante villa dei Marchesi de Nobili, che ha ospitato nelle sue stanze alcuni fra i più celebri esponenti del Risorgimento italiano, nomi quali Filippo Caracciolo, Ugo La Malfa, Egidio Reale, oltre a famigliari e amici di Giuseppe Mazzini; nonchè numerosi attivisti e cospiratori nel periodo dell’antifascismo, penso ad Allen Dulles, capo della C.I.A., o al generale britannico John Mac Keffery.

Magica, infine, perchè fra i personaggi che la visitarono vi erano delle personalità legate in qualche modo ad alti gradi della conoscenza esoterica (lo stesso Hermann Hesse sarebbe stato, secondo alcuni, un membro dell’antico Ordine della Rosa+Croce, mentre fra coloro che trovarono ospitalità a Villa de Nobili, è facile riconoscere degli appartenenti o perlomeno dei simpatizzanti della Massoneria) e non da ultimo perchè nell’arte sacra di questa terra sembrano celarsi dei simboli enigmatici, dei progetti segreti. In altre parole, quella che ha tutta l’aria di essere un’antica Via Iniziatica, rimasta occulta fino ai giorni nostri…

 

Fu solo nell’Ottocento che il nome “Collina d’Oro” comparve su un atto ufficiale, e più in particolare su un documento redatto dal partito dei Franchi Liberali. Partito che nel Canton Ticino di due secoli fa, era praticamente un sinonimo di “Massoneria”. E (perchè no?) proprio quegli stessi Liberi Muratori che un tempo edificarono Chiese e Cattedrali del Vecchio Continente potrebbero aver avuto un ruolo rilevante nella scelta del nome “Collina d’Oro”, o perlomeno aver voluto suggellare, con questo atto, un nome di origine orale più antica.

Persino i gonfaloni araldici delle famiglie patrizie della Collina “straripano”, per così dire, di simboli massonici, alchemici e rosacrociani (squadra e compasso, sigillo di Salomone, civetta, albero della vita, scala, leone verde…). Una ricchezza di simboli arcani che si ritrova nei mausolei delle stesse famiglie (ove compaiono effigi dei ben noti strumenti muratori, unitamente a bassorilievi che raffigurano talvolta l’Uroboros, talvolta il Fiore dell’Apocalisse, talvolta la Croce celtica o quella templare, talvolta l’Occhio Onniveggente).

Cosa significa tutto questo? A che scopo un simile dispiego di allegorie, simboli e sottili riferimenti alla dottrina segreta degli ermetisti? E soprattutto, potrebbe questo avere una qualche relazione recondita con quel culto del Sole che sin dalla preistoria sembrerebbe aver avuto nelle regioni insubriche uno dei suoi centri maggiori?

 

Sappiamo che in epoca celtica, numerosi clan europei vennero in contatto con la civiltà egizia. Un contatto che iniziò con la guerra (l’assedio di Abydos, ad esempio) e si concluse con lo scambio culturale. I druidi ricevettero dai sacerdoti egizi una ricca iniziazione misterica, una sapienza che, al loro ritorno in Gallia, tramandarono ai posteri.

Sappiamo anche che alcuni luoghi sacri della Gallia vennero ribattezzati con nomi egizi (come è il caso dei Celti d’Armorica che denominarono Carnac il loro allineamento di menhir in onore del tempio egizio di Karnak). E gli stessi misteri di Tooth, Horus e Amon-Râ si ritrovano, appena velati, nel culto druidico di Theutatis, Lug e Belenos; come quello ad Iside e Nephtis confluisce nella rappresentazione di deità femminili della Gallia (alcune delle quali saranno poi assorbite dal Cristianesimo, basti pensare ad alcune sante o alle celebri “Vergini nere”).

Uno dei principali miti egizi, di origine eliopolitana, racconta che il Sole, nel giorno della creazione, discese sulla collina primordiale, una piccola montagna sorgente dalle acque cosmiche di Nu, e quivi diffuse la vita generando ogni cosa. Il seme vitale del Sole venne simbolizzato dalla pietra Benben, la sacra pietra d’oro conservata nel tempio di Annu (Heliopolis), la pietra piramidale che sarebbe divenuta un importantissimo simbolo massonico, il simbolo dell’Essere Supremo.

