Umberto Eco Dire quasi la stessa cosa
 | Fedeltà e tradimento: un grande intellettuale indaga il tormentato rapporto fra originale e traduzione. Tra le mille strade che si addentrano nello sterminato universo della letteratura, Umberto Eco ha imboccato stavolta un sentiero davvero insolito, un percorso trasversale ricco di insidie e di inaspettate sorprese, fatto di ponti e ardui valichi fra testo e testo: la traduzione. Ovvero, la difficile arte di restituire al lettore il piacere di un testo scritto in un’altra lingua; un’arte fatta di molti compromessi, una vera e propria “negoziazione” fra autore e traduttore. Come sempre accade nei libri di questo geniale semiologo e straordinario scrittore, la trattazione teorica si scioglie in una vera e propria narrazione fitta di divagazioni, citazioni letterarie e aneddoti personali. Perché chi scrive non solo è stato traduttore (di Queneau e Nerval) ma è anche un autore pluritradotto che ha collaborato alle edizioni straniere dei propri romanzi. E ci fa assaporare direttamente l’onda lunga del periodare proustiano e il ritmo di Dante o Leopardi intonato in un’altra lingua; la versione foscoliana di Sterne e le parole di Joyce traduttore di sé stesso. Mille esempi per mostrare come a volte per rendere l’originale sia necessario tradirlo, trasformarlo, abbandonare il senso e seguire il suono… Del resto “se consultate qualsiasi dizionario vedrete che tra i sinonimi di fedeltà non c’è la parola esattezza. Ci sono piuttosto lealtà, onestà, rispetto, pietà”. Come in ogni grande amore.
Umberto Eco, nato ad Alessandria nel 1932, è un semiologo di fama internazionale, oltre che lo scrittore italiano più letto e tradotto nel mondo. Autore di opere epocali di teoria della letteratura come Opera aperta, e di romanzi altrettanto famosi come Il nome della rosa, è uno degli intellettuali di spicco dell’Italia contemporanea.
Edizione Bompiani Pagine 396
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