Questi miti, ricordiamolo, narravano sì del Luminare celeste, ma anche e soprattutto del Sole interiore, l’Amon-Râ che dimora segretamente in ogni individuo, e che aspetta di essere rivelato grazie all’Iniziazione, il cui compito è proprio quello di penetrare i vari strati che dividiono la coscienza dal Nucleo Aureo. Come afferma il “Corano”, “Dio è luce dei cieli e della terra, e rassomiglia la Sua Luce a una Nicchia, in cui è una Lampada, e la Lampada è in un Cristallo, e il Cristallo è come una Stella lucente (…) È Luce su Luce; e Iddio guida alla Sua Luce chi Egli vuole” (XXIV,35); seguito di pari passo da Angelus Silesius con il suo “Pellegrino Cherubico”: “Dio abita in una luce cui strada non conduce: chi luce non diventa, non lo vede in eterno”…

 

Tornati in patria dopo essere stati iniziati in Egitto, i Celti d’Insubria potrebbero, a rigor di logica, aver riconosciuto nella Collina d’Oro (una piccola montagna che sorge fra le acque del “Lago di Lugano”, cioè il lago del Dio Lug, il lago del Dio Sole) la “prima collina” descritta dai sacerdoti di Heliopolis. E ancora, la leggendaria “pietra d’oro” che sarebbe esistita in Collina in un tempo remoto, potrebbe essere stata nient’altro che il simulacro celtico della sacra pietra Benben, la quale, come sostengono gli egittologi, era con ogni probabilità rivestita interamente d’oro, il metallo del Sole, la “carne degli Dei”.

Anche l’etimologia di “Agra”, nome del villaggio costruito nella parte più alta della Collina, vista in questa prospettiva potrebbe derivare (piuttosto che da “acer” o da “aga”, rispettivamente “acero” o “acqua”, come hanno proposto alcuni) dall’egizio “Akh-Râ”, e significare perciò Luce dell’alba (Agra è infatti il primo villaggio della Collina d’Oro ad essere illuminato dai raggi del Sole al mattino). Una curiosità: la Chiesa di Agra è dedicata a San Tommaso (patrono degli architetti e dei massoni) ove il santo è raffigurato con la squadra e con in mano un progetto…

Il borgo di Noranco, che nel dialetto della regione è chiamato Nuranc, sembrerebbe riunire le tre “parole chiave” della Creazione egizia: Nu, , Ankh. Ossia, in altre parole, il luogo ove dal Nun comparve il Sole, , e da esso la vita, Ankh. E, guardacaso, Noranco-NuRâAnkh si trova proprio alle pendici della Collina d’Oro, quelle pendici ove si compie, simbolicamente, la divisione dell’Ordine dal Chaos, rappresentata dalla separazione della Collina dal lago. Sappiamo che nei templi egizi, soprattutto quelli fedeli alla cosmogonia eliopolitana, venivano realizzati dei laghi artificiali a rappresentanza del Nun. Non meraviglia dunque che la stessa associazione simbolica possa essere avvenuta con un lago “autentico”, come quello di Lugano, peraltro già precedentemente sacro al Dio del Sole.

Molti reperti archeologici rinvenuti nella regione (fra cui alcuni manufatti conservati al museo di Riva San Vitale) si riferiscono proprio al culto del Sole, e se si pensa che (secondo le più moderne ricerche) persino il o i progettisti del tempio megalitico solare di Stonehenge, in Inghilterra, provenivano dalle terre insubriche, questo ci porta a comprendere quanto l’Astro del giorno fosse importante e venerabile per gli abitanti del Cantone Ticino preistorico e celtico.

Ma le tracce di un importante culto tributato al Sole, nel Luganese, non scompaiono definitivamente con il sopraggiungere del Cristianesimo (che pure ha giocato un ruolo fondamentale nella distruzione delle forme religiose ancestrali), e anzi, sembrerebbero essere sopravvissute al Medioevo. Nella Chiesa di St. Abbondio, il cuore liturgico della Collina d’Oro, oltre a due pregevoli meridiane, troviamo un disco solare aureo di epoca barocca, vicino ad un falco (anch’esso d’oro) che richiama molto da vicino l’Horus egizio. La Chiesa stessa, con il suo campanile alto e slanciato, i cipressi e le superfici prative pianeggianti che la circondano, sembra concepita come lo gnomone di un colossale orologio solare. Un’iscrizione, sulla facciata meridionale dell’edificio, sembra darcene conferma: “Mancando il Sol manco anche io”…

Dello stesso periodo, un affresco che raffigura il Sole nella Chiesa di St. Ambrogio a Barbengo. In alcuni edifici sacri della Collina vi è rappresentato persino l’Essere Supremo massonico (simbolo che, ricordiamolo, è un’immagine della pietra Benben, il Seme di ).

 

Ma è prendendo una mappa, o una fotografia che ritrae la Collina d’Oro dall’alto, che molte di queste enigmatiche coincidenze iniziano ad assumere un significato preciso. Evidenziando sulla cartina i diciotto luoghi di culto della regione (tantissimi, per un territorio di così pochi ettari) con i tracciati stradali che li uniscono fra loro (tracciati che non sono variati moltissimo nel corso dei secoli) ci si accorgerà che essi disegnano sul territorio la figura stilizzata di un leone. E questo non è tutto: nove di queste Chiese (la metà esatta di diciotto, con tutti i riferimenti alla numerologia sacra che ciò comporta) ricalcano con precisione altrettante stelle della costellazione Leo (il Leone astrologico).

Il Leone è considerato dalla notte dei tempi un simbolo dell’oro e del Sole. Sacro ad Amon-Râ, esso rappresenta inoltre il guardiano del nostro Tempio Interiore. Simbolizza l’archetipo cristico e il fuoco della vita.

Ma c’è di più. Il Leone, nel linguaggio cifrato degli Alchimisti, rappresenta il processo di purificazione e spiritualizzazione dei metalli grezzi che vengono trasformati in Oro. Esso è perciò un altro nome dell’enigmatica e celata Pietra Filosofale, che è in primo luogo un simbolo di natura interiore. In questa ottica, la via esoterica della Collina d’Oro, improntata alla figura del Leone cosmico, mostra ai viandanti il percorso della Palingenesi ermetica, ossia il pellegrinaggio che conduce alla Luce della Conoscenza iniziatica e alla divinizzazione del Sè.

Le diciotto Chiese, e più in particolare le nove che corrispondono a stelle (le stelle erano un simbolo dei gradini della Scala Mistica, come dimostra il Cammino del Campo delle Stelle, Santiago di Compostela), formano il tracciato di questa via di ricerca dell’Essenza nascosta della Creazione.

Fin dai tempi più antichi, le maggiori confraternite iniziatiche hanno edificato dei templi a immagine del firmamento, per unire la terra alla perfezione della volta celeste. In alcuni Vangeli Apocrifi di Nag Hammadi si fa accenno ad una di queste congregazioni di sapienti, costruttori e architetti, chiamata l’Organizzazione. I suoi principi filosofici si ritrovano anche nel Corpus Hermeticus e nel Picatrix. Anche lo studio della storia della Frammassoneria induce inevitabilmente il ricercatore a spingersi oltre alla data “convenzionale” della sua fondazione, ravvisandone i principi ispiratori nelle corporazioni muratorie e dei charpentiers medievali se non addirittura precedenti.

Le antichissime piramidi di Gizah rispecchiano fedelmente la cintura della costellazione di Orione, i templi di Angkor la costellazione del Drago, alcune Cattedrali francesi dedicate a Nôtre-Dame sembrerebbero la copia terrena della Virgo (Vergine) astrologica, mentre sette abbazie cistercensi sono ispirate, nella loro collocazione, al disegno dell’Orsa Maggiore.

Come in alto così è in basso, e come è in basso così è in alto”, recitano i celebri versi della Tabula Smaragdina di Ermete Trismegisto. Questo ad indicare l’unione degli opposti, il Matrimonio Mistico fra lo Yin e lo Yiang, lo sposalizio fra Urano e Gaia, il Cielo e la Terra.

 

Fu proprio una di queste misteriose confraternite, con ogni probabilità, a guidare di nascosto e sin dal principio lo sviluppo dell’arte sacra nella Collina d’Oro, per quasi novecento anni, dal Medioevo all’Ottocento (secolo in cui terminarono i lavori di edificazione degli edifici di culto). Non a caso, come si è detto, negli armoriali delle famiglie patrizie sono presenti simboli di compagnonaggio o di maestria ermetica. Di maestro in apprendista, come usano fare gli iniziati, il progetto venne tramandato e continuato, fino a quando lo scopo venne raggiunto: la Collina d’Oro era divenuta un riflesso del cielo, un riflesso della costellazione del Leone.

A riprova di tutto questo, la Chiesa e il complesso monumentale che corrisponderebbero alla stella Regulus (il Cuore del Leone), vennero intitolati a St. Abbondio di Como, il quale era noto, anticamente, per aver resuscitato il figlio di un nobile chiamato… Regulus (!). Difficile che possa trattarsi di una semplice coincidenza. Non solo: l’altezza del campanile (40 metri e 50 centimetri), se interpretata esotericamente secondo i principi del DàWah islamico (sistema che si fonda su tutta una tradizione teologica di corrispondenze tra lettere dell’alfabeto, numeri, attributi di Dio, segni zodiacali, ecc., esplicate nella tavola di Jawâhirùl-Khamsah) andrebbe associata al nome Re Luce o Re di Luce (Malik Nûr), nome che indubbiamente richiama il Regulus (lett. “Piccolo Re”), la stella più luminosa del Leone astrologico. Connessione ancor più evidente se pensiamo che l’attributo divino Malik (Re, 40) è legato dai sapienti arabi al quinto segno dello zodiaco, il Leone appunto. Agostino Camuzzi, l’architetto che nell’Ottocento venne incaricato di ridisegnare il campanile di St. Abbondio dopo che la sua guglia era stata distrutta da un fulmine, e a cui dobbiamo, perciò, la scelta di questa particolare altezza (40,50m), visse in un secolo di riscoperta del mondo arabo e dell’Egitto in particolare, e perciò il fatto che possa aver utilizzato una tavola come quella di Jawâhirùl-Khamsah per affidare alle misure del nuovo campanile un messaggio in codice per gli Iniziati non dovrebbe lasciarci perplessi più di quel tanto. Tanto più che sia nel campanile che nel suggestivo palazzo edificato dal Camuzzi nel nucleo storico di Montagnola unendo stile russo e lombardo, numerosi elementi lasciano supporre una vicinanza dell’architetto alla sapienza esoterica e massonica. Basti pensare che, nelle proporzioni geometriche e numeriche del campanile di St. Abbondio, ritroviamo quelle della figura umana, dei sette cieli degli antichi, del Purgatorio dantesco, delle fasi alchemiche.

 

Curiosamente, anche il moderno gonfalone comunale della Collina d’Oro sembra rievocare i misteri esoterici di questa terra, ed in particolare i riferimenti al culto solare e alla sapienza muratoria. Nello stemma, infatti, figura una collina sorgente dalle acque, un disco solare aureo nel cielo sopra il piccolo monte, un sentiero immacolato che si snoda sulla collina, ed infine una squadra scarlatta, nel centro, simbolo per eccellenza della rettificazione del Sè…

 

Il libro “Collina d’Oro Segreta”, di Sebastiano B. Brocchi, cerca di fare luce su alcuni di questi misteri riemersi dal passato, fornendo ai lettori delle chiavi di lettura per meglio comprendere i simboli dell’arte sacra nella loro accezione profonda e mistica.

Proponendo in ogni momento ai suoi fruitori un confronto (e complemento reciproco) fra varie tradizioni sapienziali ed ermeneutiche, questo libro non vuole dare delle risposte certe ai numerosi dubbi e interrogativi suscitati dall’argomento complesso e affascinante della traformazione interiore, bensì mostrare come è possibile dare alle immagini architettoniche, pittoriche e scultoree, un’interpretazione poliedrica e libera dai confini troppo stretti di una singola religione o filosofia. Ognuno, indipendentemente dal suo credo e dalla sua provenienza culturale, può trovare nella via esoterica della Collina d’Oro un sentiero di realizzazione e fioritura spirituale, poichè questo sentiero è stato creato per l’Essere Umano universale…

 

Vuoi saperne di più sulle opere di Sebastiano B. Brocchi? Vai su http://sebastianobrocchi.googlepages.com/, il sito internet ufficiale dello scrittore, ricercatore, filosofo e artista svizzero.

 

 





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